Quale futuro per il cotone biologico?


La produzione mondiale è cresciuta fino al 2010 per poi cominciare a calare. Da qui l’offerta ha smesso di tenere il passo con la domanda che, invece, continua a crescere. L’analisi di un libro -100% Made in Cotton. Cotone e moda sostenibile – uscito di recente

La produzione mondiale di cotone biologico ha fatto registrare un aumento costante fino al 2010, quando ha raggiunto il picco massimo di 241.698 t., si può leggere su Teleambiente. Negli anni successivi, la produzione annuale è scesa, fino ad arrivare a 112.488 t nel 2014-2015. Nello stesso periodo la produzione di cotone convenzionale era pari a 26,22 milioni di tonnellate: il cotone organico rappresenta dunque meno dell’1% del totale.

Sono diciannove i paesi che producono cotone organico. L’India si conferma al primo posto e la Cina al secondo. La Siria, un tempo, secondo produttore al mondo di cotone biologico, non compare più nella classifica dei produttori: la causa va ricercata nei disordini civili che affliggono tuttora il paese. La Turchia conserva il terzo posto; seguono, nell’ordine, Kyrgyzstan, Stati Uniti d’America, Egitto, Tanzania e Burkina Faso. India, Cina, Turchia, Kyrgyzstan e Stati Uniti rappresentano insieme il 92% della produzione totale.

L’India mantiene la sua posizione di leader con i due terzi della fornitura globale e influenza in modo significativo il tasso di crescita complessiva. D’altro canto, la situazione in questo paese è molto fragile, a causa della presenza di semi geneticamente modificati che ostacolano l’accesso a una buona qualità di sementi bio.

Per quanto riguarda il futuro del cotone sarebbe auspicabile orientarsi verso il sostenibile, ma al momento il 99% del cotone mondiale è di tipo tradizionale, non biologico. La produzione non tiene il passo con la domanda di biologico da parte dell’industria; mentre si ipotizza uno scenario sostenibile, oggi è necessario fare in fretta e ridurre gli impatti sociali ed ecologici della fibra tradizionale per valorizzarne i suoi benefici.

I brands di tutte le dimensioni si stanno impegnando in direzione del cotone organico (vedendo nel suo utilizzo un obiettivo di crescita aziendale), incoraggiati da nuovi dati scientifici che mostrano i vantaggi di sostenibilità della fibra. Tuttavia, la filiera affronta un problema importante: la carenza di offerta.

Le dichiarazioni di alcune aziende di moda, secondo cui, nel prossimo futuro, il 100% del loro cotone impiegato proverrà da fonti sostenibili fa pensare: se è noto che la produzione mondiale di cotone biologico non supera l’1% del totale, come faranno queste aziende a coprire il loro immenso fabbisogno di cotone in pochi anni col poco cotone sostenibile che viene prodotto in tutto il pianeta?

Certo non basta una semplice dichiarazione di intenti per definire un’impresa realmente sostenibile, ma risulta comunque importante evidenziare un nuovo approccio di business, che ambisce a svolgere un ruolo di spinta per i mercati della moda del futuro.

(Tratto dal libro: Massimiliano Milone, 100% Made in Cotton. Cotone e moda sostenibile, Fondazione Mario Luzi, 2017)

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