di Monica Negroni
Qual è la differenza tra stress acuto e cronico dal punto di vista immunologico?
Lo stress acuto, ovvero la risposta di lotta e/o fuga a una minaccia esterna, è una reazione normale, fisiologica e naturale che ci accompagna (e ci difende) da milioni di anni, ancor prima di diventare umani. Si reagisce, si lotta o si fugge, dentro di noi succedono "cose" volte a ottimizzare la risposta, e poi tutto torna come prima. Se però la minaccia, invece di essere fisicamente affrontata, rimane pendente (come potrebbe essere una situazione familiare critica, un datore di lavoro disumano, un traffico automobilistico intenso), il corpo reagisce internamente rendendo però permanenti le modifiche interne: iperglicemia, ipertensione, blocco immunitario, vasocostrizione, iperidratazione, ipercoagulabilità. Gli effetti dello stress cronico sono dunque ingrassamento, diabete, dislipidemie, abbassamento delle difese, ritenzione idrica e aumento del rischio cardiovascolare. Un disastro!
Quali sono i meccanismi attraverso i quali lo stress cronico altera la risposta immunitaria?
Il corpo in emergenza deve occuparsi di ciò che serve alla lotta o alla fuga: muscoli scattanti, zuccheri e grassi a disposizione nel sangue, ampia capacità polmonare, pressione alta, ritenzione idrica (per ridurre il rischio dissanguamento). Tutto ciò costa in termini energetici e dunque l'organismo "spegne" attraverso la secrezione surrenale di cortisolo il sistema immunitario. Lo spegnimento è solo temporaneo, nelle intenzioni di un corpo che vuole scappare o combattere per pochi minuti. Ma se lo stress è cronico, possono esserci guai grossi: ci troviamo alla mercé del primo batterio o della prima cellula tumorale che ci minaccia. Stress prolungati, infatti, sono un'importante concausa di insorgenza tumorale.
Ci sono persone più vulnerabili agli effetti immunosoppressivi dello stress?
Sicuramente le persone già fragili per altri motivi: anziani, sedentari, obesi, depressi, cardiopatici o figure che fanno ampio uso di farmaci di ogni tipo (tra cui magari cortisonici). Chi già deve stare vigile perché è ad alto rischio di infezioni o di tumori, sarà senza dubbio più sensibile ai danni da stress.
Quanto incide lo stress sul rischio di avere spesso raffreddori, influenze o herpes, cioè in genere patologie veicolate da virus? E sulla guarigione?
Come già spiegato, il cortisolo surrenale abbatte le risposte immunitarie attraverso molte vie:inibisce la produzione di citochine pro-infiammatorie, le molecole segnale in grado di far partire la cascata infiammatoria utile a innescare il processo di guarigione o di "attacco"; blocca la fosfolipasi A2 e la cicloossigenasi-2 (COX-2), riducendo la sintesi di prostaglandine e leucotrieni, mediatori dell'infiammazione; ostacola la migrazione dei globuli bianchi nei tessuti infiammati; induce apoptosi (cioè morte cellulare) nei linfociti T (soprattutto CD4+), che sono i "direttori d'orchestra" della risposta anticorpale, riducendo così la risposta cellulo-mediata, ovvero quella più preziosa per combattere virus e batteri; riduce l'attività dei linfociti B e la produzione di anticorpi; sopprime le funzioni cellulari di presentazione dell'antigene, indispensabili alla creazione di anticorpi specifici; e infine diminuisce anche la produzione di proteine del sistema del complemento che sono coinvolte nelle prime risposte di combattimento nei confronti di minacce esterne parassitarie. L'insieme di tutte queste azioni favorisce lo sviluppo di infezioni virali, batteriche e tumori, ostacolando e ritardando il naturale processo di guarigione.
Esistono studi che confermano un legame tra lo stress cronico e lo sviluppo di malattie autoimmuni o di tipo infiammatorio?
Il legame tra stress cronico e malattie autoimmuni è ormai supportato da un crescente numero di studi scientifici che mostrano come lo stress prolungato alteri profondamente l'equilibrio del sistema immunitario. Ma non si tratta solo di "abbassamento delle difese": lo stress cronico può distorcere le funzioni immunitarie fino a scatenare o peggiorare patologie autoimmuni. Inizialmente il cortisolo ha un effetto antinfiammatorio ma con il tempo si può instaurare una resistenza al cortisolo da parte dei tessuti immunitari: in questo modo il sistema immunitario non risponde più correttamente al suo freno naturale. Il cortisolo cronico può in effetti squilibrare il rapporto tra linfociti Th1 (immunità cellulo mediata) e Th2 (immunità umorale, anticorpi). Questo squilibrio può favorire autoaggressione - e quindi l'instaurarsi di una malattia autoimmune in base alla predisposizione genetica e al tipo di malattia. Lo stress cronico inoltre non spegne del tutto l'infiammazione: paradossalmente può generare un'infiammazione sistemica di basso grado che può alterare le barriere dei tessuti o spingere il sistema immunitario a riconoscere parti del proprio corpo come se fossero nemici, anche se non lo sono. Sembra un paradosso che la sostanza più antinfiammatoria del nostro corpo possa generare infiammazione sistemica, ma di fatto è così.
Se non si riesce ad abbassare il livello di stress, esistono comunque delle strategie che aiutano a minimizzare i danni che questo può provocare al sistema immunitario?
Le strategie devono prevedere comunque un abbassamento del livello di stress attraverso attività fisica, meditazione, consapevolezza e in generale una riflessione profonda sul senso della nostra vita. Rimedi erboristici possono aiutare ad avere un approccio più sereno a ciò che ci succede: salvia sclarea, biancospino, foglie d'ulivo, olio essenziale di arancio dolce. Ma se la mente resta agitata poco sarà l'effetto.
Esiste uno stress positivo?
Certamente, ed è quello che rende i nostri sensi più attenti, la nostra mente più lucida, i nostri muscoli più pronti, il nostro sangue più ricco. Ma deve durare poco. Madre natura ci ha regalato questo meraviglioso strumento di combattimento (o fuga) per una durata molto breve: stimola i nostri sistemi di difesa regalandoci momenti di massima efficienza. Poi, però, serve il recupero, in assenza del quale si ricade nello stress cronico.
Se non possiamo ridurre lo stress, come lo trasformiamo?
Un modo semplice ed efficace quando si soggiace a uno stress verso il quale non possiamo reagire con una risposta biologica di lotta o fuga, è quello di inserire un bell'allenamento. L'elemento fisico sarà a quel punto una "simulazione" della reazione di lotta o fuga, in grado pertanto di ridurre gli effetti negativi di uno stress non "sfogato". Lo stress in pratica rappresenta una pistola carica. Con l'allenamento la facciamo sparare, e tutto torna come prima. Se non "sparo" invece patirò i danni da stress cronico elencati prima. Facciamola sparare, questa pistola, e avremo trasformato una situazione molto stressante in normalità fisiologica.




