Gli allevatori convenzionali guardano al biologico?


Quali opportunità offre oggi allevare con il metodo biologico, quali gli investimenti necessari e i rischi che si corrono affrontando il processo di conversione. Di questo e altro si parla alla 71° edizione delle Fiere Zootecniche Internazionali in corso a Cremona fino al 29, il più importante appuntamento italiano per il settore

In Italia, negli ultimi anni, si è assistito a una crescita del 47% delle importazioni di prodotti bio dall’estero, in particolare cereali e frumento. Alla 71esima edizione delle Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona (il più importante appuntamento italiano per il settore e uno dei primi tre a livello mondiale, in scena fino al 29 ottobre nei padiglioni di CremonaFiere) – si legge in un comunicato stampa di Cremona Fiere - si parla di come oggi il biologico possa incrementare il reddito dei produttori agricoli. Infatti per rispondere al progressivo aumento della domanda interna di prodotti bio (+20,6%,6 nei primi sei mesi del 2016) sempre più agricoltori e allevatori italiani si stanno avvicinando con interesse al mondo del biologico.
In Italia gli operatori biologici certificati alla fine del 2015 sono 59.959 con un incremento dell'8,2% rispetto al 2014: l'anno passato hanno quindi scelto di convertire la propria impresa oltre 4.500 operatori, secondo i dati diffusi dal SINAB - Sistema di Informazione Nazionale sull'Agricoltura Biologica. La superficie coltivata secondo il metodo biologico in Italia risulta pari a 1.492.579 ettari, con un aumento complessivo rispetto all’anno precedente del 7,5 %. Nel corso del 2015 sono stati infatti convertiti al metodo biologico oltre 104.000 ettari. Anche per le produzioni animali i dati evidenziano un aumento significativo, in particolare per bovini (+19,6%) e pollame (+18,2%).
 “Soprattutto il latte biologico e i prodotti lattiero-caseari hanno visto un forte incremento dei consumi; tuttavia la produzione nazionale non ha seguito di pari passo questo trend – afferma Alberto Menghi del CRPA - Centro Ricerche Produzioni Animali –. Nella conversione al biologico occorre un'accurata analisi del rapporto costi-benefici, in particolare perché ogni azienda ha caratteristiche specifiche e, per questo, è complesso inquadrare un modello univoco che favorisca il passaggio alle produzioni biologiche”. E Giacomo Pirlo, ricercatore del CREA FLC - Centro di ricerca per le produzioni foraggere e lattiero-casearie di Lodi, rilancia: “I consumatori sono sempre più attenti alla sostenibilità e perciò alcune pratiche orientate all'ecologia che vengono attuate nel regime biologico dovranno necessariamente essere applicate anche alle produzioni convenzionali. Oggi chi produce bio è senza dubbio avvantaggiato rispetto a chi segue il regime tradizionale perché la domanda di prodotti biologici è in continua crescita. Il ruolo del CREA FLC è quello di agevolare la delicata fase di transizione individuando soluzioni per ridurre i rischi di investimento e fornendo indicazioni tecniche per contenere i costi di produzione”.

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