“Promuovere l’associazione fra gli agricoltori è essenziale”


Tutto cresce nel biologico - consumi, aziende di importazione e di trasformazione ecc. - ma non il numero delle aziende agricole che, invece, calano: -2% nel 2011. Perché? Ne parliamo con Bruno Sebastianelli, presidente della Cooperativa "La Terra e il Cielo", nelle Marche

Crescono i consumi di prodotti biologici, crescono le aziende che importano e trasformano materie prime biologiche. Ma le aziende agricole che producono biologico non crescono ma calano. Nel 2011, secondo i dati divulgati dal Mipaaf , sono state 744 (il 2%) le aziende agricole che sono uscite dal sistema di controllo del biologico. E negli anni precedenti le percentuali erano anche superiori. Perché? Ne parliamo con Bruno Sebastianelli, presidente della storica Cooperativa "La Terra e il Cielo" che associa 110 aziende agricole, per lo più piccole, attive soprattutto nella produzione di grano duro nella Marche. Regione nella quale la percentuale delle uscite è inferiore a quella nazionale (-1,5%).

C'è un problema di contributi?

 Sicuramente sì e riguarda soprattutto le aziende che sono entrate solo per questo nel sistema di controllo. Ma può valere anche per altre aziende. Per esempio, nelle Marche, fra la fine dei contributi di un Piano di sviluppo rurale e un altro c'è un vuoto di due anni. La Regione è riuscita a supplire per un anno, ma per il secondo non si sa. Poi ci sono spesso ritardi nell'erogazione dei contributi. Ora tutto questo crea un clima di incertezza che, soprattutto per aziende piccole, può portare a decidere di uscire.

Nella vostra cooperativa qualcuno è uscito?

 Noi abbiamo 110 aziende associate, in maggioranza piccole, ma nessuna è uscita perché noi garantiamo il ritiro del prodotto a un prezzo prestabilito indipendente dalle oscillazioni del mercato. Naturalmente questo fa sì che la pasta fatta con il grano conferito dalle aziende associate arrivi sul mercato con un prezzo superiore a quello del miglior prezzo della pasta biologica venduta nella grande distribuzione. Poi siamo in grado di garantire l'intera filiera anche se la pasta non la facciamo noi direttamente ma con un pastificio con il quale lavoriamo da sempre.

E chi non è inserito in una filiera?

 Le aziende che operano singolarmente sul mercato sono molto più soggette alle oscillazioni del mercato e possono incontrare difficoltà a spuntare un prezzo remunerativo per le loro produzioni. Questa debolezza può portarle anche a uscire dal sistema di controllo e certificazione.

Il costo della certificazione può essere una ragione per abbandonare il sistema di controllo?

 Per le piccole imprese sicuramente anche questo è un grosso problema. E' vero che alcune Regioni, e fra esse le Marche, prevedono nei PSR il rimborso almeno di una parte del costo di certificazione. Si è parlato prima del 70%, poi per mancanza di fondi si è passati al 50% però con un iter burocratico che dissuade persino dal fare la domanda, come è successo ad alcune aziende nostre associate che, fatti i conti, hanno rinunciato al contributo perché c'era il rischio che non arrivasse nemmeno a coprire i costi della pratica.

Quali sono i possibili rimedi?

 La semplificazione della burocrazia sicuramente aiuterebbe molto, si tratta di vedere se l'informatizzazione delle pratiche che ha cominciato a entrare in vigore migliorerà la situazione. C'è poi la grande sfida lanciata da Upbio/Federbio (Unione dei produttori biologici) con la proposta di passare a un ente di certicazione unico al posto degli attuali 15. Questo produrrebbe una razionalizazione e una riduzione dei costi fissi di gestione degli organismi che si potrebbe tradurre in una riduzione dei costi di certificazione insieme a un miglioramento della qualità dei controlli. Poi - ma questo è nelle mani degli agricoltori - è essenziale promuovere l'associazione di produttori con l'obiettivo di organizzare direttamente le filiere produttive ed evitare di trovarsi soli di fronte ai meccanismi del mercato

Ma le aziende che escono dal sistema di controllo del biologico, che fine fanno? Smettono di fare agricoltura biologica?

 Nelle Marche, alcune, le più grandi,  escono e tornano al convenzionale e sono soprattutto quelle che puntavano solo sui premi. Altre, per lo più le piccole, continuano a fare biologico e lo vendono direttamente a persone che sanno come lavorano e si fidano anche senza certificazione. Questo avviene sia tramite la vendita diretta in azienda, sia attraverso i Gruppi si acquisto solidale (Gas). Ci sono poi in atto anche nelle Marche degli esperimenti di "certificazione partecipata" vale a dire di forme di controllo che passano attraverso la collaborazione diretta fra agricoltori, consumatori e tecnici che si danno delle regole condivise.

 

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