Biologico-Ogm: chi paga per la coesistenza impossibile?


In un sondaggio un agricoltore statunitense su tre interpellati dichiara di aver già subito dei danni dalla vicinanza di aziende che coltivano Ogm

I rischi e gli effetti della contaminazione da Ogm sulle vicine coltivazioni biologiche o comunque non-Ogm – si legge in un articolo comparso sulla rivista Valori - si traduce (per 5 agricoltori su 6 tra quelli interpellati) in un aggravio di lavoro e in una maggiore fragilità finanziaria, generando un generale scetticismo sulla possibilità di convivenza tra le diverse modalità di coltura, se non la preoccupazione che sia minacciato seriamente il proprio metodo di produzione. Uno su tre degli agricoltori ha risposto al questionario confermando di aver dovuto affrontare una contaminazione da Ogm nella propria fattoria, il cui raccolto è stato così respinto da circa la metà degli acquirenti, con un costo medio su di loro di circa 4500 dollari per ogni carico di semi rifiutati.
Sono queste le conclusioni di un sondaggio svolto attraverso 17 Stati americani, particolarmente nel Midwest, con l’obiettivo di colmare il gap di dati finora utilizzati dal dipartimento dell’agricoltura (USDA) e dimostrare l’inadeguatezza delle raccomandazioni che il comitato di studio sulla biotecnologia e sulle politiche agricole future sta elaborando, pesantemente condizionato – secondo i promotori della rilevazione – dai sostenitori del settore biotech.
Le due organizzazioni che hanno prodotto il sondaggio sono Food & Water Watch, che si spende sui temi della sicurezza alimentare, dell’accesso sostenibile all’acqua e al cibo, e OFARM, dedita allo sviluppo l’agricoltura biologica, e criticano il lavoro compiuto dal comitato nel 2011 e 2012.

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