Per molto tempo, chi sentiva la pancia gonfia, mal di testa o sonnolenza dopo un piatto di pasta o una pizza, ma risultava negativo ai test per la celiachia o l’allergia al grano, è rimasto senza una diagnosi precisa. Queste persone, spesso liquidate con una generica diagnosi di colon irritabile ma anche di stress o ansia, non hanno mai avuto un trattamento dietetico adeguato. La svolta è arrivata tra il 2011 e il 2014, quando, grazie a una serie di conferenze internazionali, è stata ufficialmente identificata dalla comunità scientifica una nuova condizione: Non-celiac Gluten Sensitivity ovvero Sensibilità al Glutine Non Celiaca (SGNC).
È difficile dare una misura precisa di quanto la SGNC sia diffusa nella popolazione: la mancanza di un test o di un biomarcatore specifico rende infatti difficile stabilire una diagnosi certa, inoltre molti si autocertificano questa condizione pur non avendola realmente.
Tornando ai sintomi, questi compaiono in tempi rapidissimi – da poche ore a un massimo di un giorno dall’ingestione – e si dividono in due categorie.
Sintomi intestinali. Sono simili ai tipici disturbi causati dalla sindrome del colon irritabile (IBS), spesso impropriamente chiamata colite, come dolori addominali, meteorismo, improvviso gonfiore e alterazioni dell’alvo (diarrea o stipsi).
Sintomi extra-intestinali. Sono un campanello d’allarme della SGNC che includono mal di testa, stanchezza profonda, dolori articolari, sfoghi cutanei ed eczemi, anemia e la cosiddetta foggy mind (mente annebbiata), una transitoria sonnolenza e difficoltà di concentrazione dopo i pasti.










