Il modo in cui produciamo (e consumiamo) cibo è totalmente insostenibile


A dirlo è uno studio statunitense coordinato da Paul West dell’università del Minnesota. Basterebbe ottimizzare i processi agricoli in alcune aree critiche del Pianeta per riuscire a sfamare tre miliardi di persone in più

Basterebbe ottimizzare i processi agricoli in alcune aree critiche del Pianeta per riuscire a sfamare tre miliardi di persone in più. Sono le conclusioni di uno studio statunitense riportato dal New Scientist http://www.newscientist.com/article/mg22329792.600-fix-farms-in-a-few-countries-and-feed-3-billion-people.html#.U9vIx0gyJCg e ripreso da valori.it http://www.valori.it/speciali/agricoltura-si-potrebbero-sfamare-altri-tre-miliardi-persone-7773.html
Se, infatti, al mondo, una persona su otto soffre la fame, secondo Paul West dell’università del Minnesota e Co-direttore della Global Landscapes Initiative http://gli.environment.umn.edu/, è perché il modo in cui gestiamo l’agricoltura è «totalmente insostenibile». West e gli altri ricercatori hanno individuato un numero ristretto di aree con il maggiore potenziale di cambiamento. Si sono poi focalizzati su 17 colture che forniscono l’86% dell’apporto calorico globale da prodotti agricoli e sono anche quelle che consumano più acqua e fertilizzanti.
Su di esse lo studio propone di intervenire, seguendo tre strade. La prima è quella di aumentare le rendite delle colture più improduttive: un problema fondamentale soprattutto in Africa, Asia ed Europa dell’Est. In seguito, bisogna diminuire lo spreco di risorse (acqua in primis), evitare l’eccesso di fertilizzanti e tagliare le emissioni, soprattutto in Cina, India, Stati Uniti, Brasile e Pakistan. Infine bisogna cambiare le abitudini alimentari: Cina, India e Stati Uniti, da soli, sprecano ogni anno il cibo che potrebbe sfamare più di 400 milioni di persone. Inoltre, un calo del consumo di carne permetterebbe di sfruttare per l’alimentazione umana parte della produzione agricola che attualmente serve agli allevamenti.

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