L'editoriale del direttore
CARPE DIEM
Marzo è il mese in cui la natura decide di ricordarci con crudele eleganza che il tempo non ci aspetta. Nei mercati e nelle gioiellerie di verdura milanesi compare improvvisamente il primo asparago viola, un gioiello liberty che adocchi la mattina passando, con l’intenzione di acquistarlo nel pomeriggio. Quando torni è già sparito. Limited edition, ciao.
A fine mese compaiono gli agretti, l’ingrediente che mi rallegra di più perché quando arriva, ci siamo: è ufficialmente finito l’inverno. Il mio personale barbuto organo di stampa della primavera.
L’asparago selvatico ti si para davanti in mucchi improvvisi in qualche negozio improbabile, poi scompare senza lasciar traccia; le ortiche nei campi producono le foglie tenere solo adesso, le vedi a sorpresa e non hai i guanti e il cestello per portarle a casa perché sono moleste, hanno le loro difese spinose, e come i carciofi, vendono cara la pelle (ma a pag.18 prevaliamo).
Le chiamiamo primizie ma forse dovremmo chiamarle apparizioni o allucinazioni vegetali (giuro di aver visto delle fragoline di bosco nel negozietto di una stazione ma l’esercente nega), vanno fuori stagione in 24 ore, non hanno calendario fisso, coglile ora perché di doman non c’è certezza.
E proprio a marzo, quasi a sottolinearlo, perdiamo 60 minuti di vita con il cambio dell’ora.
La primavera arriva sia con germogli fugaci sia con questo piccolo furto di tempo, come a dire: l’istante fugge. Ma in realtà ce lo restituisce, trasformato in ore più luminose, tramonti più lunghi, sapori freschi inimitabili, prodotti che se non assapori adesso addio e ci rivediamo tra 300 giorni. Il tempo non è infinito ma può essere intenso.
Un’attività che non è mai un furto di tempo è cucinare. Anche solo spuntare dei baccelli, sbucciare le patate, tirare la pasta delle lasagne: l’abbiamo fatto per secoli, seduti nelle cucine insieme a sorelle, mamme e zie in quel ritmo lento che non viviamo più ma che è ancora scritto nel nostro inconscio collettivo.
Gesti che ci riportano a un’umanità senza notifiche, senza like e senza dover conoscere ogni orrore del mondo in tempo reale. Perché certe volte la nostra anima non può contenere tutto il dolore del mondo, deve avere il permesso di essere piccola.
L’attimo che la stagione ci presta va colto, condiviso e cucinato, perché è piccolo e irripetibile.
Cucina Naturale di marzo 2026 è disponibile in edicola (a 3,90 euro) o in abbonamento nella tradizionale versione cartacea, oppure nella versione digitale, per una comoda e immediata lettura e archiviazione su supporti digitali.




