Ho la pancia stressata!


In Italia sono più di 10.000 le persone, in particolare giovani donne, che soffrono della cosiddetta sindrome da intestino irritabile, più comunemente chiamata colite. Ancora una volta il principale imputato è lo stress. Ma un’alimentazione corretta, associata a una sana igiene di vita e alla medicina naturale, possono aiutarci

Accidenti, ci risiamo! Dopo un periodo di vacanza e relax, il ritorno in città può facilmente essere accompagnato da quella che gli esperti definiscono “sindrome da rientro”, cioè un generale stato di affaticamento e nervosismo. Un malessere spesso accompagnato dalla riacutizzazione di alcuni disturbi dimenticati durante le ferie, e ovviamente i primi a fare capolino sono quelli con una grossa componente psicosomatica.

Emozioni che fanno male

L’intestino, per la sua stretta correlazione sia di tipo nervoso sia ormonale con la mente, diventa spesso l’organo preferito per scaricare stress e ansia mal gestiti. La pancia è stata definita anche cervello enterico, data l’abbondanza di neuroni e di altre cellule nervose presenti nella mucosa intestinale. Molte sostanze ormonali, inoltre, sono attive nella pancia come nel cervello, aumentando l’interdipendenza tra questi due organi. In effetti, a chi non è mai capitato di soffrire di disturbi intestinali prima di affrontare un esame o più in generale un evento stressante? Si tratta della classica ansia d’anticipazione, niente di patologico, sono fenomeni transitori molto comuni. La diagnosi cambia se si avvertono dolori e gonfiori addominali per periodi prolungati, accompagnati da stipsi alternata a violenti episodi di diarrea, alle volte con espulsione di muco. Talvolta il dolore si diffonde anche al torace, alla regione lombare o alle natiche. Si tratta di una patologia chiamata sindrome del colon irritabile, più comunemente definita colite, presente in circa il 20% della popolazione, con una decisa predominanza delle donne tra i 20 e i 40 anni. È necessario, in ogni caso, rivolgersi a un medico per ottenere conferma di questa diagnosi in quanto esistono malattie organiche più gravi con una sintomatologia molto simile a quella descritta (malattie biliari, epatiche, colite ulcerosa, morbo di Crohn).

Come fare per stare meglio

Le cause scatenanti possono essere diverse. A parte la componente emotiva, sicuramente importante, intolleranze alimentari, cattive abitudini nell’evacuazione, errori dietetici protratti nel tempo possono aggravare e cronicizzare la malattia. Una volta alterato l’equilibrio neurovegetativo, le persone continuano a lamentare disturbi anche in periodi di relativa tranquillità psicologica. È importante, perciò, sia apportare modificazioni alla dieta e allo stile di vita, sia cercare di ridurre lo stress. Nella fase acuta della malattia si deve intervenire su più fronti: rilassare le pareti intestinali con opportune sostanze ad azione antispasmodica, riequilibrare la flora batterica con ceppi di microrganismi probiotici e ridurre il più possibile, o meglio eliminare temporaneamente dalla dieta, gli alimenti contenenti sostanze irritanti. La prima cosa da escludere è la presenza di intolleranze alimentari. Test allergologici e diete di esclusione, che prevedono l’astensione sequenziale da gruppi di alimenti per almeno tre settimane, sono i metodi di diagnosi attualmente conosciuti.

L’importanza delle diete

Se non si hanno specifiche intolleranze, si consiglia di limitare i cibi troppo ricchi di fibre che, in uno stato di infiammazione intestinale, aumentano ulteriormente il gonfiore. No quindi alle insalatone come piatto unico e a un eccesso di cereali integrali e di legumi. In caso di stipsi ostinata non vanno utilizzati lassativi di sintesi o naturali, ma si deve bere molto (1,5-2 litri d’acqua la giorno), fare pasti regolari, consumare una buona colazione al mattino.
I nemici numeri uno per chi soffre di colon irritabile sono le sostanze eccitanti come cioccolato, caffè, tè, per non parlare del fumo e alcolici. Ritmi lavorativi permettendo, vanno evitati i pranzi “minimi” e veloci, che favoriscono le abbuffate nel tardo pomeriggio, e le cene troppo pesanti ed elaborate. Sono assolutamente sconsigliabili i dolci, soprattutto la brutta abitudine di mangiucchiare biscotti e gelati la sera davanti alla tv. Questi cibi ricchi di carboidrati semplici, come il saccarosio e glucosio, oltre a provocare grossi sbalzi glicemici, costituiscono  un substrato fertile per le fermentazioni intestinali aumentando dolore e meteorismo. Anche la frutta, contenendo fruttosio, va consumata lontano dai pasti proprio per evitare questi spiacevoli effetti. Quando la situazione è riequilibrata e i disturbi sono diventati meno invasivi è importante non dimenticare le buone abitudini acquisite. Frutta e verdura, così come i cereali integrali, possono essere consumati con più libertà. Lo yogurt può diventare una sana consuetudine mattutina: ricco di fermenti lattici vivi, potenzia la microflora benefica, ostacolando l’instaurarsi di disbiosi. La colite non è da trattare come un’influenza, che una volta passata non lascia traccia. Esiste sempre la possibilità di ricadute in periodi particolarmente stressanti, ma adottando buone abitudini alimentari e di vita si riduce notevolmente l’intensità e la frequenza dei disturbi fino ad arrivare a forme praticamente asintomatiche.

Attenzione a questi cibi

Riguardo ai cibi da escludere, come sempre è buona norma non schematizzare troppo. È infatti fondamentale accertare personalmente ciò che al nostro corpo fa bene e ciò che in quel momento ne aggrava le condizioni. In linea generale esistono comunque alimenti irritanti per l’intestino, da limitare o evitare nei periodi acuti della malattia. Questi i più “incriminati”:
•    Latte e latticini, a seconda della tollerabilità personale. In particolare possono essere irritanti i formaggi stagionati (ad esempio pecorino, parmigiano, gorgonzola, emmenthal).
•    Affettati e insaccati.
•    Carne o pesce particolarmente grassi.
•    Grassi animali (burro, lardo, strutto, panna).
•    Pane, pasta e riso integrali.
•    Uova fritte o sode.
•    Frutta tipo agrumi, fragole, mirtilli, fichi, cachi, frutta secca.
•    Verdure tipo carciofi, cime di rapa.
•    Legumi secchi e freschi.
•    Dolci, cioccolato, caffè, alcolici.

Sagge regole “salvapancia”

Ecco alcune buone abitudini di vita che aiutano a mantenere un corpo sano e a evitare riacutizzazioni della malattia.
•    Fare una buona prima colazione, con latte e cereali, o yogurt ad alto contenuto di batteri lattici probiotici.
•    Consumare una cena leggera. Se possibile, fare un po’ di movimento dopo aver mangiato, in ogni caso non coricarsi subito.
•    Se si soffre di stipsi non ricorrere a lassativi irritanti o a un eccesso di fibre. Meglio seguire una dieta equilibrata, integrata da una buona attività fisica. Bere molto e andare di corpo quando si sente lo stimolo, senza bloccarlo.
•    Ritagliarsi dei momenti nella giornata solo per sé, cercando di allentare le tensioni e ristabilire un equilibrio interiore.
•    Al rientro dalle vacanze non gettarsi subito a capofitto nel lavoro e negli impegni di sempre. Prendersi un po’ di tempo per ambientarsi, cercando di stare il più possibile all’aria aperta. Riallacciare i rapporti con gli amici e familiari e condividere con loro le esperienze fatte in vacanza, organizzare piacevoli serate: sarà come vivere e prolungare il viaggio.

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