L’agricoltura biologica può sfamare il mondo?

L’articolo di due ricercatori della Washington State University arriva alla conclusione che “per nutrire il mondo in modo sicuro è necessaria una miscela di agricoltura biologica e altri sistemi agricoli innovativi”. Su BioAgriColtura una riflessione del Firab sul tema

John P. Reganold and Jonathan M. Wachter, del Department of Crop and Soil Sciences, Washington State University, Pullman, Washington 99164, USA , circa un anno fa hanno pubblicato l’articolo “L’agricoltura biologica del XXI secolo”
sulla rivista statunitense “Natural Plants”, nel quale presentano i risultati di una loro “meta analisi” sull’ampia letteratura scientifica  riguardante il confronto fra agricoltura biologica e convenzionale.
“L’agricoltura biologica – scrivono nel riassunto introduttivo all’articolo - ha una storia piena di polemiche ed è considerata da alcuni come un approccio inefficiente alla produzione di cibo. Eppure cibi e bevande biologiche sono un segmento di mercato in rapida crescita dell’agroalimentare globale. Nella ricerca che presentiamo in questo articolo noi esaminiamo i risultati ottenuti con l’agricoltura biologica alla luce di quattro parametri che misurano la sostenibilità: produttività, impatto ambientale, fattibilità economica e benefici sociali. L’agricoltura biologica produce raccolti inferiori a quelli dell’agricoltura convenzionale. Però, è più redditizia e ambientalmente sostenibile, fornisce alimenti egualmente o più nutritivi che, al tempo stesso, contengono meno (o affatto) residui di pesticidi di quelli prodotti con l’agricoltura convenzionale. In più, vi sono elementi che indicano che l’agricoltura biologica fornisce servizi ambientali e benefici sociali superiori a quelli dell’agricoltura convenzionale”. Sebbene l’agricoltura biologica abbia ancora un ruolo inesplorato da giocare nella fondazione di un sistema di produzione agricolo sostenibile, nessun singolo approccio, da solo, sarà in grado di nutrire il mondo in modo sicuro. Piuttosto, è necessaria una miscela di agricoltura biologica e altri sistemi agricoli innovativi. Comunque, esistono ostacoli significativi all’adozione di questi sistemi e saranno necessari una varietà di strumenti politici per facilitare il loro sviluppo e la loro applicazione”.
Nelle pagine dell’ultimo numero di BioAgriCultura, il periodico dell’AIAB, Luca Colombo della Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica, propone una riflessione su questo articolo, integrandola  con considerazioni tratte dal lavoro che FIRAB sta realizzando nel quadro di due progetti europei di ricerca, Glamur e Transmango. Vi si legge, tra l’altro: “Perché il biologico, pur crescendo a ritmi incomparabili con altri metodi e modelli colturali, resta a percentuali esigue? Reganold e Wachter individuano vari ostacoli nell’affermazione piena del settore: dai potenti interessi antagonisti (i soliti: multinazionali dell’agribusiness, industrie agrochimiche, aziende agroalimentari), all’indifferenza delle politiche, alla scarsità di informazione e conoscenza, alla debolezza delle infrastrutture. Dito puntato in particolare sulla pochezza di fondi pubblici e privati destinati a ricerca e sviluppo nel settore, rispetto a quanto viene destinato all’agricoltura ordinaria”. E conclude “Dare pari dignità alle quattro aree di sostenibilità (produzione, ambiente, economia, benessere sociale) incoraggia l’innovazione da parte di agricoltori e ricercatori e dà una spinta di sviluppo al settore nel quadro del perseguimento dell’interesse generale. A tal fine è necessaria una mobilitazione che incalzi i policy makers, il sistema di ricerca, l’apparato produttivo: ‘non un
piccolo impegno, ma dalle possibili grandi conseguenze per la sicurezza alimentare e degli ecosistemi’, chiosano gli autori”.

Leggi l’articolo su Natural Plants

Leggi l’articolo su BioAgriColtura

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