Lo coltivo da me
Dry garden: il giardino asciutto

giardino senz'acqua
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Si chiama xeriscaping ed è il giardinaggio senz’acqua, che usa piante autoctone e resistenti alla siccità. Così avremo comunque una bella varietà di vegetali

L’acqua è un bene prezioso, lo sappiamo tutti, tanto più che la siccità in Italia è destinata ad aumentare secondo l’Ipcc, l’organismo dell’Onu che studia il cambiamento climatico. Per non sprecarne nemmeno una goccia, è nata una nuova branca del giardinaggio, lo xeriscaping o dry gardening, giardinaggio senz'acqua. Non immaginatevi però una raccolta di piante grasse. Se scegliete le specie che crescono spontanee nel vostro territorio potrete avere prati, cespugli e alberi fioriti senza impianto d’irrigazione.

“Un giardino asciutto è anche poco faticoso, perché usa piante del territorio che quindi si ammalano poco e non hanno bisogno di antiparassitari o concimi”, spiega la garden designer californiana Nan Sterman, una delle madri di questa tecnica. “Xeriscaping non significa riprodurre un ambiente desertico. Per evitare questo effetto, interro le piante vicine in modo da nascondere buona parte del suolo. Accosto varie tonalità di verde a specie con fiori o foglie gialle, rosse o violette. Non pianto mai un solo esemplare, a meno che sia molto grande e particolare, creo delle aree omogenee, alternando anche altezze e texture”.

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In Italia siamo fortunati e possiamo scegliere fra migliaia di piante che crescono bene con poca acqua. Eccone qualcuna, sia per il giardino che per il balcone, adatta un po’ in tutto il Paese. Alcune le trovate anche nel garden center vicino a casa, altre su internet.

Bello ed eco

Per quanto riguarda il giardino, questi sono i consigli fondamentali dello xeriscaping.

Lippia

Il prato all’inglese richiede decisamente troppa acqua: se volete un tappeto erboso meglio scegliere la Lippia nodiflora, una tappezzante perenne che resiste fino a -10 °C e nella varietà Canescens cresce al massimo 10 centimetri. Da aprile a ottobre è particolarmente decorativa grazie ai tanti fiorellini bianchi. In alternativa o in abbinamento si può usare la Verbena ibrida dai fiorellini violetti.

Oleandro

L’arbusto a misura di dry garden è sicuramente l’oleandro, perfetto sia in città che in riva al mare. È robustissimo, non teme la siccità e fiorisce instancabile per tutta la bella stagione con fiori nei toni del rosso e del rosa. Al Nord è meglio metterlo in un angolo soleggiato e riparato dal vento. È tossico se mangiato, quindi se avete animali è meglio sostituirlo con altre specie. Per esempio il cisto, un arbusto di forma tondeggiante che in primavera si riempie di fiori dai petali che sembrano stropicciati. In alternativa c’è la robustissima perovskia, che crea macchie di colore grazie alle abbondanti spighe blu.

I fiori più adatti sono le escolzie o papaveri della California. Spiccano per il color arancio acceso e la lunga fioritura. Potete coltivarli anche se non avete il pollice verde: hanno bisogno di sole e di un terreno povero e sabbioso. Ha le stesse esigenze il Convolvolus mauritanicus, una campanella color indaco. È una tappezzante perfetta per le aiuole e si presta anche come ricadente nelle ciotole e nei basket appesi.

Terrazzo in stile mediterraneo

Crassula perfoliata

Le piante che crescono in vaso non possono andare a cercare l’acqua in profondità. Bisogna scegliere specie che consumano poca acqua. Le piante succulente appartengono a questa categoria. Potete sbizzarrirvi con le miriadi di sedum, echeverie, crassule, agavi, aloe. Piacciono molto anche le specie mediterranee. Le riconoscete perché spesso hanno foglie molto particolari, sviluppate proprio per difendersi dai raggi Uv, dalla siccità e dal vento. Molte sono pelose per impedire l’evaporazione dell’acqua come la Cineraria marittima o alcuni tipi di salvia. Per lo stesso motivo alcune piante hanno foglie aghiformi come il ginepro, il timo o il rosmarino. Altre invece sono grigie come la lavanda o l’iperico per riflettere meglio i raggi solari, o con le foglie ricoperte da uno strato ceroso come il ligustro.

Tutte queste specie hanno bisogno delle stesse cure. Il terriccio deve essere estremamente drenato, arricchito con pomice o lapillo vulcanico, ricco di zeoliti che trattengono gli elementi nutritivi; un leggero strato di ghiaia in superficie protegge il colletto dal marciume e limita l’evaporazione dell’acqua. Sono consigliate annaffiature rade, solo a terreno completamente asciutto e senza eccessi. Per quanto riguarda le concimazioni, meglio se modeste e con prodotti organo minerali, un mix di sostanze nutritive di origine organica e minerale.

L'ABC del dry garden

1. La prima regola è scegliere piante che crescono spontanee nel vostro territorio, perché sono geneticamente programmate proprio per il clima di quella zona. In Italia ci sono circa 5000 specie rispetto alle centinaia, ad esempio, del Nord Europa.

2. Non limitatevi a interrare il vaso, dissodate il terreno fino a una profondità di almeno 50-60 centimetri. In questo modo le radici possono svilupparsi in profondità, raggiungendo velocemente quegli strati che rimangono sempre idratati.

3. Innaffiate molto abbondantemente ma solo una volta la settimana e, naturalmente, solo quando non è prevista pioggia.

4. Il periodo migliore per interrare alberi, arbusti e cespugli è settembre, così saranno le piogge autunnali a occuparsi dell’irrigazione. Durante l’inverno, le radici continuano a lavorare per darvi la fioritura in primavera.

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Dry garden: il giardino asciutto - Ultima modifica: 2021-09-06T08:23:32+02:00 da Sabina Tavolieri
Dry garden: il giardino asciutto - Ultima modifica: 2021-09-06T08:23:32+02:00 da Sabina Tavolieri

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