Detergenti eco, ambiente pulito


Esistono prodotti per la pulizia della casa e dei tessuti che agiscono nel massimo rispetto dell’ambiente, limitando l’apporto di sostanze estranee non biodegradabili nell’ecosistema. Scopriamo quali sono e cosa contengono

Quando un detergente può definirsi ecologico o biologico?

Più che di biologico o ecologico sarebbe corretto parlare di biocompatibile o ecocompatibile, ovvero in sintonia con gli equilibri dell’ambiente. Il concetto di eco compatibilità è legato al fenomeno della degradazione delle materie prime: tanto più l’ecosistema riesce a “spezzettare” velocemente e facilmente un composto estraneo, tanto più un ingrediente sarà considerato biodegradabile. Una sostanza può essere biocompatibile ma non biodegradabile a patto che non alteri le caratteristiche biologiche e chimico fisiche dell’ecosistema. Esistono normative nazionali e internazionali che si occupano di proporre linee guida per la biodegradazione e l’accettabilità ambientale dei detersivi. In Italia sono gli stessi marchi del bio a certificare i detergenti amici dell’ambiente.

Che differenze ci sono tra un detergente tradizionale e uno eco?

I detergenti ecocompatibili hanno una composizione mirata. In generale, non dovrebbero contenere una serie di sostanze che, volendo, sono rintracciabili sull’etichetta: tensioattivi di origine sintetica e petrolchimica; fosfati in grande quantità;K sequestranti e chelanti; resine e solventi di origine sintetica e petrolifera; additivi vari come azzurranti ottici, perborati, attivatori, viscosizzanti sintetici; profumi e conservanti potenzialmente tossici. Il detergente ecocompatibile si compone di tensioattivi biodegradabili di origine vegetale, regolatori di pH (acidi di origine vegetale o alcali di origine minerale), regolatori della durezza dell’acqua biodegradabili, solventi (come l’etanolo), viscosizzanti (polisaccaridi derivati da cellulosa, gomma guar, gomma xanthan), essenze e profumi (oli essenziali, derivati di essenze vegetali), conservanti (sostanze presenti in natura come ad esempio l’acido sorbico o derivati di aminoacidi naturali).

Quali sono le materie prime vegetali più utilizzate?

Si tratta di oli e materie grasse estratte da piante come cocco, palma, olivo, girasole, soia, più trigliceridi, gliceridi e acidi grassi in essi contenuti. Va detto che senza un intervento tecnico umano, tali materie prime risulterebbero untuose e deleterie se applicate tal quali alle superfici. Invece, opportunamente trattate, si trasformano in tensioattivi con un ottimo potere lavante.

I detergenti universali sono validi?

Permettono un risparmio si economico sia d’ingombro, ma non sono sempre la scelta migliore. Ad esempio, un prodotto per legno e parquet spesso non è valido per un pavimento esterno ruvido e molto sporco per il quale occorre un detergente alcalino che è invece deleterio per i rivestimenti in legno. In pratica è possibile utilizzarli senza perdere di vista il buon senso e leggendo bene le etichette.

Meglio liquidi o in polvere?

Oggi i detersivi in polvere costituiscono una porzione abbastanza limitata dei prodotti presenti sul mercato e si utilizzano solo per il bucato o in lavatrice e per la lavastoviglie. Questo perché il prodotto liquido o viscoso assomma alcuni vantaggi rispetto alle polveri microgranulari: è più facile da dosare, è immediatamente solubile in acqua e non lascia residui all’interno degli elettrodomestici usati per il lavaggio.

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