Novità nel sistema di controllo delle produzioni biologiche


Il 30 aprile scorso è stato pubblicato il Regolamento sul biologico che introduce alcune novità nelle regole che debbono applicare dagli organismi di controllo. Ne parliamo con Fabrizio Piva, presidente del CCPB

Il 30 aprile scorso è stato Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea n. L 118 del 30 aprile 2013 il Regolamento di Esecuzione n. 392 del 29 aprile 2013 che modifica il regolamento (CE) n. 889/2008 per quanto riguarda il sistema di controllo per la produzione biologica. Il testo integrale si può scaricare dal sito del Sinab http://www.sinab.it/index.php?mod=news&m2id=184&navId=184&idp=4120. Entrerà il vigore il 1° gennaio 2014.
Ne parliamo con Fabrizio Piva, presidente del CCPB, il Consorzio che qualche giorno fa ha compiuto i suoi primi 25 anni di attività nel mondo delle produzioni biologiche certificate.

Quali sono le novità principali introdotte da questo regolamento?

Fino ad ora il Regolamento non prevedeva l’obbligo di fare analisi a campione dei prodotti sottoposti al sistema di controllo e certificazione. Ora quest’obbligo è previsto, pertanto dal 1° gennaio 2014 tutti gli organismi di controllo saranno tenuti a prelevare campioni da almeno il 5% delle aziende controllate. “Almeno” significa che se, sulla base dell’analisi del rischio, dovesse rivelarsi necessario farne di più, si dovrebbero fare. In Italia, la percentuale dei prelievi, finora volontari, supera già il 5%. Questi prelievi sono finalizzati ad accertare l’eventuale uso di sostanze vietate e, più in generale, la conformità con le norme di produzione biologica previste dal Regolamento

Con quali criteri vengono scelte le aziende presso le quali fare i prelievi?

La scelta è effettuata sulla base di una valutazione del rischio d’inosservanza, volontaria o involontaria, delle norme. Questa valutazione è fatta secondo regole determinate che prendono in esame tutti i possibili fattori di rischio. Per fare qualche esempio: l’uso di soia e mais importati è un fattore di rischio, dopo le truffe che ci sono state. Un’azienda mista, vale a dire che tratta sia prodotti bio, sia convenzionali, ha fattori di rischio diversi di un’azienda che tratta solo biologico. La contiguità con campi coltivati con il metodo convenzionale può essere un fattore di rischio, così come anche il tipo di produzione. Naturalmente è un fattore di rischio anche il fatto che un’azienda abbia già subito delle sanzioni… L’analisi del rischio orienta anche la scelta dei campioni da sottoporre ad analisi che si prelevano dalle aziende prescelte.

Qualcosa cambia anche riguardo al numero delle visite ispettive?

Sì, finora il regolamento prevedeva l’obbligo di almeno una visita ispettiva l’anno. Ora il regolamento prevede che almeno un campione del 10% delle aziende sia sottoposto a una seconda visita ispettiva, il che significa che per un certo numero di aziende le visite ispettive raddoppieranno. L’altra novità è che almeno il 10% delle visite ispettive deve essere effettuato senza preavviso.

Cambia qualcosa riguardo alla capacità del sistema di controllo di evitare le truffe ai danni dei produttori onesti e dei consumatori?

Una delle più grosse di queste truffe, quella denominata “Gatto con gli stivali”, ha prodotto in Italia un’anticipazione, tramite un apposito Decreto Legge, di una serie di obblighi relativi allo scambio d’informazioni fra organismi di controllo che è un capitolo importante del Regolamento. La mancanza di un adeguato scambio d’informazioni è stata, infatti, considerato un elemento di debolezza che rendeva il sistema di controllo più vulnerabile rispetto all’operato dei truffatori. Inoltre con il nuovo Regolamento si prevede l’obbligo, per ciascun paese, di redigere un catalogo consultabile da tutti i membri dell’Unione delle aziende che abbiano commesso irregolarità o infrazioni.

Però le truffe continuano…

Quelle di cui hanno parlato in questi giorni, riguardano almeno in parte lo sviluppo giudiziario di fatti già noti legati al “Gatto con gli stivali”. Ma certo non è finita. Dei passi in avanti a livello normativo si sono fatti, ma almeno un tassello manca. Ci sono, infatti, enormi difficoltà a tenere fuori dalla filiera del biologico persone e aziende di cui sono state accertate infrazioni gravi. Fino al paradosso che se viene da noi un’azienda che è stata espulsa da un altro organismo di controllo se ci rifiutiamo motivatamente di farla entrare nel nostro, rischiamo noi delle sanzioni. Ecco il tassello che manca: impedire a un’azienda (e al suo titolare) espulsa dal sistema di controllo di riciclarsi immediatamente con una semplice norma che preveda che chi è stato espulso non può rientrare prima di un anno. Non sarebbe certo la soluzione di tutti i problemi, ma ci darebbe uno strumento in più.

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