La paladina della biodiversità


Vandana Shiva è una delle scienziate più famose al mondo. Attivista ambientalista, è stata più volte proposta per il Nobel, e nel 1993 ha vinto quello alternativo per la pace, il Right Livehood Award.

Vandana Shiva è una delle scienziate più famose al mondo. Attivista ambientalista, è stata più volte proposta per il Nobel, e nel 1993 ha vinto quello alternativo per la pace, il Right Livehood Award.

Come è passata dalla fisica quantistica, i suoi studi universitari, ad occuparsi di ambiente e agricoltura?

La fisica è stata la mia prima scelta e vocazione. Ma quando ero ancora studentessa, i contadini che abitavano nella mia zona crearono un movimento per proteggere le antiche foreste che stavano per essere distrutte. La protesta nonviolenta si attuava abbracciando le piante perché non venissero tagliate: il movimento si chiamava, infatti, Chipko, che significa abbracciare. Io aderii a quel movimento e questo mi rese molto attiva nella ricerca  ecologica. Così, nel giro di pochi anni, fui invitata dal Ministero dell’ambiente a realizzare ricerche ambientali, mentre portavo avanti i miei studi di fisica. La svolta definitiva avvenne nel 1984, quando in India avvennero due grandi tragedie: una fu l’assassinio di Indira Gandhi; l’altra l’esplosione di Bhopal. Da qualche anno erano presenti sul territorio indiano fabbriche di pesticidi, conseguenza della Green revolution, lo sviluppo dell’agricoltura industriale: la sera del 2 dicembre 1984 esplose la fabbrica di pesticidi di Bhopal in Punjab, e nella notte morirono 3000 persone. In quel momento decisi che dovevo fare qualcosa per creare un’agricoltura non violenta, che non provocasse morti e distruzione ambientale ma che si basasse sulla produzione tradizionale e il rispetto dell’ambiente.

Con l’associazione Navdanya proteggete i semi antichi, e vendete riso basmati anche in Italia, tramite il circuito del Commercio equo. Che cosa pensa delle donne in agricoltura?

Mia madre era una donna molto istruita e divenne una rifugiata al momento della divisione tra India e Pakistan. Fu costretta dalle circostanze a diventare una contadina ma mi ha insegnato che si può avere una laurea e allo stesso tempo essere agricoltori. Da quando ho deciso di impegnarmi in agricoltura biologica considero questo impegno altrettanto, se non più importante, che avere un dottorato di ricerca. Ogni donna che vuole impegnarsi in agricoltura deve sapere due cose. Innanzitutto, che si tratta della vocazione più difficile che si possa avere, che richiederà l’uso di tutto il proprio cervello, il corpo e il cuore. Nessun’altra attività richiede un impegno così totale. La seconda è che, più le donne saranno coinvolte in agricoltura, più questa diventerà un’attività ecologica e non-violenta.

In Europa c’è un forte movimento popolare contro gli OGM, ma nonostante ciò la Commissione Europea continua a rilasciare autorizzazioni per l’utilizzo di sementi e prodotti OGM. Perché questo avviene?

Se vogliamo capire perché la Commissione Europea stia sostenendo gli OGM nonostante la popolazione sia contraria, basta considerare la potenza che la Monsanto (importante azienda transnazionale nel campo delle produzioni transgeniche) impegna per influenzare le decisioni della CE. Bisogna anche tener presente che la stessa Monsanto ha utilizzato il WTO, l’Organizzazione mondiale del commercio, per aprire un procedimento contro l’Europa. Questo fatto è stato strumentalizzato dalla Commissione Europea per avvallare l’idea che “a causa del libero commercio è necessario dar da mangiare gli OGM ai cittadini europei”.  In India abbiamo leggi molto restrittive sugli OGM. Quando la Monsanto è arrivata nel nostro Paese e ha iniziato a non rispettare le leggi, ha avuto problemi legali e non ha potuto esportare nel nostro Paese i suoi prodotti per cinque anni.

Che cosa pensa della scarsità di derrate, come grano o latte, che si sta creando a livello europeo e mondiale? A che cosa è dovuta?

Il problema, oggi, è che il mercato globale del cibo è basato sulla speculazione. Un esempio sul grano. Se le grandi imprese americane vogliono vendere più grano in India, fanno pressione sul governo indiano perché ne importi di più, chiedendo al governo USA di mettere sullo stesso piano accordi di carattere diverso, come quelli agricoli insieme a quelli energetici. È un modo per far forza sulle scelte del Paese ed aprire nuovi mercati. Questo è successo, ed ecco allora che con una decisione politica si è aperto un possibile, enorme mercato, considerando che in India vivono più di un miliardo e 100 milioni di persone. In questo modo si è creato un aumento potenziale della domanda, con conseguente crescita del prezzo, sia a livello locale che mondiale. E gli indiani, ricchi e poveri che siano, pagano quattro volte più caro il loro cibo. Lo stesso accade per il latte. Se gli speculatori si rendono conto che c’è un grosso, possibile compratore, andranno dove possono vendere il loro prodotto a un prezzo maggiore. Se il prezzo è più alto in Cina, porteranno il loro latte in Cina. Infine, l’utilizzo di derrate agricole come biocarburante ha portato ad un ulteriore aumento dei prezzi.

Pensa che sia possibile conciliare la sostenibilità economica con quella ambientale?

L’unico vero modo per ottenere la sostenibilità economica è realizzare un’autentica sostenibilità ambientale. Un mercato speculativo non può reggere: si arriverà al punto in cui non sarà più conveniente fare agricoltura, da nessuna parte del globo, perché i prezzi saranno sempre più bassi di quello che i contadini spendono per produrre cibo. Un’economia agricola è sostenibile nella misura in cui è corretta ecologicamente, perché il vero capitale in agricoltura è costituito dalla fertilità del suolo, dalla biodiversità e dall’impegno dell’agricoltore. Solo se questi fattori verranno considerati in maniera adeguata anche il risultato economico sarà reale ed accettabile.

Un consiglio valido per tutti: qual è l’elemento più importante da considerare quando si fa la spesa?

La scelta più ecologica è dare la preferenza ai cibi prodotti da agricoltori che lavorano nelle vicinanze. In questo modo si sostiene l’economia locale e si evita il trasporto, che produce liberazione di gas di scarico dannosi per l’ambiente. Resta il consiglio di dare la preferenza ai prodotti ottenuti con i metodi dell’agricoltura biologica.

Per concludere, che cosa ci dice del suo rapporto con la tradizione  gastronomica indiana?

Naturalmente io amo molto la cucina del mio Paese. Penso che sia l’India sia l’Italia abbiano cucine molto sofisticate. E, fortunatamente, queste tradizioni sono ancora sufficientemente preservate. Ci sono molte ricette che amo, ma la mia preferita è un piatto fantastico che prepariamo con lo yogurt. Sono polpettine di ceci che si mangiano insieme a una ciotola di riso.

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