Perché scegliere vegan?


La dieta vegana sta conquistando sempre più successo ma ancora tante sono le perplessità e i dubbi che emergono: si può affrontare a qualsiasi età? Offre davvero dei vantaggi per la salute? Ne parliamo con il professor Leonardo Pinelli, pediatra e diabetologo

Impegnato da anni sul fronte dell’alimentazione dei bambini e delle loro famiglie, Leonardo Pinelli è un pediatra che ha scelto la dieta vegana e la utilizza per la promozione della salute e la cura di molte malattie. Sensibile ai problemi ambientali e membro di Isde (Società internazionale medici per l’ambiente) è autore di oltre 250 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali e ha da poco pubblicato Veg Piramid Junior (ed. Sonda), un libro dedicato all’alimentazione vegetariana e vegana in famiglia. È professore associato presso l’Università di Verona e direttore dell’Unità Operativa di Diabetologia, Nutrizione clinica e Obesità. Attualmente mette a disposizione di genitori e bambini la sua lunga esperienza a Mantova, Firenze, Verona e Milano.

Perché ha scelto di diventare vegano?

Fin dall’inizio della carriera mi sono occupato di alimentazione. Quando nel 1974 fui inviato a Parigi, lavorai con un famoso diabetologo che sosteneva la dieta mediterranea. Iniziai, allora, ad applicare il menu mediterraneo nella terapia dei bambini diabetici, anche se i carboidrati venivano messi all’indice dai protocolli correnti. Nel 2000, il caso della Bse (la cosiddetta “Sindrome della mucca pazza”) mi portò a riflettere sulla produzione dei cibi di origine animale. Adottai una dieta latto-ovo-vegetariana. Più tardi l’artrosi cervicale mi ha spinto ad approfondire le tematiche legate ai meccanismi dell’infiammazione e ho scelto di eliminare i cibi animali, responsabili di un eccessivo apporto di acidi grassi omega 6, coinvolti in tutti i processi infiammatori. Sono vegano da dieci anni. Lo yoga, che pratico da tempo, mi ha insegnato a vedere il cibo con nuovi occhi, a riconoscere i suoi legami con l’ambiente e l’universo.

Quali rapporti esistono fra cibo e malattia?

Fattori genetici, stress, sedentarietà contribuiscono in modo significativo alla nostra salute, ma il 90% delle malattie o semplici disturbi deriva anche dal cibo. I nostri predecessori potevano concedersi cibi animali, oggi gli inquinanti ambientali rendono più difficile questa scelta. Allevamenti intensivi, abuso di pesticidi e di materie prime di origine chimica, come la plastica, provocano l’accumulo di sostanze indesiderabili nell’ambiente. Il 75% di questi composti è solubile nei grassi e si concentra in particolare nei grassi animali. Così carne, pesce, pollame e latticini ci trasportano composti indesiderabili che vengono immagazzinati nel nostro tessuto adiposo e, superato un certo limite, si riversano nel sangue. Ossidazione, acidità, infiammazione che ne derivano sono presupposti per le malattie. È questo uno dei motivi per cui le aspettative di vita sana fra il 2004 e il 2012 sono diminuite di 6 anni per gli uomini, di 10 anni per le donne, che hanno una maggiore percentuale di grasso nel loro corpo. Anche i bambini si ammalano di più perché hanno bisogno di una maggiore quantità di cibo in rapporto alla loro superficie corporea, quindi ingeriscono più inquinanti.

Quali sono i vantaggi della dieta vegana?

L’abolizione dei cibi animali riduce in primo luogo l’apporto di grassi, quindi di sostanze inquinanti. Non solo: riporta in equilibrio il rapporto tra acidi grassi omega 6 e omega 3, che nella dieta equilibrata dovrebbe essere di 4 a 1 a favore degli omega 6, ma nei regimi ricchi di ingredienti animali, come quello statunitense, raggiunge addirittura il valore di 24:1, incrementando, così, i processi infiammatori, che a loro volta condizionano negativamente tutto l’equilibrio dell’organismo. Va poi aggiunto l’effetto protettivo dei vegetali sia per i nutrienti che contengono, fra cui gli antiossidanti, sia per la loro azione sulla regolazione del metabolismo, dell’assorbimento e dell’ambiente intestinale.

A chi è adatta?

A mio avviso la dieta vegana è lo stile alimentare più fisiologico, quindi possono praticarla tutti a patto che venga pianificata e monitorata. Le donne dovrebbero iniziare un menu vegano addirittura qualche mese prima del concepimento, per ridurre gli inquinanti nel loro corpo e prevenire, fra l’altro, indesiderate alterazioni del patrimonio genetico del nascituro, che potrebbero comportare, per esempio, una riduzione delle difese contro i tumori nella vita adulta. Un menu vegano ben pianificato si può seguire anche durante la gravidanza, l’allattamento, l’accrescimento e per il resto della vita.

Se un adolescente diventa vegano?

