Secondo Coldiretti, tramonta la possibilità di elevare gli standard di qualità


A che punto è la proposta di Riforma del Regolamento sull’agricoltura biologica? Il documento di compromesso frutto del semestre di presidenza dell’Italia è, secondo l’associazione dei coltivatori diretti, del tutto insoddisfacente

Il 23 marzo 2014,  la Commissione Ue ha presentato una proposta di revisione della legislazione in materia di agricoltura biologica,  al fine di elevare gli standard di qualità degli alimenti ottenuti da tale metodo di produzione e di aumentare la fiducia dei consumatori. Esordisce così un articolo sull’Area Ambiente e Territorio di Coldiretti.
 La proposta di regolamento – prosegue l’articolo - prevedeva l’eliminazione di  gran parte delle deroghe oggi contenute nella disciplina  vigente e ciò avrebbe consentito  un maggior rispetto dei principi base del metodo di produzione biologico che, oggi, per molte sue parti, prevede soluzioni di compromesso  con il metodo di produzione convenzionale,  soprattutto,  nel settore zootecnico.

L’ultima versione del documento di compromesso della presidenza italiana, però, secondo Coldiretti reintroduce molti elementi della normativa  vigente  rispetto ai quali Coldiretti è in totale disaccordo:
1. il mantenimento della fattispecie delle aziende miste metà biologiche e metà convenzionali;
2. le deroghe all’utilizzo  di sementi non biologiche e  animali non biologici;
3. la possibilità di utilizzare ingredienti non biologici per la preparazione di alimenti e mangimi;
4. la possibilità e capacità di etichettare prodotti in conversione;
5. il  mantenimento dello status  quo per l‘uso di mangimi  in conversione.

Coldiretti  condivide, invece,
1. gli emendamenti introdotti volti a ottenere una riduzione significativa degli atti delegati;
2. la possibilità di ricorrere a  giovanili non biologici in acquacoltura biologica dal momento che é un settore nascente;
3. l’ esclusione di alcune categorie di dettaglianti dal sistema di controllo, in quanto si tratta di venditori di prodotti confezionati;
4. l’esclusione dell’obbligo di messa in atto di un sistema di gestione ambientale, in quanto si tratterebbe di imporre alle imprese biologiche un sistema nato per le imprese del settore industriale e, oltretutto,  è una certificazione ambientale aggiuntiva rispetto ad adempimenti già inclusi nel metodo di produzione bio;
5. il mantenimento della dichiarazione del venditore che conferma l’assenza di ogm nel prodotto bio;
6. il mantenimento della possibilità di usare preparati biodinamici;
7. il mantenimento delle norme di conversione attualmente  in vigore.

Il Consiglio Europeo – conclude Coldiretti - è dell’avviso che occorre difendere  i punti di compromesso raggiunti dalla Presidenza italiana e, quindi,  occorre vedere, ora,  cosa succederà nel corso del semestre di Presidenza della Lettonia. Certamente, è ormai esclusa la possibilità  che si profili un recupero del testo iniziale della Commissione  visto il “naufragio” del tentativo di imprimere un salto di qualità nei processi di produzione del metodo biologico a livello comunitario per  cui Coldiretti, pur riconoscendo il grande lavoro di mediazione del Ministero,  ritiene il risultato raggiunto decisamente deludente in quanto non utile agli interessi competitivi della rete di imprese impegnate, anche in questo settore, nella direzione della distintività.

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