La certificazione del bio … funziona!

Così titola un articolo di Fabrizio Piva del CCPB dedicato ai punti di forza, ma anche alle debolezze, del sistema di controllo del biologico nel nostro paese. Lo confermano i dati più recenti dell’ICQRF secondo i quali il 14,9% degli operatori convenzionali ha commesso qualche irregolarità, mentre fra gli operatori biologici sono stati l’8,6%

Non è la prima volta che in questo nostro periodico bollettino scriviamo che il sistema di certificazione dei prodotti agroalimentari di qualità, e quindi anche dei prodotti biologici, è il migliore e quello che meglio garantisce mercato e consumatori rispetto ad analoghi sistemi presenti negli altri paesi membri dell’UE. Così esordisce un articolo di Fabrizio Piva Amministratore delegato del CCPB, comparso sull’ultimo numero della news letter del Consorzio.
E prosegue:
È sufficiente analizzare il livello di difettosità riscontrato nell’ambito dei controlli ufficiali, come riportato nel report dell’Icqrf (Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari) sull’attività condotta nel 2014 . Su un totale di oltre 26.200 operatori controllati, il 14,9% ha dimostrato qualche irregolarità, mentre nel settore biologico gli operatori controllati sono 2.257 con una percentuale di irregolari pari solo all’8,6%. Percentuale risulta inferiore sia all’aggregato dei prodotti tipici, con il 12,3%, e a quello dei vini tipici con il 19,9%. Analoga è la situazione sui prodotti ed i campioni riscontrati irregolari.
Ciò testimonia come un sistema di certificazione in cui ogni singolo operatore è certificato garantisca di più rispetto a settori in cui gli operatori sono soggetti a un controllo, sia volontario che ufficiale, meno pressante. E questo anche quando nel settore del biologico qualcuno tenta di perpetrare delle frodi per cercare di spacciare per biologico un prodotto che non lo è. Purtroppo è abbastanza ovvio che in un settore in cui il “gap” di prezzo fra biologico e convenzionale è di circa il 30% a favore del primo e in cui vi è una tensione sul mercato delle materie prime a causa della loro indisponibilità, qualcuno tenti di “aggirare” le regole cui il settore è sottoposto. In Italia, in questi ultimi anni, il settore della certificazione riesce a scovare queste situazioni anche se ancora, purtroppo, in ritardo rispetto ai tempi del mercato. In altri paesi non si riscontrano perché non si trovano o, talvolta, non si cercano. Per questo non è corretto affermare, in modo qualunquistico, che il sistema di certificazione in Italia non funziona.
Occorre intervenire in modo più puntuale lungo la filiera ed in particolare nelle prime fasi in cui qualcuno cerca di vendere per biologico un prodotto convenzionale. Gli strumenti ci sono e sono quelli classicamente individuati per la funzionalità di un sistema di controllo e certificazione. Occorre infittire le verifiche ispettive, creare le condizioni per cui gli auditor possano dedicarvi il tempo necessario, analizzare le rese produttive in ogni verifica ispettiva, fare un “bilancio di massa” ad ogni verifica indipendentemente che il prodotto sia di importazione o meno, prelevare i campioni in modo puntuale, eseguire qualche controllo incrociato, valutare come le aziende qualificano i propri fornitori, verificare tutte le registrazioni. Si tratta delle normali attività di verifica presenti in tutte le procedure degli organismi di certificazione; procedure che devono essere applicate in modo puntuale e rigoroso aumentando la frequenza dei controlli. Per questo non è necessario, anzi potrebbe essere dannoso inventarsi nuovi adempimenti, occorre piuttosto lavorare su coloro che hanno dimostrato di non applicare i classici strumenti di controllo e che spesso sono alla base delle situazioni di maggiore difficoltà.
Questo nostro paese non è nuovo all’inasprimento di norme quando sarebbe sufficiente chiedere e garantire l’applicazione di quelle esistenti. Peccato che quelli che non applicano le esistenti continueranno a disapplicare anche quelle nuove. Il risultato sarebbe un progressivo inasprimento a carico dell’intero sistema produttivo.

LASCIA UN COMMENTO