Negli ultimi anni il concetto di “detox” — inteso come eliminazione delle tossine dal nostro organismo — è diventato sempre più popolare, quasi una moda. Un tempo però le pratiche depurative erano una consuetudine a ogni cambio di stagione, spesso legate a tradizioni religiose come la Quaresima o a feste stagionali come i riti della primavera celebrati nelle comunità rurali.
Gli organi principali coinvolti in questo processo di depurazione sono il fegato, i reni e, in seconda battuta, la pelle. Tutti questi organi lavorano insieme per mantenere l’omeostasi, ovvero l’equilibrio interno del nostro corpo.
Fegato, la nostra centrale metabolica
Il fegato è l’organo chiave nel processo di depurazione del corpo e svolge diverse funzioni cruciali:
• metabolizza e trasforma sostanze “tossiche”, come alcol, pesticidi e farmaci in sovradosaggio;
• gestisce anche le sostanze prodotte dall’organismo, come gli ormoni in eccesso e i prodotti del metabolismo cellulare;
• produce e secerne la bile, fondamentale per eliminare il colesterolo, la bilirubina e altre sostanze liposolubili che non possono essere espulse dai reni;
• trasferisce i residui tossici nell’intestino, dove vengono poi espulsi con le feci;
• produce il glutatione, una molecola fondamentale per neutralizzare i radicali liberi e supportare la disintossicazione.
Un sovraccarico epatico, causato da abuso di alcol o da un’alimentazione ricca di grassi e zuccheri, può compromettere queste funzioni e portare a stanchezza, disturbi digestivi e accumulo di tossine. Per favorire una buona funzionalità epatica è fondamentale seguire una dieta equilibrata, ricca di antiossidanti, fibre e acqua, praticare esercizio fisico regolare e gestire adeguatamente lo stress. Questi accorgimenti possono migliorare notevolmente l’efficienza depurativa del fegato.
Reni per eliminare le scorie idrosolubili
I reni sono i principali filtri del sangue e svolgono la funzione primaria di eliminare le scorie idrosolubili tramite l’urina. Ogni giorno possono filtrare circa 50 litri di plasma, rimuovendo così prodotti di scarto come urea, creatinina, ammoniaca e ioni in eccesso. Inoltre sono responsabili dell’espulsione dei residui dei farmaci e di altre sostanze idrosolubili estranee al metabolismo del corpo.
Rituali detox nelle tradizioni contadine
L’assunzione di sostanze depurative durante il cambio di stagione affonda le radici in antiche tradizioni della cultura contadina di molte regioni. In particolare si preparavano infusi e decotti a base di piante officinali come tarassaco, gramigna, bardana, menta e achillea, piante fondamentali per supportare fegato e reni nell’eliminazione delle scorie accumulate durante l’inverno.
Un’altra tradizione era quella di preparare enoliti, ottenuti facendo macerare piante depurative — come il tarassaco, la bardana, il carciofo, ricchi di principi amari, e anche l’ortica — nel vino rosso. Il “risveglio primaverile” del corpo, oltre all’assunzione di questi depurativi, era spesso accompagnato da periodi di semidigiuno o da una riduzione dei cibi grassi, come ad esempio i formaggi. Durante questi periodi si consumavano anche molte verdure fresche, appena raccolte, tra cui il tarassaco, che abbonda in questa stagione.
Anche gli animali da allevamento, come le mucche, ricevevano infusi o macerati di piante depurative. In alcune zone venivano somministrate bucce di mele o pere fermentate mescolate al foraggio per “purificare” l’apparato digerente degli animali, migliorando così la qualità del latte e, di conseguenza, dei formaggi.
Le origini dell’aperitivo
La tradizione dell’aperitivo, che ha radici antiche, nasce dall’idea di “aprire” (dal latino aperire) lo stomaco prima del pasto, stimolando l’appetito con bevande aromatiche ma soprattutto amare. Le bevande amare infatti attivano specifici recettori in bocca che inviano segnali al cervello favorendo la produzione di succhi gastrici e preparando così l’apparato digerente al pasto.
L’uso di bevande dal sapore amaro risale all’antichità, quando medici greci e romani come Ippocrate e Galeno prescrivevano infusi e decotti di erbe amare per favorire la digestione. Queste bevande venivano considerate tonici per il fegato e lo stomaco. Nell’antica Roma il vino veniva spesso aromatizzato con erbe amaricanti come l’assenzio e la genziana, oppure con l’oleoresina di mirra per stimolare l’appetito. Un esempio di questa tradizione era il vinum absinthiatum, un antenato degli aperitivi amari moderni.
