E’ aumentata la produttività delle colture, ma è diminuita la qualità nutrizionale degli alimenti


Per esempio, i ricercatori della Washington State University, analizzando 63 varietà di frumento primaverile coltivato tra il 1842 e il 2003, hanno riscontrato un calo dell’11 per cento nel contenuto di ferro, del 16 per cento di rame, del 25 per cento di zinco, e del 50 per cento di selenio

Gli agricoltori oggi possono raccogliere su un appezzamento di terreno due o tre volte la quantità di grano, frutta e verdura di 50 anni fa. Ma la qualità nutrizionale di molti prodotti è diminuita. A dirlo è un rapporto diffuso nel 2007 da The Organic Center.  un’associazione con sede in Colorado (USA) che promuove, con la ricerca e l’informazione, un sistema alimentare sicuro e sostenibile. Ne riferisce un articolo pubblicato sul web del Worldwatch Institute.
"Per assumere la dose giornaliera raccomandata di nutrienti, oggi dobbiamo mangiare una quantità maggiore di pane o pomodori o mele o latte di quello che dovevamo mangiare in passato", osserva l'autore del rapporto e esperto di cibo del Worldwatch Institute, Brian Halweil. Che aggiunge: "Assumere meno nutrienti per unità di calorie consumate colpisce i consumatori più o meno nello stesso modo dell'inflazione monetaria: mangiamo più cibo, ma vale di meno in termini di valore nutrizionale".
Secondo il rapporto, gli scienziati alimentari hanno messo a confronto i contenuti nutrizionali degli alimenti moderni con quelli degli anni passati, in generale con un rendimento per ettaro più basso. E’ risultato che il cibo oggi contiene dal 10 al 25 per cento meno ferro, zinco, proteine, calcio, vitamina C, e altri nutrienti. Per esempio, ricercatori della Washington State University, che hanno analizzato 63 varietà di frumento primaverile coltivato tra il 1842 e il 2003, hanno riscontrato un calo dell’11 per cento nel contenuto di ferro, del 16 per cento di rame, del 25 per cento di zinco e del 50 per cento di selenio.
Migliorare la qualità nutrizionale degli alimenti per porzione consumata – rileva il rapporto -  è una condizione importante per affrontare i problemi di salute di tutto il mondo. "Alimenti meno nutrienti, insieme a ridotte scelte alimentari, a lungo andare possono spiegare alcune epidemie moderne, come l’obesità e il diabete", dice Charles Benbrook, capo degli scienziati dell’Organic Center.
Le piante coltivate con l’obiettivo prioritario di dare rendimenti più elevati, spiega il rapporto, tendono ad avere meno energia per altre attività come la crescita di radici profonde e la produzione di composti fitochimici, come gli antiossidanti, che fanno bene alla salute. L’agricoltura convenzionale, con l’elevato numero di piante per ettaro e l'utilizzo di fertilizzanti chimici e pesticidi, spesso fa sì che le piante assorbono meno nutrienti, hanno sistemi radicali non sani, talvolta sono più vulnerabili ai parassiti e hanno meno sapore.
L’agricoltura biologica, al contrario, continua il rapporto, utilizza letame o i sovesci per fornire nutrimento ai terreni, ne derivano miscele di sostanze nutritive più equilibrate e rilasciate più lentamente. Secondo Benbrook, questo significa che le piante "sviluppano sistemi di radici più robuste che assorbono in modo più efficiente i nutrienti dal suolo, di conseguenza producono colture con concentrazioni più elevate di preziose sostanze nutritive". Per questo, conclude il rapporto, il cibo biologico può avere fino al 20 per cento in più di alcuni minerali e fino al 30 per cento in più di antiossidanti, rispetto a quello convenzionale. (Traduzione di Franco Travaglini)

Scarica qui il pdf del rapporto

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