Dopo settimane di pandori, torroni e biscotti a ogni ora, l’idea di ridurre i dolci può sembrare più una punizione che una scelta di buon senso. Per fortuna, in soccorso ai golosi si possono ricordare le conclusioni di una ricerca della Wageningen University (ne abbiamo parlato qui) nella quale dei gruppi di volontari sono stati “costretti” a seguire una dieta con diversi gradi di dolcezza per capire se questo sapore potesse dare dipendenza come si crede comunemente.
Dopo la fine dello studio, le persone sono tornate spontaneamente alle loro abitudini di prima: chi amava poco il dolce ha continuato ad amarlo poco, nonostante il consumo più elevato. Questo vuol dire che l’eccesso di zuccheri tipico delle feste non modifica per sempre il palato e non crea una dipendenza nel senso classico del termine: i dolci non sono una droga, per fortuna. Però dire addio al torroncino dopo il caffè o ai vari dolciumi rimasti in casa non è sempre facile: tranne eccezioni – perché siamo tutti diversi – il sapore dolce è quello che conforta di più, non per niente nella nostra cultura è legato ai momenti di festa. Ma proprio come accade per le feste che passano, anche il consumo di dolci dovrebbe smettere e restare relegato, per lo più, ai momenti speciali.
Ecco allora cinque piccole strategie per passare, senza soffrire troppo, da un’alimentazione ad alto impatto glicemico a quella della vita di tutti i giorni.
1. Scegliamone uno. I dolci natalizi sono tanti, ma in genere ce n’è uno che ciascuno di noi preferisce più di tutti e che fa fatica a salutare. Il pandoro o forse il panettone nelle sue tante versioni regionali? Una strategia possibile, perciò, può essere quella di iniziare lo svezzamento dai dolci comprandosi l’ultimo pandoro dell'anno – o panettone o torrone o panforte e così via – ed eliminare tutti gli altri. Concedendosi delle micro porzioni, anche quotidiane o quasi, a colazione oppure come piccolo spuntino insieme a una bella tazza di tè. Mini dosi che si prolungheranno nel tempo, uno-due settimane, e che renderanno più facile il passaggio a uno stile alimentare non più festivo. Anche perché magari, a un certo punto, saremo noi stessi a dire: adesso basta con il panettone, se ne parla a dicembre prossimo. Missione compiuta.
2. Solo fuori casa. Nei supermercati siamo già sommersi dai dolci natalizi con offerte 3x2, a metà prezzo e così via (ad esempio, a Milano per la festa di San Biagio, il 3 febbraio, è tradizione vendere panettoni a prezzi scontatissimi). Tuttavia sarebbe meglio resistere e adottare una delle strategie classiche di quando si decide di migliorare la qualità della propria alimentazione. Ovvero: evitare di portare in casa i cibi che andrebbero mangiati occasionalmente, quelli che nella piramide alimentare sono in cima. Proprio come i dolci (o anche i fritti, i cibi grassi e così via). Evitando anche gli alibi di acquistarli solo per familiari od ospiti golosi. Le ragioni sono almeno due: la prima è che sapere di avere in dispensa cioccolatini e biscotti è uno stress e una tentazione continui. La seconda è che, nonostante le buone intenzioni, prima o poi si cede alla gola, dando così un piccolo ma spiacevole colpo all’autostima. Non sarebbe meglio evitare queste conseguenze a monte e mettere nel carrello solo alimenti che non ci creino tutti questi problemi?
3. Comfort scaccia dolce. Partiamo da questo. Per farci stare bene emotivamente, non è vero che il cibo debba essere per forza super zuccheroso e calorico. Secondo gli esperti, il vero comfort food è quello che ci ricorda gli affetti e i piatti di casa, che non necessariamente devono essere dolci. In altre parole, questa strategia prevede di fare uno switch tra dolce e salato, mettendo in tavola quelle pietanze legate all’infanzia, alle persone amate, in grado di scaldare gli animi e tirare su. E non è affatto detto che debbano essere ricche di grassi: talvolta sono ricette molto semplici come le minestre in brodo o il purè. Inoltre, nulla vieta di alleggerirle un po’, magari riducendo la quantità d’olio o di burro. Per il resto non serve che provare a scavare nella propria memoria gastronomica e vedere l’effetto che fa.
4. Lasciarsi un giorno off. Prendendo spunto da una delle regole più frequenti che i dietologi inseriscono negli schemi dei loro pazienti, si può decidere di avere un giorno libero a settimana nel quale godersi l’amato panettone o le altre dolcezze preferite. In effetti, sapere che non è un addio ma un arrivederci può aiutare a seguire durante la settimana uno stile dietetico più corretto, sentendo meno la privazione. E poi la domenica o il sabato, in genere i giorni prescelti, ci si potrà lasciare andare alle tentazioni: il consiglio però è quello di concedersi una-due porzioni di un dolce veramente amato, che piaccia davvero. In altre parole, perché il tutto regga c’è bisogno che ci sia un vero appagamento. Magari per poi scoprire che piano piano ci siamo abituati a mangiare meno spesso i dolci e che in fondo va bene anche così. E che già una colazione speciale in pasticceria ci basta per tutta la settimana.
5. Dolcezza naturale. Questa ultima strategia conclusiva può benissimo essere abbinata a tutte le altre. Ovvero svezzarsi da torte e company mettendo in tavola bevande e pietanze che hanno un sapore delicatamente dolce conferito naturalmente dagli alimenti vegetali. In altre parole, sostituire alimenti carichi di zuccheri con quelli che non hanno bisogno di essere addolciti. A partire dalle spezie come vaniglia o cannella, che rendono una semplice mela al forno o altra frutta cotta un dessert più gratificante, a ortaggi come zucca, carota, cipolla, spinaci, porri, finocchi o topinambur. Da preparare sia sotto forma di vellutate light, contorni al forno, oppure da abbinare a piccole porzioni di cereali dal sapore dolce come riso, orzo, miglio oppure polenta. In altre parole, riuscire ad appagare la voglia di dolce abituandosi a una dolcezza, appunto, meno spinta, sana e che non mette a rischio la linea o la salute con continui saliscendi della glicemia.
Concludendo, abbiamo visto che, sebbene l’obiettivo di tutti questi consigli sia lo stesso, ovvero accompagnarci in modo graduale a riprendere uno stile alimentare non più festivo, l’approccio può cambiare. Starà poi a ciascuno di noi adottare quelli più adatti per la nostra personalità, magari cogliendoli come spunti da personalizzare e rendere perciò più efficaci. Perché in fondo nessuno ci conosce meglio di noi stessi





