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Dieta paleolitica o paleovegana?


Ispirata all’alimentazione degli uomini preistorici, la dieta paleolitica, e la sua variante vegan, sono diventate di moda. Vediamo perché

Cos’è la dieta paleolitica?

Promossa con varianti diverse nei decenni scorsi da alcuni ricercatori statunitensi, la dieta paleolitica si basa su un menu ispirato all’epoca di caccia e raccolta, che ha preceduto l’avvento dell’agricoltura. Privilegia quindi carne, pesce, ortaggi, semi oleosi e frutta, pochi oli spremuti a freddo, miele, spezie ed erbe aromatiche. Latticini e zucchero sono esclusi. I cereali coltivati vengono eliminati quasi completamente. Ne risulta un apporto di proteine più elevato dei valori suggeriti dai Larn (Livelli di assunzione di nutrienti raccomandati). È stata creata anche una dieta “paleovegana”, meno iperproteica, che abolisce i prodotti di origine animale sostituendoli con i semi oleosi e consente anche i legumi.

Ha dei presupposti scientifici?

Secondo Boyd Eaton, uno dei maggiori promotori della dieta paleolitica, il 99,9% dei nostri geni si è formato prima dell’avvento dell’agricoltura. Il metabolismo non si sarebbe quindi adattato al tipo di dieta della civiltà industrializzata e in particolare ai cereali e allo zucchero. L’introduzione massiccia nel menu di questi ingredienti causerebbe quindi la crescita di sovrappeso e malattie degenerative a cui stiamo assistendo.

Quali suggerimenti possono esserci utili?

La dieta paleolitica prevede l’eliminazione di grassi e carboidrati raffinati e promuove un’ampia gamma di ingredienti salutari, come la frutta oleosa e le alghe, spesso trascurati nel nostro menu. Inoltre, suggerisce un largo impiego di ortaggi, che compaiono in abbondanza sia ai pasti sia nei fuori pasto. Ma l’insegnamento che può aiutarci di più è la capacità di semplificare i pasti quotidiani, privilegiando cibi poco lavorati e integrali, freschi, locali e di stagione, coltivati in modo più vicino possibile alla natura. Il tutto con un tocco di gusto. Aggiungere a questa strategia un po’ di attività fisica quotidiana e un ritmo di vita regolare, non può che far bene alla salute. Non bisogna però dimenticare che la scelta di ridurre drasticamente i carboidrati a favore delle proteine non è condivisa nel mondo scientifico. Al contrario: diverse ricerche sembrano mostrare che un menu con un contenuto di proteine moderato è collegato a una maggiore aspettativa di vita rispetto alle diete iperproteiche.

Ci sono indicazioni utili per particolari patologie?

Alcuni studi sembrano mettere in luce che la cura del diabete di tipo 2, cioè quello alimentare, trae vantaggio da un’alimentazione simile a quella proposta dalla dieta paleolitica, soprattutto se abbinata a un’ora di esercizio fisico aerobico tre volte la settimana. Introdurre carboidrati complessi derivati da cereali integrali, “pseudo cereali” come quinoa e amaranto, e tuberi, sembra la soluzione migliore.

Quali sono le ricette più sfruttabili?

Deliziosi, per esempio, sono i dolci senza zucchero o dolcificanti, realizzati solo con frutta secca e oleosa, come uvette, prugne, mandorle e noci, tritate e impastate insieme, quindi foggiate a piacere e coperte con frutta fresca. Un’altra fonte di ispirazione sono i latticini vegetali realizzati con il latte dei semi oleosi pestati e ammollati in acqua. Sono ricette crudiste che troviamo spesso nelle pagine di Cucina Naturale. Nel campo degli ortaggi, essiccazione, marinatura e fermentazione consentono di ottenere sapori intensi escludendo gli additivi e riducendo l’apporto di sale. Le alghe si trasformano in condimento saporito semplicemente facendole rinvenire in acqua, quindi sminuzzandole o tritandole.

 

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