Le questioni all’ordine del giorno, viste da un’azienda leader del settore


Le riflessioni di Andrea Bertoldi, direttore generale di Brio, in un’intervista di Italia Fruit: il tema dell’aggregazione e delle filiere, i costi del periodo di conversione, le attese non soddisfatte dal ministero, i rischi dell’entrata della GDO, l’assenza della vigilanza pubblica sul sistema di controllo…

Continua – si legge in un articolo comparso su ItaliaFruit News - il trend positivo di Brio: in linea con il piano di sviluppo quinquennale approvato nel 2015 - dopo l’ingresso nella compagine di Agrintesa, Alegra e Apo Conerpo - che prevede una crescita in volumi e a valore del 15% annuo per arrivare, nel 2019 a un fatturato del gruppo di 100 milioni di euro,  la realtà veronese leader nella vendita di prodotti alimentari biologici si appresta a mettere a segno un progresso a doppia cifra ed in linea con le attese anche nel 2016. “Quello che si sta per chiudere è un anno sostanzialmente favorevole, caratterizzato da prezzi leggermente superiori a quelli dei dodici mesi precedenti, spiega Andrea Bertoldi, direttore generale di Brio, che “deve” all’ortofrutta oltre il 90% del business complessivo.
 “Una crescita resa possibile dalle strategie di Gruppo e soprattutto dalla capacità di fare sistema per affrontare temi e problematiche legate allo sviluppo di un comparto che registra un costante incremento di richiesta da parte dei consumatori”, sottolinea Bertoldi, che è anche vicepresidente di Federbio e responsabile di settore per Alleanza delle Cooperative. “Il tema dell’aggregazione e del dialogo di filiera è fondamentale anche e soprattutto nell’ottica di scongiurare il pericolo che la Gdo e gli operatori che, sempre più, vengono dal tradizionale non capiscano i valori aggiuntivi insiti nel prodotto e lo rendano commodity (un bene per cui c'è domanda ma che è offerto senza differenze qualitative sul mercato):  il biologico ha caratteristiche e valori ben precisi, non comprenderlo significherebbe rischiare di bruciare una chance importantissima per l’agroalimentare italiano”.
L’ulteriore sviluppo del comparto passa  ora inevitabilmente dalla crescita produttiva; la criticità in questo ambito, per il Dg di Brio - realtà produttiva con aziende agricole associate nel Veronese, nel Piemonte, in Emilia Romagna, nel Lazio, in Calabria ed in Sicilia - è legata principalmente alla gestione del periodo di conversione, “perché in questa fase il prodotto ha scarso valore commerciale; ed è un bel problema, un tappo allo sviluppo, perché i costi sono quelli del bio ma i ricavi quelli del convenzionale”. Ecco allora che per Bertoldi, “servirebbe un’iniziativa legislativa per contenere la durata della fase transitoria, oggi oscillante tra i due e i tre anni”.
 “In generale - aggiunge - bisognerebbe aiutare di più le filiere del bio, auspichiamo uno sforzo per ampliare le opportunità di un settore che piace ma si trova ancora ad avere a che fare con molti ostacoli”. Ostacoli che la politica non aiuta, più di tanto, ad abbattere: “dopo l’assegnazione della delega al biologico al viceministro Andrea Olivero c’erano grandi aspettative, ma finora le attese non sono state soddisfatte”.
E su questo tema, riallacciandosi a quanto emerso nella recente puntata di Report dedicata al biologico, dice: “i sistemi di controllo sono tra i più evoluti, ma gli organismi di controllo non possono controllare tutti i giorni. Il problema principale  è l’assenza della vigilanza pubblica che dovrebbe essere più incisiva e puntuale nel controllare il lavoro degli organismi stessi svolgendo anche un ruolo di regia fra soggetti che oggi lavorano con metodi e tariffe diversi”.
L’ortofrutta, peraltro, specifica Bertoldi, è il settore nel quale  si riscontrano meno non conformità ma i rischi non mancano: il  principale è legato alla “deriva”, la “contaminazione” da terreni confinanti “trattati”. Tuttavia anche nell’ortofrutta i “furbi” non mancano e vanno scoperti, da una rete di controllo realizzata fra operatori responsabili, organismo di controllo ed enti pubblici di vigilanza, ed espulsi dal sistema.
 “In tutto questo - conclude Bertoldi  - le realtà di settore devono prendere coscienza della necessità di investire di più per il controllo delle proprie filiere: la certificazione non basta per garantire i clienti. Le aziende che fanno capo a Brio hanno strutture di controllo proprie che si aggiungono a quelle di legge. Insomma, il biologico ha grandi potenzialità e merita il massimo sforzo per non deludere i consumatori, che ci credono sempre più”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here