Il marrone buono di Marradi


“Già nel Seicento era conosciuto anche a Londra come il migliore del mondo”, dice chi lo produce. Ma la stagione castanicola che si è chiusa da poco ha fatto registrare i peggiori risultati di sempre nella raccolta di castagne e marroni a causa del clima e degli attacchi di un insetto che viene dalla Cina. Cosa succede nei castagneti biologici? Ne parliamo con Daniele Baruffaldi, titolare dell’Azienda agricola Sambruceto di Marradi (Fi) sull’appennino tosco-emiliano

Il poeta Giovanni Pascoli chiamava il castagno “l’italico albero del pane” per l’importanza che i suoi frutti avevano un tempo – freschi, secchi e in forma di farina – nell’economia alimentare, soprattutto della dorsale appennina. E se così ancora fosse, quest’anno sarebbe stato di carestia, perché, come denuncia la Coldiretti “per la prima volta nella storia, sulle tavole autunnali degli italiani ci sono più castagne straniere che nostrane, con le importazioni dall’estero che hanno superato in quantità la produzione Made in Italy scesa al minimo di sempre”. Le cause, secondo l’organizzazione dei coltivatori diretti, sarebbero l’andamento climatico sfavorevole ma, soprattutto, gli attacchi dell’insetto killer del castagno, il Cinipide galligeno, arrivato in Italia dalla Cina. Ma cosa succede nei castagneti biologici? Ne parliamo con Daniele Baruffaldi, titolare dell’Azienda agricola Sambruceto situata sull’appennino tosco emiliano, a Marradi (Fi), la località da cui prende il nome l’omonimo marrone che, dice Baruffaldi, “già nel Seicento era conosciuto anche a Londra come il migliore del mondo”.

Come si combatte il Cinipide in agricoltura biologica?

Questo piccolissimo insetto che depone le sue uova sulle foglie del castagno, facendole seccare e provocando il deperimento progressivo della pianta, allo stato attuale delle conoscenze, dopo il fallimento della lotta chimica nei castagneti convenzionali, può essere combattuto in un solo modo sia in biologico, sia in convenzionale, ed è un esempio della cosiddetta lotta biologica.

Può spiegare?

Negli anni settanta, in Cina, è stato scoperto un insetto che può limitare la diffusione del Cinipide non perché lo attacca direttamente, bensì perché le sue larve si cibano delle uova di Cinipide. In Italia questo metodo è stato sperimentato, prima in laboratorio poi in pieno campo, con un progetto della Regione Piemonte. Dal 2009 in poi si è diffuso anche nelle altre regioni. Naturalmente questo tipo d’intervento – che è anche abbastanza costoso, circa 350 € ogni 3-4 ettari - ha senso solo se viene eseguito su tutti i castagneti di una certa zona altrimenti la densità dell’insetto utile che viene lanciato potrebbe essere troppo bassa per essere efficace.

Quando ha cominciato a condurre il suo castagneto con il metodo biologico?

Nel 2002 ho iniziato questa attività recuperando due piccoli castagneti che erano in stato di abbandono e l’ho fatto adottando subito il metodo dell’agricoltura biologica e facendomi certificare. Poi via via ho acquistato altre parcelle. Attualmente ho 25 ettari di castagneto ma solo in 10 posso raccogliere. Gli altri sono inselvatichiti e li sto recuperando un po’ alla volta, uno-due ettari l’anno. Ci sono esemplari che probabilmente sono stati innestati nel 1300-1400 e diversi sono quelli che hanno 500 anni.

Quali differenze ci sono fra conduzione convenzionale e biologica del castagneto?

I castagneti tradizionali come il mio, situati in zone impervie dove non si può fare nessun altro tipo di attività agricola, di fatto sono tutti “biologici”, anche se non si fanno certificare come invece faccio io. Resta il fatto che, nei castagneti non certificati e soprattutto in quelli a conduzione industriale che si trovano in terreni più piani, si possono fare cose non consentite in agricoltura biologica.

Per esempio?

La distribuzione di concimi chimici attraverso sistemi di irrigazione a goccia, per ottenere marroni più grossi. Oppure, il diserbo chimico sotto le chiome degli alberi prima della raccolta che, per un ettaro richiede, 10 euro e 30 minuti di lavoro, mentre per farlo con la falce di ore ce ne vogliono 30 a ettaro!
Naturalmente tutto questo incide sui costi di produzione, tanto più se si aggiungono anche i costi di certificazione, quelli per il controllo di eventuali “confini a rischio” con aziende che usano prodotti chimici, così come le analisi periodiche del terreno per controllare la presenza di residui chimici. Nonostante questo, se guardiamo ai prodotti di alta qualità come il nostro marrone di Marradi, le differenze di prezzo di quelli biologici non sono sempre superiori a quelli convenzionali.

A novembre la raccolta è oramai finita, marroni e castagne si trovano nei negozi. Cosa succede sotto i castagni da qui alla prossima raccolta?

Anche se la castanicoltura è una delle attività agrosilvopastorale più vicina alla raccolta spontanea c’è pur sempre tanto da fare perché il castagneto non inselvatichisca e, di conseguenza, diventi poco accessibile alla raccolta. Per esempio tagliare i rami che nascono alla base della pianta (polloni) per non togliere vigore alla pianta stessa; potare, tenendo conto in particolare che gli alberi secolari, come quelli che ho io, possono crescere in modo sbilanciato facendo aumentare i rischi che l’albero cada sotto il peso della neve; dopo ferragosto, per preparare il terreno alla raccolta, si taglia l’erba che poi è utilizzata per fare una sorta di argine per evitare che i frutti rotolino troppo lontano dal punto in cui cadono sotto le diverse piante.

E la raccolta?

Normalmente si comincia a settembre quando i frutti cominciano a cadere e non c’è altro modo che aspettare che cadano. Da noi si fa tutto a mano, passando anche ogni giorno sotto le piante. Con questo sistema quest’anno abbiamo fatto circa 20 quintali di prodotto pulito e selezionato. Dopo la raccolta si fa la cosiddetta “novena”: si tengono i marroni immersi nell’acqua, cambiandola periodicamente, e togliendo via via quelli che vengono a galla che sono guasti. Alla fine i marroni si mettono ad asciugare girandoli periodicamente con un rastrello. Tutto questo si fa da sempre per eliminare i frutti bacati e per allungare la conservabilità di quelli sani.

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