FederBio: l’agricoltura convenzionale è la prima causa di inquinamento dell’aria. L’alternativa è far crescere il bio


I risultati del nuovo studio “Significant atmospheric aerosol pollution caused by world food cultivation” (16 maggio 2016) dell’Earth Insitute effettuato presso la Columbia University

I risultati del nuovo studio “Significant atmospheric aerosol pollution caused by world food cultivation” (16 maggio 2016) dell’Earth Insitute effettuato presso la Columbia University - riferisce un comunicato stampa di Federbio - confermano che l’agricoltura è la prima causa di inquinamento dell’aria: “I fertilizzanti azotati di cui si serve l’agricoltura industriale, insieme all’allevamento degli animali, danno un contributo determinante e devastante all’aumento del particolato fine che provoca malattie e morti premature. Non solo le auto e le emissioni industriali, dunque, vanno incolpate degli alti livelli di PM2,5”. I tre ricercatori che hanno condotto lo studio hanno scoperto che quando i composti azotati provenienti da agricoltura si mescolano all’aria già inquinata si formano particelle solide che possono attaccare il tessuto polmonare di bambini e adulti.

“Proprio in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente del 5 giugno – commenta Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio – vogliamo sottolineare la necessità di un cambiamento di passo in agricoltura. L’abuso di fertilizzanti ricchi di azoto utilizzati per decenni in tutto il mondo ha rappresentato una vera e propria minaccia per l’ambiente, come conferma lo studio dell’Earth Insitute, e per l’uomo stesso. L’agricoltura del futuro deve necessariamente avere come primo obiettivo quello di preservare l’ambiente e dunque la salute dell’uomo allo stesso tempo; deve essere sostenibile, come evidenziato dal lavoro e dell’impegno preso dai ministri all’agricoltura dei Paesi del G20 riunitisi oggi in Cina. Il bio rappresenta la vera alternativa, ponendosi come metodo di produzione che tutela la fertilità del suolo, la biodiversità e il benessere dell’uomo. L’agricoltura industriale, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, non può rappresentare il futuro, al contrario è una vera e propria minaccia”.

 

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