L’Italia chiede la sospensione urgente dell’autorizzazione alla coltivazione del mais Ogm Mon810


I ministri della Salute e dell’Agricoltura chiedono una nuova valutazione completa di questo mais geneticamente modificato alla luce delle ultime linee guida sulla sicurezza. Ma c’è chi le considera del tutto inadeguate perché prevedono tempi di sperimentazione di soli tre mesi

“Il Ministero della Salute ha dato seguito alla nostra richiesta e al dossier predisposto dal Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura (CRA), chiedendo alla Commissione europea la sospensione d’urgenza dell’autorizzazione alla messa in coltura di sementi di Mais Mon810 in Italia e nel resto dell’Unione europea”.
Così il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Mario Catania ha commentato la richiesta inviata dal ministro Balduzzi alla Commissione europea affinché quest’ultima effettui una nuova valutazione completa del Mon810 alla luce delle ultime linee guida, definisca adeguate misure di gestione che dovrebbero essere rese obbligatorie per tutti gli utilizzatori di tali Ogm e nel frattempo sospenda urgentemente l’autorizzazione alla messa in coltura di sementi di Mais Mon810 nel nostro Paese e nell’Ue.
“Apprezziamo questa importante iniziativa da parte del Ministro Catania – ha commentato il presidente di AIAB, Alessandro Triantafyllidis - una posizione che vogliamo considerare come un primo utile passo da rafforzare e rendere più duraturo attraverso l’adozione della clausola di salvaguardia nei confronti del mais MON810, come già fatto da Austria, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Lussemburgo e Polonia”. La clausola di salvaguardia è quella che consente anche a un singolo paese di vietare la coltivazione di un ogm.
A proposito delle nuove linee guida per la valutazione della sicurezza degli ogm adottate dall’Ente federale per la sicurezza alimentare (Efsa) c’è invece un commento di Luca Colombo della Firab (Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologia), che dice: “Inserire l’obbligo di testare gli alimenti OGM sui topi per 90 giorni è una misura del tutto inadeguata per poter valutare gli effetti sull’uomo, né fornisce alcuna forma di rassicurazione per i consumatori. Quest’arco di tempo, infatti, è assolutamente insufficiente per verificare l’effetto cronico degli OGM e non può essere neanche utile a determinare una valutazione del rischio rigorosa, per la quale invece è necessario valutare i rischi di lunga durata, basati sull’intero ciclo di vita dei topi”.

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