Un albero di fico come rifugio


Ambiente, consumo e agricoltura: sono questi i temi che la conduttrice di Geo&Geo affronta nelle sue trasmissioni, mostrandoci come il nostro stile di vita stia danneggiando noi e ciò che ci circonda

La vediamo su Rai Tre di sera a condurre il programma Geo&Geo. Sveva Sagramola, che è anche mamma della piccola Petra di due anni, parla di natura e ambiente e grazie a interessanti documentari racconta l’Italia e il mondo, alla luce dei problemi ambientali del nostro tempo. Come sempre, il modo in cui ci nutriamo è impregnato di tutti questi argomenti. Abbiamo quindi fatto una chiacchierata con lei, partendo un po’ da lontano, come spesso ci capita di fare.

Sveva, raccontaci di quel fico su cui trascorrevi le vacanze estive

Che bel ricordo! I nonni avevano un frutteto con un immenso albero di fico su cui noi bambini stavamo appollaiati per ore e ore. Era il nostro rifugio, la nostra casa, oltre che il dispensatore di dolci frutti. E poi c’era la raccolta delle more, che finivano per lo più nelle nostre bocche piuttosto che nel cestino da portare alla nonna. Altro ricordo bellissimo è quello del forno di Porto Santo Stefano, dove andavamo in vacanza, che sprigionava effluvi meravigliosi di prodotti appena sfornati: avere il permesso di comprare un cornetto, una ciambella ancora caldi era un vero regalo per il palato e anche per il cuore.

Anche a tua figlia cerchi di lasciare questi bei ricordi legati al cibo?

Io porto spesso Petra a prendere il pane appena sfornato e le insegno a godersi il suo profumo e il suo sapore. È importantissimo che i bimbi imparino da piccoli a capire la bontà dei cibi e io cerco di proporre a mia figlia un’alimentazione il più sana possibile, anche biologica, senza però essere troppo rigida! Una volta che l’impostazione giornaliera è quella corretta, pazienza se ogni tanto si sgarra, soprattutto quando si è a contatto con gli altri bambini: occorre sempre raggiungere degli onesti compromessi. E per quanto riguarda il cibo impacchettato, le spiego in modo semplice che tutto quello che troviamo nei nostri supermercati arriva dalla terra e dagli animali e non spunta per miracolo sugli scaffali.

Recuperare il rapporto con i produttori porta vantaggi sia alla salute sia all’economia

Infatti, appena posso vado a fare la spesa nelle aziende agricole dove scopro un altro mondo: è bello poter guardare negli occhi chi ha coltivato quello che mangerai.
Così si riesce ad avere un cibo fresco, di stagione, buono e biologico a prezzi accessibili, perché si saltano tutti i passaggi della filiera, che sono quelli che fanno lievitare i prezzi. Per fortuna ora si sta diffondendo un po’ di più la cultura della filiera corta, del chilometro zero, forse anche per la crisi che ci sta facendo prendere coscienza di tutti gli sprechi che inconsapevolmente compiamo. E anche dell’importanza di unire le forze e il tempo, come si fa nei Gruppi d’acquisto, oggi sempre più diffusi.

A Geo&Geo affrontate spesso temi legati all’agricoltura?

Sì, conosco a fondo la nostra realtà agricola ed è un argomento che mi sta molto a cuore. So quanto fatichino oggi i nostri agricoltori, soprattutto a causa del mercato libero che, per carità, avrà tutte le sue ragioni, ma li mette a terra: loro magari si dedicano a coltivare dei prodotti di qualità eccellente, cosa che richiede tempo e fatica, e poi si ritrovano la concorrenza di altri Paesi che vendono gli stessi prodotti a prezzi bassissimi. Ho conosciuto un ragazzo campano che ha messo a punto un sistema di mungitura automatica per le bufale, che vanno a farsi mungere quando vogliono e che in parte possono allattare i loro piccoli: col latte di queste bufale, allevate in una situazione di rispetto e benessere, si fa una mozzarella che sicuramente non ha nulla a che fare con quella degli stabilimenti industriali. Ma è dura reggere la concorrenza con i prezzi di questi prodotti “convenzionali”. In linea generale, comunque, vedo sempre più agricoltori che credono in quello che fanno e che sono attenti a rispettare la terra. E questa è la cosa fondamentale.

Secondo te cosa si potrebbe fare per aiutare gli agricoltori e tutelare i consumatori?

Sicuramente accorciare la filiera tra il campo e la tavola, recuperare il rapporto col produttore ed eliminare tutti i viaggi e i passaggi inutili, che sono una vera piaga della nostra società. Ciò sarebbe possibile se tutti capissimo che bisogna consumare i prodotti locali e nella stagione giusta: in fondo non è così complicato! Altro spazio che andrebbe protetto e che invece è stato depredato dall’uomo che si sente onnipotente è il mare. Non c’è più pesce, pensiamo al tonno rosso che non si trova più, la maggior parte di quello che mangiamo è di allevamento e per quello pescato si usano tecniche scorrette e di frodo: intrappolano in fondo al mare i pesci che vanno a riprodursi e li fanno ingrassare artificialmente.
Se si rispettasse il fermo pesca, la stagionalità anche in questo settore, il mare si ripopolerebbe, basterebbe informarsi un po’.

Che consigli puoi dare per non consumare tutto in modo acritico?

Siamo spinti a consumare troppo, a riempirci la dispensa di cibo che poi buttiamo via, ad acquistare tantissimi oggetti non indispensabili che oltretutto sono costruiti in modo da non poter essere riparati e quindi finiscono nelle discariche. Tutto questo impone di pensare a un altro modo di stare al mondo, di cambiare mentalità. L’unica via d’uscita è essere più responsabili e questo significa anche informarsi e non far la spesa di corsa senza pensare. Devo dire che in questi ultimi anni sta aumentando molto la coscienza sia riguardo all’importanza di mangiare sano sia riguardo al rispetto dell’ambiente.

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