Nel Medioevo i monaci perfezionarono l’arte di creare elisir a base di erbe officinali con effetti sia medicinali sia digestivi. Questi preparati erano spesso amaricanti, per sfruttare le proprietà stimolanti delle erbe sull’apparato digerente. Ancora oggi in molti monasteri sono venduti elisir di erbe prodotti dagli stessi monaci seguendo antiche e tradizionali ricette. Grazie agli scambi con il mondo arabo si diffuse l’uso di distillati e alcoliti aromatizzati che trovarono spazio sia nei riti conviviali sia nella medicina popolare.
Le versioni moderne
Nel 1786 Antonio Benedetto Carpano, un erborista di Torino, inventò il vermouth, una miscela di vino bianco (di provenienza sicula), erbe aromatiche e spezie, che si diffuse rapidamente come bevanda da aperitivo. Torino divenne uno dei centri principali della cultura dell’aperitivo grazie ai caffè eleganti dove si servivano vermouth e altre bevande amaricanti prima dei pasti.
Nello stesso periodo cominciarono a essere creati elisir e amari come il Cinzano (altro vermouth torinese), il Fernet-Branca e altri che sono poi diventati parte della cultura dell’aperitivo. Questi amari sono preparati con una varietà di piante officinali macerate nel vino ad alta gradazione o direttamente nell’alcol, in modo da ottenere un gusto finale molto deciso e aromatico.
Gli amari e gli elisir sono apprezzati non solo per il loro sapore ma anche per le loro proprietà digestive e perché si pensava avessero il potere di stimolare l’appetito. Certo, la presenza di alcol annulla completamente l’effetto detox, che rimane invece una prerogativa di infusi e decotti a base di erbe amaricanti senza componente alcolica.
Qui sotto trovate due ricette di tisane molto efficaci e anche di gradevole sapore per aprire o chiudere i pasti, da consumare come routine durante i vostri rituali di depurazione primaverile, in linea con le antiche tradizioni popolari.
Tisana digestiva
Per stimolare la digestione, favorire la riduzione del gonfiore e facilitare l’assorbimento intestinale di tutti i nutrienti.
Ingredienti per 100 g di tisana (circa 10 tazze)
• Finocchio semi — 30 g
Favorisce la digestione, ha un’azione carminativa e riduce i gas intestinali.
• Menta piperita foglie — 25 g
Rinfrescante, antispasmodica e digestiva.
• Camomilla matricaria fiori — 20 g
Digestiva e antispasmodica, utile in presenza di tensione addominale.
• Zenzero rizoma — 15 g (essiccato o fresco)
Digestivo.
• Liquirizia radice — 10 g
Protegge la mucosa gastrica e aromatizza.
Preparazione
Mescolate le piante officinali in un contenitore di vetro o di ceramica e chiudetelo con cura. Versate 1 cucchiaio di tisana in ogni tazza d’acqua bollente (circa 250 ml). Coprite la tazza e lasciate in infusione per una decina di minuti. Filtrate e consumate l’infuso caldo.
Assumete quest’infuso almeno 15–20 minuti dopo pranzo e cena. Se il disturbo digestivo è ricorrente, potete berlo anche 5–10 minuti prima dei pasti. Se gradite un sapore più speziato, potete aumentare leggermente la quantità di zenzero.
Tisana depurativa
Per ottimizzare le funzioni di fegato e reni nell’eliminazione delle scorie.
Ingredienti per 100 g di tisana (circa 10 tazze)
• Tarassaco radice — 30 g
Depurativo e diuretico, stimola la funzionalità epato-biliare e renale.
• Bardana radice — 25 g
Stimola la funzionalità epato-biliare e purifica la pelle.
• Ortica foglie — 20 g
Supporta l’eliminazione di acidi urici e stimola la funzione pancreatica.
• Finocchio semi — 15 g
Ottimizza la funzione digestiva.
• Melissa foglie — 10 g
Favorisce il rilassamento, aiutando a superare lo stress del cambio di stagione.
Preparazione
Mescolate le piante officinali in un contenitore di vetro o di ceramica e chiudetelo con cura. Versate 1 cucchiaio di tisana per ogni tazza d’acqua bollente (circa 250 ml). Coprite la tazza e lasciate in infusione per una decina di minuti. Filtrate e bevetene 2–3 tazze al giorno, preferibilmente prima oppure lontano dai pasti.




