Pasta al pomodoro e tè con simpatia


Un buon rapporto con il cibo e con il suo corpo che ha trasferito anche alle sue figlie, senza ossessioni. Parliamo di Lella Costa eclettica attrice e doppiatrice, con una carica di simpatia innata

Lella Costa, attrice e doppiatrice, regge bene la fatica, nonostante gli spettacoli per tutta Italia e una famiglia da gestire. Merito anche di un sano e sereno rapporto con il cibo, oltre che di intelligenza, simpatia e apertura verso gli altri.

A proposito di rapporti, com’è quello con il tuo corpo?

Premetto che faccio un mestiere che prevede una buona forma fisica in maniera costante. Ormai il lavoro sul diaframma è dato per scontato: i monologhi durano anche due ore e mezza, e prevedono oltre che il fiato, anche coordinamento e totale controllo della concentrazione. Per quanto riguarda l’attività fisica invece sono di una pigrizia e di un’incostanza straordinaria. Se posso però vado in bicicletta, che trovo molto comoda in città. Nella mia vita ti confesso che ho buttato un sacco di soldi nelle palestre dicendo “pago prima, così poi ci vado sicuramente”. In realtà pago, e poi non ci vado. Credo che l’attività fisica debba essere un piacere per cui alla fine faccio delle cose che mi piacciono molto , come ad esempio camminare, anche in città, per chilometri senza nessun problema. D’estate poi vado al mare e quindi approfitto per nuotare e camminare.

Vizi dannosi alla salute ne hai?

Tieni conto che non fumo, non bevo caffè ma solo molto tè e tisane, e non perché sono brava, ma perché non mi piace il caffè. Quindi già il fatto di bere molta acqua credo mi faccia stare mediamente bene. Non ho invece un rapporto facilissimo col sonno, solo per il fatto che facendo tourné teatrali e avendo la fissa di voler tornare a casa la notte, ho sviluppato l’adattamento da neonati al sonno in movimento. Certe volte dormo più volentieri in macchina che non a letto.

In tutto questo, l’alimentazione che ruolo ha per te?

Qualche anno fa il mio omeopata mi aveva consigliato per un mese e mezzo di togliere latte vaccino e derivati. In effetti ho sperimentato che togliendoli sono stata meglio. Quindi mangio formaggio di capra, yogurt di capra e di pecora. Amo molto il pesce, in particolare quello crudo, e mangio anche la carne. Il sushi rimane però tra i miei piatti preferiti, e tra l’altro mi piace anche prepararlo. Non ho la fissa dei tre pasti al giorno. Quello principale, quando lavoro, è quello di mezzogiorno, poi faccio uno spuntino nel pomeriggio e tendo a non mangiare dopo lo spettacolo perché ho verificato che tutto quello che mangio dopo una certa ora è tremendo, vuol dire non smaltirlo, e per giunta dormire male. Questo inoltre, mi permette anche di avere un peso abbastanza stabile.

Quando stai male come ti curi?

Più che curare, cerco di prevenire. Io e le mie figlie non prendiamo quasi mai l’influenza durante l’inverno perché facciamo una terapia omeopatica preventiva. Ciò che mi piace di più dell’omeopatia è che previene e cerca di mantenere un certo equilibrio.

Hai letto uno dei libri cult sul cibo “Afrodita” di Isabelle Allende?

Sì, e mi è piaciuto moltissimo, perché ho trovato un approccio molto femminile e mi sembra ci sia una valenza del cibo affettiva. Nel mio piccolo quando mi capita di cucinare i miei famosi ragù, che sono buoni per forza visto che cuociono otto ore, mi rendo conto di quanta memoria ci sia dietro questo aspetto. Amo passare, ad esempio, una giornata intera a cucinare ragù pensando che dietro ci sia la mia identità, e ne preparo delle vaschette, così anche quando non ci sono, le mie figlie se lo mangiano e questo è anche un modo per farle percepire la mia presenza.
Non sono una che usa libri di cucina, mio marito è più bravo e più creativo, nel senso che prende le ricette e poi le rielabora. Io sono sostanzialmente pigra, quello che so fare lo faccio, ma non mi applico particolarmente, chissà, forse quando smetterò di lavorare, magari…

Come ti sei comportata con l’alimentazione delle tue figlie?

Innanzitutto le ho allattate per sei sette mesi, poi ho seguito lo svezzamento più lento possibile, perché sapevo quanto le allergie da inserimento precoce di certi alimenti nella dieta fossero in agguato. Cerco di non farle mangiare troppo male, però credo che ogni tanto vadano bene anche le cose non proprio sane. So che c’è una fase della vita in cui i bambini smettono di avere curiosità per il cibo e mangerebbero solo pasta in bianco e patatine, ma passa. Credo sia molto importante fornire loro un clima dove si mangia serenamente. Mia figlia Nina, per esempio, da quando era piccola adorava il pinzimonio con l’aceto balsamico. Al ristorante riusciva a parlare a stento, ma quello riusciva a chiederlo…
La fortuna di avere più di un figlio è che ti tranquillizzi, ti rendi conto che possono tranquillamente saltare un pasto e non succede niente.

Il tuo piatto preferito?

Vado a periodi. Come dicevo mi piace molto il pesce crudo, ho dei ricordi bellissimi di un’estate a Stromboli e di totani pescati e mangiati crudi con il limone e peperoncino. Però forse la pasta col sugo al pomodoro e il basilico è il mio piatto preferito. La pasta quando è buona è buona anche con un filo d’olio. Se dovessero dirmi di vivere in un modo senza gli spaghetti con la pummarola… sarebbe un disastro.

Nei tuoi  momenti critici, cosa fai?

Io mi accorgo che c’è qualcosa che non va perché mi metto a mangiare in modo convulsivo, passando da una cosa all’altra, con insoddisfazione e ansia. C’è stato un periodo, tempo fa, che soffrivo un po’ d’ansia e avevo sempre il tubetto di latte condensato… ero capace di alternare quello al miele alla senape…

Miele alla senape? Disgustoso…

Si, ma guarda che una botta te la dà! La mia consolazione poi, un po’ britannica, è la tazza di tè. Ogni tanto, come in un romanzo di John Austen, mi viene da dire, “ci prendiamo una tazza di tè”?

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