Cinema e cucina, passioni ereditarie


Del padre Ugo, Ricky Tognazzi ha conservato non solo il talento e l’amore per la macchina da presa e il palcoscenico ma anche il piacere del cibo e dell’atmosfera affettiva che ruota intorno alla tavola

Ricky Tognazzi, attore e regista, e, lo diciamo per i nostri lettori più giovani, figlio dell’indimenticabile Ugo, è indissolubilmente legato a tutto quel che di godereccio e ridondante può evocare il cibo. Perché la cucina è per lui il luogo, non solo del piacere della buona tavola, dei profumi e dei sapori, ma anche degli affetti e dei ricordi.

Partiamo da tuo padre: Ugo era davvero appassionato di cucina o era una facciata?

Una facciata? Mio padre era ossessionato dal cibo. Aveva esordito per caso, quando stava con mia mamma Pat, perché si era trovato in casa una bellissima cucina e doveva onorarla. Così aveva iniziato cucinando una povera gallina arrosto che, proprio non è, come tutti sanno, “la morte sua”. Fino a diventare un cuoco notevole, curioso, facendo praticamente girare la sua vita intorno al cibo e sostituendo l’emozione dell’applauso del teatro con quella della tavolata in cui portava i suoi manicaretti. La sua casa di Velletri era diventata un vero monumento al cibo e alla cucina, piantava ell’orto semi e piante da tutto il mondo, allevava animali e gli scaffali traboccavano di libri di cucina: quelli antichi e preziosi, quelli di cucina orientale e francese e di altri Paesi, quelli della cucina regionale, tutti gli Artusi e i Talismani. Insomma, cucinare era per lui non solo una gioia e un divertimento, una palestra di sperimentazione, ma un modo di comunicare, uno strumento di seduzione. Mio padre, infatti, ha sempre rincorso la cucina delle sue donne, imparando quella della loro patria d’origine e cucinando per loro.

E tu, come ti inserivi in questa cucina affollata?

Io gli tagliavo le cipolle e chiacchieravo con lui, leggevo il giornale, quando ero in Italia, erché intanto i miei si erano separati e io mi dividevo tra Pat, inglese, e Ugo. Nei fine settimana che trascorrevo con lui, buona parte del tempo si passava in cucina, a preparare pranzi e non solo. Insomma, per mio padre la cucina era il cuore della casa e attraverso i piatti che preparava dispensava anche il suo affetto. L’amore per il cibo è stato per me un imprinting fortissimo, tanto che riuscivo a godere perfino di quello del collegio inglese. E dell’Inghilterra ho anche il ricordo dolcissimo, da tutti i punti di vista, dei tè con la mia nonna materna consumati al White Cat, mitica sala da tè inglese, accompagnati dalle sontuose paste alla panna, ma anche dei succulenti arrosti dei Sunday lunch di cui mia nonna era maestra. E naturalmente mi piace cucinare, mi piace il rito e la formalità del convivio, con la mia famiglia, con mia figlia Sarah, con la famiglia di Francesco, il figlio di Simona (Izzo, moglie di Ricky) e con tutte le mie cognate.

Nel nostro mondo in cui di cibo si muore per carenze o eccessi, dove il cibo si spreca, dove c’è sempre tutto disponibile: come affronti tutto questo?

Lo vivo male, rendendomi conto dell’ipocrisia della nostra società opulenta, e mi sento impotente. A pochi chilometri da qui, la gente fugge dalla fame, dalla povertà, dalle guerre e noi parliamo di affondare le loro navi, sentiamo dai media che sono sbarcati “in cento, in mille”, senza renderci conto che dietro a quei numeri ci sono delle facce e degli occhi di esseri umani disperati. Sono ben contento quando mi si offre l’occasione di fare da testimonial o agire in qualche modo per sensibilizzare le persone riguardo a questi temi. In quanto a noi, credo sarebbe già una buona cosa risparmiare sull’uso dell’acqua, evitare gli sprechi a tavola, stare attenti alla stagionalità dei prodotti, al chilometro zero, cercando anche di fare piccoli orti: io da qualche anno ho cambiato radicalmente il mio modo di fare la spesa, non esistono più i pomodorini e le fragole a gennaio e cerco di mangiare la frutta e la verdura del mio orto. E sto anche attivandomi per creare una compostiera, per riutilizzare il più possibile gli scarti e ridurre ciò che va in pattumiera. M’indigna vedere le quintalate di cibo che vengono sprecate e buttate. O ci svegliamo e prendiamo coscienza o soccomberemo tutti sotto cumuli di spazzatura.

Concludiamo con qualcosa di bello che possiamo fare tutti noi…

Riscoprire la cucina del territorio, che si lega al discorso del chilometro zero, salvaguardare le specie locali e la biodiversità, un capitale straordinario tanto prezioso per la sopravvivenza di tutti gli esseri umani. Ma questi rischiano di essere discorsi alla moda, ne siamo coscienti tutti, compresi anche i nostri politici, ma se ne parla tanto e si agisce poco.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here