di Stefano Vendrame
Lo shilajit, conosciuto anche con altri nomi come mumie o moomiyo, è una sostanza naturale dalle caratteristiche davvero uniche. Di aspetto scuro e consistenza variabile — che può andare dal molle al viscoso, fino al duro — lo shilajit ha origini ancor oggi non completamente chiare. La sua formazione è attribuita a una combinazione di fattori geologici e biologici: si ritiene che derivi in parte da minerali che fuoriescono lentamente dalle rocce, in condizioni specifiche di pressione e temperatura nelle montagne, e in parte dalla decomposizione di residui vegetali e animali nel corso di secoli, se non millenni.
Cos'è lo shilajit, un dono delle montagne
Lo shilajit si trova principalmente sulle catene montuose dell'Asia, in particolare nelle regioni dell'Himalaya e dell'Hindukush del subcontinente indiano. Nonostante il fatto che sia utilizzato da molto tempo e il grande interesse che ha suscitato ultimamente nel mondo scientifico, la sua composizione chimica non è ancora ben definita perché risulta complessa e variabile, rendendo difficile una classificazione definitiva. Sappiamo che oltre l'80% del suo peso è composto da sostanze umiche, tra cui batteri vivi e i loro metaboliti organici, mentre il restante 20% contiene sali minerali (soprattutto calcio, potassio e magnesio), oligoelementi (come cromo, selenio e cobalto), amminoacidi (prevalentemente glicina), acidi grassi, proteine e composti bioattivi tra cui l'acido caffeico e l'acido gallico.
Shilajit, dall'antico Egitto all'Ayurveda
Conosciuto da migliaia di anni, lo shilajit è celebre anche perché pare sia stato uno dei principali ingredienti resinosi usati nell'imbalsamazione dei corpi dagli antichi Egizi. Tuttavia, il suo ruolo più importante si trova nella medicina tradizionale, in particolare nell'Ayurveda, dove è considerato un potente "rasayana", ovvero un agente ringiovanente e adattogeno. Nell'antica medicina ayurvedica, lo shilajit veniva chiamato "il distruttore della debolezza" ed era considerato un dono degli dei, capace di ridare vigore, lucidità mentale e longevità.
Secondo la leggenda, i pastori dell'Himalaya notarono che le scimmie che leccavano questa resina nera dalle rocce vivevano più a lungo e apparivano molto più energiche delle altre. Nel corso dei secoli, gli sono state attribuite numerose proprietà terapeutiche. Alcune di queste sono state verificate dalla scienza moderna, mentre altre richiedono ulteriori approfondimenti. È interessante notare che gli studi clinici condotti negli ultimi anni, pur non essendo numerosi, sono più di quelli disponibili per la maggior parte delle sostanze utilizzate nelle diverse medicine tradizionali.
Le proprietà dello shilajit documentate
Secondo la letteratura scientifica, lo shilajit possiede attività antiossidanti, anti-infiammatorie, immunomodulanti, adattogene e anti-dislipidemiche. In particolare, uno studio pubblicato nel 2022 ha valutato l’effetto della supplementazione con shilajit su donne in post-menopausa con osteopenia. Dopo 48 settimane, sebbene non fosse in grado di invertire la perdita ossea, il trattamento ha significativamente rallentato il declino della densità minerale ossea, soprattutto alle dosi più elevate. Inoltre, si è osservata una riduzione marcata dell’infiammazione e dello stress ossidativo.
Lo shilajit è stato anche testato in ambito andrologico. In uno studio del 2016, uomini sani tra i 45 e i 55 anni hanno assunto 250 mg di shilajit purificato due volte al giorno per 90 giorni. Il risultato? Un aumento significativo dei livelli di testosterone totale rispetto al placebo. Inoltre, i livelli degli ormoni gonadotropi sono rimasti stabili, indicando un potenziale effetto sull’equilibrio ormonale maschile e sulla spermatogenesi.
Un altro ambito d’interesse riguarda la salute della pelle. In uno studio del 2022, otto settimane di supplementazione hanno stimolato l’espressione genica associata alla sintesi del collagene in 35 volontari, suggerendo un possibile ruolo positivo nel mantenimento della tonicità cutanea e nella prevenzione delle rughe.
Non meno importanti sono gli effetti sulla performance fisica e la fatica. Secondo diversi studi sugli animali e sull’uomo, lo shilajit agisce come un “rivitalizzante” naturale, migliorando la produzione di ATP — la “moneta energetica” delle cellule — grazie soprattutto a composti come i dibenzo-$\alpha$-pirone e l’acido fulvico. In uno studio del 2019 su uomini attivi fisicamente, la supplementazione per otto settimane ha migliorato la forza muscolare massimale dopo esercizi intensi, ha ridotto i livelli di idrossiprolina (un marker di degradazione tessutale) e ha mostrato adattamenti positivi a livello muscolare e connettivale.
Studi preliminari, ancora in fase sperimentale, suggeriscono che lo shilajit — in particolare grazie all’acido fulvico — potrebbe avere un ruolo nella prevenzione delle malattie neurodegenerative, tra cui il morbo di Alzheimer. Le sue proprietà antiossidanti e la capacità di proteggere le cellule nervose sono oggetto di crescente interesse.
Precauzioni e buon senso
Lo shilajit insomma è una sostanza affascinante che trova consensi sia nella saggezza delle medicine tradizionali sia nel crescente interesse della scienza moderna. Le sue potenzialità come integratore naturale sono numerose e abbastanza documentate in diversi contesti. Tuttavia, è fondamentale ricordare sempre che un integratore non potrà mai avere proprietà miracolose e soprattutto non è in grado di fare alcuna differenza se lo stile di vita e l’alimentazione non sono equilibrati in partenza: se pensiamo di “compensare” con una sostanza “magica” i nostri comportamenti malsani, ci sbagliamo di grosso. Inoltre, sullo shilajit in particolare — per quanto il suo utilizzo storico e trasversale in diverse medicine tradizionali sia un indicatore molto favorevole della sua efficacia — sono comunque necessari studi clinici più ampi e controllati, condotti con prodotti standardizzati, per validare in modo definitivo le proprietà che tradizionalmente gli vengono attribuite.
Quanto e come assumere lo shilajit
Sono disponibili in commercio diverse preparazioni a base di shilajit: quelle più affidabili sono titolate per il contenuto esatto dei principi attivi più caratteristici, come l’acido fulvico, e testate per l’assenza di metalli pesanti.
I dosaggi più comunemente utilizzati negli studi clinici sono di 100-300 mg al giorno in caso di resina pura, e di 250-500 mg al giorno in caso di preparazioni in polvere o in capsule.
L’assunzione consigliata è a stomaco vuoto, almeno mezz’ora prima dei pasti, e i protocolli tradizionali prevedono periodi di assunzione alternati a periodi di sospensione (per esempio, due mesi di assunzione quotidiana, seguiti da un mese di pausa).
L'utilizzo dello shilajit va evitato in caso di gravidanza o allattamento, gotta, iperuricemia, o problemi renali. Inoltre, può interagire con farmaci come anticoagulanti o antidiabetici. Anche per questo, è sempre bene consultarsi con il proprio medico curante prima di assumere integratori, o perlomeno informarlo della nostra decisione.




