Ogm: adesso come si fa a fermarli?


Dopo l’esito infruttuoso dell’iniziativa contro il mais geneticamente modificato seminato in Friuli Venezia Giulia, Federbio ritiente necessario aprire una nuova fase di opposizione alla diffusione degli Ogm nel nostro paese. Ne parliamo con Paolo Carnemolla, presidente della Federazione

E’ possibile fare una legge che vieta qualcosa ma non prevedere cosa succede a chi eventualmente la viola? Purtroppo sì, ed è quello che è accaduto con il decreto firmato l’estate scorsa dai ministri dell’Agricoltura, della Salute e dell’Ambiente che vietava di coltivare il mais Mon 810 della Monsanto che era già stato seminato da alcuni agricoltori. Tant’è che nulla è stato fatto per mettere in atto il divieto, mentre un’ordinanza della Regione Friuli Venezia Giulia ha di fatto sancito la legalità di quella semina e si è limitata indicare le modalità con le quali doveva avvenire la raccolta per non contaminare le colture e l’ambiente circostante.

“Non sono un giurista – commenta Paolo Carnemolla, presidente di Federbio – ma questa storia che senza l’apparato sanzionatorio non si poteva intervenire non mi convince del tutto. Il buon senso mi dice che se vieto qualcosa con una legge, anche se non prevedo una sanzione, prima di tutto debbo fare in modo che il divieto venga applicato. Oggi è comunque chiaro che dopo quello che è successo si deve aprire una fase nuova della lotta contro le coltivazioni di Ogm.

In che senso?

E’ successo che tre ministri hanno firmato un decreto che si è rivelato inapplicabile. E’ successo che alcuni agricoltori hanno potuto ignorare una legge dello stato italiano senza che sia stato fatto nulla per fermarli. Poi è successo che l’Efsa, l’ente europeo per la sicurezza alimentare, ha dato parere negativo sul decreto italiano che vietava di coltivare il mais Mon 810, giudicando errata la sua impostazione e inconsistenti i due lavori scientifici presentati a supporto del divieto. La decisione finale spetta ora alla Commissione europea ma non c’è dubbio che seguirà il parere dell’Efsa togliendo ogni validità, se mai ne ha avuta, al decreto di luglio. Quindi questa fase si concluderà con la conferma che tutti gli Ogm autorizzati dall’Unione europea possono essere coltivati in tutti i paesi membri…

Che cosa succederà ora?

I promotori delle semine di Mon 810 hanno già annunciato che la prossima stagione allargheranno la loro iniziativa e non è possibile prevedere se altri li seguiranno e quanti potranno essere. Questo significa che, nell’immediato, sono destinati ad aumentare i rischi di contaminazione delle altre colture, quelle biologiche in particolare, e dell’ambiente circostante. In prospettiva, invece, i rischi riguardano la possibilità stessa di portare avanti quel progetto di agricoltura basato sulla qualità e sulla tutela dell’ambiente e della salute, che l’agricoltura biologica propone.

Cosa ha in mente di fare Federbio?

Nel Direttivo che si svolgerà il 16 ottobre, Federbio discuterà di questa nuova situazione mettendo all’ordine del giorno la necessità di definire una nuova strategia che preveda iniziative sia sul terreno legale sia su quello normativo e d’informazione dei cittadini.
Sul terreno legale, eminentemente di diritto civile, pensiamo sia necessario prepararci al meglio per garantire alle nostre imprese una tutela legale dai danni derivanti dalle contaminazioni da OGM. E’ importante che questa azione di tutela non si eserciti solo a posteriori, quando la contaminazione effettivamente si verifica. E’ necessaria invece un’azione affinché le Autorità pubbliche e i potenziali inquinatori mettano in atto tutte le misure per impedire che la contaminazione si verifichi.

E sul terreno normativo e d’informazione dei cittadini?

Credo sia necessario che ci facciamo promotori di una legge d’iniziativa popolare che possa rappresentare un argine reale alla coltivazione di OGM in Italia e, con l’occasione, sviluppare una campagna d’informazione e comunicazione che sia il più possibile concreta e corretta sul piano scientifico e tecnico.

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