Sequestrati oltre 1.100 tonnellate di soia e olio di colza “falsi biologici”


L’operazione condotta a Cremona, Brescia e Pesaro dalla Guardia di Finanza. Secondo l’Aiab, necessario un piano per la produzione di proteine vegetali bio al fine di superare la dipendenza del nostro paese dalle importazioni

La Guardia di Finanza – secondo quanto riferisce l’Agenzia Reuters Italia - ha annunciato giovedì 6 giugno di aver sequestrato circa 1.150 tonnellate di semi di soia, panello e olio di colza, contaminati da pesticidi ma presentati come prodotti di agricoltura biologica. I sequestri sono avvenuti in aziende ubicate a Cremona, Brescia e Pesaro. Soia e panello erano destinati al consumo animale, come mangimi, mentre l'olio di colza avrebbe dovuto essere impiegato per il consumo umano. "Le produzioni agricole, falsamente certificate come biologiche, venivano importate dalle suddette aziende per essere successivamente commercializzate nel territorio nazionale e all'estero", dice la Finanza. L'indagine, coordinata dalla Procura di Pesaro, ha già consentito nei mesi scorsi il sequestro di 1.500 tonnellate di mais e soia falsamente bio. Trenta persone sono complessivamente indagate per associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio. “Il fatto che le truffe vengano scoperte vuol dire che i controlli in Italia ci sono e in tal senso un plauso va alla Guardia di Finanza. Ma se tra le persone e le organizzazioni coinvolte ci sono dei recidivi, questi devono essere espulsi definitivamente dal sistema bio e pagare per il danno che arrecano”, ha dichiarato Alessandro Triantafyllidis, presidente di AIAB. “La storia si ripete – ha continuato Triantafyllidis - perché manca ancora, a livello europeo e nazionale, quella sicurezza alle frontiere che garantisca al 100% la certificazione dei prodotti, né è presente un sistema sanzionatorio così severo da scoraggiare questo tipo di frodi. Ma la causa di portata maggiore va attribuita alla carenza italiana di colture proteaginose, come la soia, il pisello proteico o il favino, che spinge il nostro Paese, cronicamente deficitario, ad importare dall’estero. In questo senso, un piano per la produzione di proteine vegetali bio, come abbiamo proposto già da anni, sarebbe la soluzione migliore per l'agricoltura italiana,  in termini sia agronomici che economici”.

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