Meno anidride carbonica con l’agricoltura biologica


Se si convertissero al biologico i terreni agricoli inclusi nelle aree protette del nostro paese ne risulterebbe un contributo del 7% alla riduzione dell’inquinamento da CO2 per raggiungere gli obiettivi previsti per l’Italia dalla Ue entro il 2020

Chi produce più CO2, l’agricoltura biologica o quella convenzionale? La domanda è tutt’altro che oziosa perché la CO2 è il principale gas responsabile del surriscaldamento del nostro pianeta e delle alterazione climatiche che ne stanno ne conseguono. A dare una risposta nei giorni scorsi è stato Bernardo De Bernardinis, presidente dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che ha detto: «Nella conversione dall’agricoltura convenzionale a quella biologica, mediamente c’è un guadagno netto di 0,5 tonnellate di carbonio per ettaro l’anno». Secondo De Bernardinis, se tutte le aree agricole che rientrano nei confini delle zone protette (che ammontano a circa 1,2 milioni di ettari, ovvero il 10% delle aree agricole italiane), «fossero coltivate secondo quanto prevede il Regolamento Ue sull’agricoltura biologica, ci sarebbe un assorbimento di circa 0,6 milioni di tonnellate di carbonio, pari a 2,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica l’anno”. Se si adottasse questa conversione al biologico anche solo nelle aree protette indicate dall’Ispra l’agricoltura darebbe un contributo del 7% al raggiungimento della riduzione dell’inquinamento da CO2 previsto dalla Ue entro il 2020. E se invece che sul 10% delle aree agricole italiane si adottasse la conversione al biologico sul 100%?

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