Si può fare agricoltura biologica, senza suolo e senza sole?


Le nuove tecniche di coltivazione come l'idroponica, l'acquaponica o il vertical farming sono considerate rispettose dell’ambiente dai loro sostenitori. E’ sufficiente questo per farle rientrare nel sistema che controlla e certifica i prodotti dell’agricoltura biologica?

“Un peperone che cresce ad un metro dal suolo su un substrato di fibra di cocco può essere considerato biologico? E una fragola che non ha mai visto la luce del sole ma solo lampade a led? Sono queste le domande che si sono posti alcuni paesi ora che a Bruxelles si sta discutendo la riforma dell'agricoltura biologica”. Ed è da queste domande che prende il via un articolo comparso su AgroNotizie a firma di Tommaso Cinquemani.
La legislazione dell’Uniuone Europea in materia di biologico – scrive Cinquemani – allo stato attuale esclude che possano essere certificate come biologiche le coltivazione in assenza di suolo e di sole, però “alcuni paesi vorrebbero rendere i limiti meno stringenti. Gli Stati del Nord Europa, Germania e Olanda in testa, vorrebbero infatti vedere riconosciuta la possibilità di rilasciare la certificazione biologica per i prodotti coltivati in serra fuori suolo. In questi Stati, infatti, questo tipo di coltivazioni sono molto più sviluppate che nel resto dell'Unione. Mentre Italia, Francia e Spagna si oppongono fermamente. E' questo uno degli elementi che ha portato di fatto ad uno stallo nel processo di riforma del settore biologico a Bruxelles”.
Ma che ne pensa il mondo del biologico? Per Federbio, Federazione che riunisce le organizzazioni operanti nella filiera biologica e biodinamica, non si possono fare – riferisce l’articolo di AgroNotizie - aperture alle tecniche fuori suolo. "La nostra posizione è in linea con quella che la nostra autorità competente nazionale sostiene anche a livello europeo, ovvero la coltivazione fuori suolo non è compatibile con i principi del Regolamento 834/07 e dell'agricoltura biologica", spiega ad AgroNotizie Paolo Carnemolla, presidente di FederBio. "Dunque possono esserci solo limitate eccezioni, come nel caso del vivaismo e delle piante in vaso". Sulla stessa posizione è anche Ifoam l’organizzazione internazionale che raccoglie idiversi soggetti che si occupano di agricoltura biologica: "La nostra posizione storica è che le  coltivazioni terrestri debbano essere coltivate in suolo".
Allargando lo sguardo al di fuori dell’Europa le cose cambiano un po’. “Negli Stati Uniti, in Canada e in Messico – scrive Cinquemani - gli agricoltori possono ottenere la certificazione biologica per le coltivazioni fuori suolo. Negli Stati Uniti il dibattito è però acceso. Il National organic program, l'autority statunitense sul biologico che dipende dal ministero dell'Agricoltura, non vieta né autorizza esplicitamente le coltivazioni idroponiche e acquaponiche. Per ora le certificazioni rilasciate sono state frutto di un vuoto legislativo. Per fare chiarezza, a fine 2015, Nop ha lanciato una task force proprio per definire se questi nuovi metodi di coltivazione potessero essere considerati biologici, ma il report finale non ha messo nessun punto fermo, lasciando la questione ancora aperta”.

 Leggi tutto l’articolo QUI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here