I numeri dell’ambiente in Italia


Presentato alla Camera dei Deputati l’Annuario dei dati ambientali (2016), realizzato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). Per quanto riguarda l’agricoltura, cresce di 300 mila ettari l’estensione di quella biologica, ma non si arresta il livello di contaminazione da pesticidi

E' un'immagine in chiaroscuro – scrive l’Avvenire - quella che emerge dai numerosi indicatori forniti dall'Annuario dei Dati ambientali Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. A un anno dall'entrata in vigore della Legge 132/2016, che istituisce il Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente (SNPA), il rapporto è stato presentato alla Camera, presente il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti. Tra i temi affrontati nei report ci sono agricoltura, pesca, energia, trasporti, turismo, industria, biodiversità, clima, inquinamento atmosferico, indice pollinico allergenico, qualità delle acque interne, mare e ambiente costiero, consumo di suolo, rifiuti, agenti fisici, pericolosità geologiche, agenti chimici, valutazioni, autorizzazioni, controlli e certificazioni ambientali, conoscenza ambientale.

Lo stato generale di salute della Terra continua a preoccupare. A novembre 2017 la concentrazione media di CO2 atmosferica (405,14 parti per milione) ha raggiunto un valore senza precedenti negli ultimi 800 mila anni. E la temperatura media annuale globale, nel 2016, ha segnato un anomalo aumento di 1,31 °C sulla terraferma, che in Italia è leggermente superiore: 1,35. Un nuovo record negativo per il terzo anno consecutivo. Tra il 1990 e il 2015, tuttavia, le emissioni di tutti i gas serra sono diminuite grazie alla riduzione prevalente di CO2 raggiunta dal settore energetico. Nel 2015, però, le emissioni sono aumentate del 2,3%, come probabile effetto di una ripresa economica. E in Italia?

Nel nostro Paese l'obiettivo di riduzione dei gas serra entro il 2020, assegnato dall'Ue, sarà raggiunto. Non è l'unica nota positiva: numerosi e significativi - afferma l'Ispra - sono i segnali di miglioramento della qualità dell'aria: le emissioni dei principali inquinanti continuano infatti a diminuire, ma la situazione rimane però critica, in particolare per il particolato atmosferico (il 40% delle stazioni non rispetta il valore limite giornaliero), il biossido di azoto (il 13% delle stazioni non rispetta il valore limite giornaliero). Il bacino padano rappresenta una delle aree di maggior criticità.

In diminuzione anche le emissioni delle autovetture, grazie alle nuove immatricolazioni: nel 2015 le emissioni di CO2 sono scese notevolmente, raggiungendo i 115,1 grammi di CO2 per km (nel 2005 lo stesso valore era 149,5). I dati dei veicoli euro 6 immatricolati nel 2014 mostrano che, per gli ossidi di azoto, il confronto vede il diesel con valori sensibilmente maggiori rispetto a GPL, benzina e gas naturale compresso (metano) I composti organici volatili non metanici sono invece molto alti per i veicoli a benzina, seguiti da GPL e metano, con emissioni rispettivamente pari a circa la metà e un quarto. Quasi trascurabile questo fattore di emissione dei diesel, che però per il particolato presenta i valori più elevati, seguito a breve distanza dalla benzina, mentre Gpl e metano hanno emissioni di 1/3 inferiore rispetto al diesel.

Al capitolo produzione dei rifiuti urbani si registra una crescita (+2%), in linea con l'andamento degli indicatori socio-economici. La produzione pro capite passa da 487 kg/abitante nel 2015 a 497 nel 2016. La raccolta differenziata si attesta al 52,5% della produzione dei rifiuti urbani. Nel 2016, lo smaltimento in discarica interessa il 25% dei rifiuti urbani prodotti. Il riciclaggio delle diverse frazioni raggiunge, infatti, nel suo insieme il 45% della produzione. Nel 2016 la percentuale di preparazione per il riutilizzo e riciclaggio, (carta e cartone, organico, vetro, plastica, metalli e legno) è pari al 47,7%.

Negli agglomerati urbani, uno dei principali problemi ambientali è l'inquinamento acustico. L'attenzione da parte dei cittadini e la richiesta di tutela personale e dell'ambiente sono elevate: nel 2016 circa 93 controlli su 100 delle ARPA/APPA sono stati svolti a seguito di esposti della cittadinanza e nel 40,6% di sorgenti controllate sono stati riscontrati superamenti dei limiti normativi.

Cosa accade al di fuori delle nostre città? Oltre 300.000 ettari, nel 2016, sono stati convertiti ad agricoltura biologica: un'estensione pari quasi a quella della Regione Valle d'Aosta. Cresce il numero di operatori del settore (+20,3%) che privilegia sistemi biologici produttivi, senza il ricorso a sostanze chimiche di sintesi. Per contro, il consumo di suolo In Italia continua a crescere, pur segnando un importante rallentamento negli ultimi anni. Circa 23.000 km2 del territorio nazionale sono ormai persi irrimediabilmente e, con loro, i rispettivi servizi ecosistemici. Solo in 6 mesi, tra il 2015 e il 2016, sono stati consumati 5000 ettari di territorio, equivalenti a 5700 campi di calcio.

In che condizioni versano le nostre acque? Il 43% dei fiumi e il 20% dei laghi raggiungono l'obiettivo di qualità per stato ecologico; il 75% dei fiumi e il 48% dei laghi, invece, raggiungono l'obiettivo di qualità per lo stato chimico. Non si arresta, inoltre, il livello di contaminazione da pesticidi. Inquinati 370 punti di monitoraggio (23,8% del totale) di acque superficiali, con concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali; nelle acque sotterranee, 276 punti (8,6% del totale) registrano tale superamento. Permangono, tuttavia, sensibili differenze tra le regioni, dovute a un monitoraggio degli inquinanti ancora disomogeneo sul territorio nazionale.

Per saperne di più visita il sito dell’ISPRA

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here