Decrescere per vivere felici?


Serge Latouche, filosofo, economista e autore di libri sul mercato sostenibile, sostiene che ridurre produzione e consumi è l’unico modo per sfamare il mondo e salvare il pianeta

Serge Latouche è riconosciuto a livello mondiale come uno dei più attivi promotori della decrescita, una corrente di pensiero che fa riflettere sui risvolti negativi dell’eccesso di produzione e consumi a cui si è arrivati in tante zone del mondo. Lo abbiamo incontrato a Milano a conclusione di una sua conferenza intitolata L’alimentazione e l’abbondanza frugale, dove già è comunicato il cuore del suo pensiero: la frugalità, cioè il contenimento della produzione e del consumo, non pregiudica il benessere e la gioia di vivere, ma è indispensabile per mantenerli e diffonderli a tutta l’umanità.

Si continua a dire che gli Ogm aiutano a sfamare il mondo…

A sostenere queste posizioni sono senz’altro multinazionali che hanno interessi a diffondere gli Ogm, ma gli agronomi indipendenti non la pensano così. Infatti gli Ogm, così come le coltivazioni intensive, sono delle armi a doppio taglio, perché se è vero che con essi si possono avere raccolti miracolosi, è vero anche che questi metodi richiedono molta acqua, concimi e pesticidi, che lasciano i terreni esausti. Tutte le esperienze dimostarno che l’agricoltura biologica e le pratiche che rispettano l’ambiente sono, alla lunga, molto più produttive. Anche il segretario della Fao (Food agricolture organization) nel rapporto di un apio di anni fa ha riconosciuto che nel 2050 sarà possibile nutrire il mondo solo con l’agricoltura biologica.

Perché esistono paesi con enormi eccedenze e altri affamati?

Le politiche agricole dei paesi ricchi sono finalizzate al profitto e anche se ci sono eccedenze le nazioni povere non hanno le risorse per acquistarle: è una questione di mancanza di diritti, non di quantità di cibo disponibile. D’altra parte la logica del capitalismo globalizzato è quella di mantenere la disuguaglianza, cioè che poveri e vecchi restino tali. Questo atteggiamento è molto miope, perché genera rabbia da parte dei poveri. Infatti, ci sono molti conflitti e guerre.

Perché è importante la biodiversità?

È preziosa perché è una sorgente di resilienza, cioè favorisce la capacità di resistere delle varie specie. Il fatto di essere arrivati ad avere solo tre o quattro varietà di mele o di riso è rischioso, perché se dovessero essere attaccate da microrganismi o altri parassiti potrebbero sparire e lasciarci senza questi cibi. Le specie oggi svaniscono alla velocità di cento, duecento al giorno e questo preoccupa gli agron0mi che, infatti, hanno costituito le banche dei semi, dei veri musei della biodiversità. Un altro problema oggi è che tutti i semi devono essere brevettati e certificati e questo è materia di processi a Bruxelles perché i brevetti vengono richiesti dalle multinazionali che hanno delle lobby molto potenti, impedendo la libera circolazione dei semi non certificati: una vera vergogna. I contadini che per secoli hanno coltivato i propri semi sono costretti ad acquistarli, con grandi problemi.

È favorevole a un’alimentazione prevalentemente vegetariana?

Certamente sì. Innanzitutto perché gli allevamenti industriali implicano la distruzione delle foreste per produrre il foraggio degli animali, ad esempio in Amazzonia. Ma ci sono altre due ragioni importanti. Se si vuole nutrire tutto il mondo occorre diminuire la produzione di carne, perché il 40% del grano prodotto serve solo per nutrire gli animali. E poi ormai è confermato che mangiare troppa carne nuoce alla salute.

Come hanno influito le conoscenze scientifiche sulla sua alimentazione?

Anni fa mangiavo molta carne, come tutti i bretoni. Ora invece ne consumo meno e mi nutro meglio, anche grazie a mia moglie che cucina in modo equilibrato. La buona alimentazione inizia dalla spesa e in questo siamo fortunati perché nel quartiere parigino in cui viviamo si trovano ancora piccoli negozi tradizionali di buona qualità.

Per concludere, un consiglio per i nostri lettori

Direi che dobbiamo ritrovare la sacralità del cibo, andando oltre la famosa frase di Ippocrate Il tuo alimento sia la tuo medicamento e trasformandola in Il tuo alimento sia il tuo sacramento. E inviterei tutti a guardare il film I nostri figli ci accuseranno di Jean Paul Jaud, che fa capire molto bene quali responsabilità abbiamo nei confronti dei nostri figli e delle generazioni future.

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