I pediatri devono essere punti di riferimento per guidare e supportare la famiglia. Oggi la Società Italiana di Pediatria non è favorevole a questo regime, anche se alcune Asl stanno iniziando ad aprirsi con corsi di aggiornamento mirati. La dieta vegana può soddisfare anche esigenze nutritive elevate, e il fatto che alcuni famosi atleti la praticano ne è una prova. Basta seguire i principi della dieta mediterranea: tanti cereali, legumi, semi oleosi come le noci, ortaggi e frutta in abbondanza.

E in caso di patologie?

Il diabete di tipo 2 può guarire o migliorare molto con un regime vegano ben programmato. Nel caso del diabete giovanile la guarigione non è possibile, ma si migliora la risposta all’insulina e si prevengono molte complicanze del diabete, per esempio a carico dell’apparato cardiocircolatorio. La riduzione dei cibi animali può diminuire, inoltre, l’incidenza di altre patologie degenerative, fra cui tumori, Parkinson, Alzehimer e malattie autoimmuni. L’importate, però, è diminuire i grassi. Troppi grassi, anche se di origine vegetale, finiscono nei muscoli e favoriscono la resistenza all’insulina. Meglio quindi favorire i carboidrati complessi derivanti dai cereali integrali. Non bisogna invece abusare di cereali e farine raffinate, che hanno gli stessi effetti nocivi dello zucchero.

Che cosa tenere sotto controllo?

Seguendo una dieta strettamente vegana si può incorrere nella carenza di alcune importanti sostanze. Gli integratori possono aiutare.

FERRO
In realtà i vegetali sono ricchissimi di questo minerale, che però è presente in una forma più difficile da assorbire rispetto al ferro contenuto nei cibi animali. La presenza di vitamina C ne favorisce l’assorbimento: per questo è importante abbinare le fonti vegetali di ferro con il succo di limone; ne bastano 4-5 gocce in aggiunta a insalata e legumi.
VITAMINA B12
La sua carenza causa disturbi a carico del sangue e del sistema nervoso e può favorire la depressione. Spesso scarseggia anche nelle diete di chi non è vegano. Gli allevamenti intesivi comportano, infatti, un abuso di antibiotici che distrugge la flora batterica degli animali, riducendo, così, la sintesi di B12. Nel menu vegano l’integrazione è comunque necessaria. Ci sono ottimi integratori vegani naturali sotto forma di capsule sublinguali derivati da colture batteriche. A fronte di un fabbisogno giornaliero di 2-3 microgrammi, è consigliabile l’assunzione di 50 microgrammi a giorni alterni o di 25 microgrammi al giorno.
VITAMINA D
Il suo ruolo è importante non solo per la formazione delle ossa ma anche nella regolazione del metabolismo e della risposta immunitaria e come antinfiammatorio e antitumorale. L’inquinamento atmosferico rende difficile ai raggi solari, che favoriscono la sua produzione sottocute, raggiungere la nostra pelle. È bene, in ogni caso, esporsi al sole almeno 30 minuti al giorno anche d’inverno. La vitamina D è una sostanza che va sempre monitorata ed eventualmente integrata.
DHA (ACIDO DOCOSAESAENOICO)
È un acido grasso della serie omega 3, presente in modo naturale nel pesce, in alcune alghe e nelle noci. Ha un ruolo nella funzionalità del sistema nervoso e della retina, assicura l’integrità delle membrane cellulari e regola il metabolismo dei trigliceridi. Il suo apporto costante contribuisce quindi a prevenire e curare diversi disturbi, fra cui allergie, infiammazioni, malattie cardiovascolari e artrite reumatoide. Il Dha può essere sintetizzato dall’acido alfa linolenico che si trova in abbondanza nel pesce e nei semi di lino. Sei noci al giorno ne assicurano un rifornimento adeguato. Quando la stagione delle noci è superata, si può ricorrere a un paio di cucchiaini di olio di semi di lino spremuto a freddo e conservato in frigorifero.

Mangiare vegan fa bene all’intestino

L’intestino dà origine al 75% delle difese immunitarie grazie alle placche di Peyer, che in presenza di bifidobatteri e lattobatteri producono gli anticorpi capaci di rendere potente il sistema immunitario. I benèfici probiotici si nutrono prevalentemente di carboidrati e di fibre e, attraverso la loro scomposizione, producono acidi grassi a catena corta, che assicurano una rigenerazione equilibrata delle pareti intestinali. L’assunzione di integratori probiotici di buona qualità rafforza il sistema immunitario e combatte in particolare allergie e intolleranze. Una dieta ricca di fibre vegetali supporta la crescita dei probiotici che, in presenza di queste sostanze, raddoppiano di numero ogni due ore. D’altra parte, l’eccesso di proteine animali favorisce fenomeni putrefattivi e disbiosi, che squilibrano l’intestino favorendo diverse patologie, fra cui infiammazioni e malattie autoimmuni.

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