I biodistretti, un nuovo modello di sviluppo rurale?

Se ne è discusso in un seminario che si è svolto nei giorni scorsi a Roma: produttori biologici, istituzioni locali, gruppi organizzati di consumatori, operatori turistici, scuole, centri di ricerca, insieme per costruire strategie di sviluppo sostenibile delle comunità locali

Si è tenuto a Roma, presso la Città dell’Altra Economia, un seminario di studio di sicuro interesse – si legge in un articolo comparso su Info Cilento - per le tematiche della salvaguardia e sviluppo dei territori, dal titolo “I bio-distretti, nuovo modello di sviluppo rurale”. L’evento è stato promosso dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e dall’associazione IN.N.E.R., Rete internazionale dei Bio-distretti. L’iniziativa ha voluto essere una ricognizione approfondita e critica dell’evoluzione dell’innovativa esperienza dei “bio-distretti”, che in Italia interessano oltre trenta territori ed una popolazione di circa un milione di abitanti.
Il bio-distretto nasce da intese sottoscritte dal “basso” tra diversi soggetti: produttori biologici, istituzioni locali, gruppi organizzati di consumatori, operatori turistici, scuole, centri di ricerca, che identificano nei principi, nei metodi e nelle tecniche del biologico e dell’agro-ecologia un approccio innovativo per costruire strategie di sviluppo della comunità locale, concretamente sostenibili. Questi processi di partecipazione attiva e diretta dei cittadini all’autodeterminazione della strategia di sviluppo territoriale rappresentano un’innovazione sociale di rilievo, che finalmente riconnette istituzioni, politica e popolazione.
Un “patto” tra il pubblico, il privato, il privato sociale ed i cittadini/consumatori, singoli e associati, per definire una prospettiva condivisa: un’attività che coinvolga operativamente imprese, amministrazioni, gruppi di cittadini. Tutti tenuti insieme, spesso in condizioni avverse, da valori, tradizioni, sensibilità sociale e ambientale, tutti consapevoli di costruire concretamente un presente e un futuro migliori.
I contributi al workshop sono pervenuti da esponenti di realtà differenziate ma apparse disponibili ad una costruttiva sinergia. I relatori hanno confermato come un approccio sistemico alle tematiche legate allo sviluppo ed alla salvaguardia del territorio sia non solo possibile, ma auspicabile. I lavori sono stati seguiti da un’audience qualificata e variegata, di oltre ottanta partecipanti.
Hanno preso parte ai lavori, coordinati dal Dr. Agronomo Francesco Giardina del MIPAAF, oltre ai rappresentanti di numerosi bio-distretti, esponenti del mondo accademico e della ricerca (Università della Tuscia, Università di Bologna, Università di Salerno, Link Campus University, CIHEAM Bari, CREA, ISMEA), rappresentanti delle Istituzioni e degli Enti Parco (Commissione Agricoltura – Camera dei Deputati, Ministero dell’Ambiente, MIPAAF, Regioni Lazio, Emilia Romagna, Marche, Trentino, ANCI, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e diversi rappresentanti di amministrazioni comunali), Dirigenti e operatori dell’associazionismo e delle Organizzazioni di cooperazione internazionale (AIAB, Federbio, Città del Bio, Legambiente, Coldiretti, KIP International School, Programma IDEASS, Cooperativa sociale Campagna Sabina, GAL Turano Monti Sabini, GAL Consorzio CILSI, ILS LEDA Network, Legacoop Agroalimentare, Mountain Organic Agriculture Movement, Kyoto Club, Medicert, World Agricultural Heritage Foundation, Consorzio Marche Biologiche).
L’orientamento, scaturito dal seminario, è che il “bio-distretto” è ormai maturo per proporsi quale efficace modello virtuoso per lo sviluppo delle aree rurali e del rapporto di queste con le aree urbane. In particolare, il bio-distretto è in grado di dare risposte nuove al bisogno urgente di ridefinire le relazioni dell’agricoltura e dell’agroalimentare con l’ambiente, la società e gli altri settori economico-produttivi dei territori. Il bio-distretto sostituisce un “luogo” di confronto in cui possono essere valorizzate le peculiarità locali ed in cui la produzione di beni e servizi agricoli e la promozione della cultura, della tradizione, delle risorse naturali e paesaggistiche, diventano i fattori di uno sviluppo concertato e sostenibile.
Da un punto di vista politico, l’interesse per il distretto biologico deriva dalla necessità di individuare strumenti innovativi di governance che possano aprire nuovi spazi di autonomia e di protagonismo per le comunità locali nella progettazione di azioni più coerenti con le peculiarità del territorio e su scala territorialmente più circoscritta.
Nel corso dell’incontro è stato anche presentato il primo numero della rivista bimestrale “Bio-distretti”, che si propone come strumento di informazione, approfondimento e dialogo sui temi fondanti dei bio-distretti.

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