Crescono le importazioni di alimenti bio dai paesi terzi


Boom di grano duro (547%), ma in aumento anche estratti naturali/spezie (+ 176,6%), gli ortaggi (+42,7), la frutta (+ 34,2%) e i prodotti trasformati (+ 7,5%). Senza contare le importazioni provenienti dagli altri paesi dell’UE

Gli italiani mangiano un biologico che italiano non è. Esordisce così un articolo sul sito Ambiente e Territorio della Coldiretti. Dall’analisi dei dati Sinab 2016 sulle importazioni di prodotti bio proveniente da Paesi terzi, emerge che nel 2014 si è registrato un aumento in quantità del 47,3% rispetto al 2013, per un numero di importatori pari a 259, il quadruplo rispetto ai 67 importatori della rilevazione statistica effettuata nel 2001.
A incidere fortemente su tale andamento positivo è soprattutto il settore dei cereali (prevalentemente frumento duro e riso), con un aumento rispetto al 2013 del 545,7%. Le altre categorie di prodotto che mostrano variazioni positive rispetto al 2013 sono gli estratti naturali/spezie (+ 176,6%), gli ortaggi (+42,7), la frutta (+ 34,2%) e i prodotti trasformati (+ 7,5%). Le colture industriali mostrano invece una netta flessione dei volumi importati, con una diminuzione rispetto al 2013 del 62,8%. Relativamente a quest’ultima categoria, è interessante rilevare che la forte diminuzione dell’import è principalmente legata al brusco calo degli approvvigionamenti di soia e panello di soia provenienti da Cina e India.
Per quanto riguarda i mercati di approvvigionamento la situazione complessiva del 2014 vede una forte prevalenza delle forniture provenienti da paesi dell’Europa non Ue (36,1% in volume), in crescita del 303% rispetto al 2013. Nell’ambito di questi paesi la situazione risulta tuttavia molto diversificata, con un ruolo particolarmente significativo della Turchia per quanto riguarda il settore cerealicolo. Relativamente alla frutta, nonostante una lieve flessione delle importazioni dai paesi Balcanici, il mercato dell’Europa non Ue risulta essere ancora molto importante per l’import italiano. Del totale di frutta fresca e secca importata in Italia oltre il 15% proviene da paesi dell’Europa non UE (principalmente Turchia, Albania e Serbia), con un aumento rispetto al 2013 del 28,5%.
Asia e America latina continuano a essere aree geografiche molto importanti per l’import biologico italiano: complessivamente, nel 2014 da queste due aree geografiche sono stati importati rispettivamente il 23,8% e il 24,2% dei volumi totali. Rispetto alla tipologia di prodotti, tuttavia, va evidenziato che dai paesi asiatici (principalmente India, Pakistan, Tailandia e Cina) vengono importati prevalentemente cereali (riso e altri cereali minori), legumi (fagioli e lenticchie) e panello di soia, mentre dai paesi dell’America latina vengono importati soprattutto frutta fresca (specialmente banane, kiwi e pere) e prodotti trasformati (zucchero di canna e caffè).
I paesi del continente Africano (Egitto e Tunisia sopra tutti), dai quali si importano principalmente prodotti trasformati e ortaggi, mostrano una sostanziale stabilità nelle importazioni. Nello specifico della categoria “prodotti trasformati”, è interessante notare l’aumento delle importazioni di olio di oliva dalla Tunisia (+10,8% rispetto all’anno precedente). Per quanto riguarda gli ortaggi, i quantitativi importati dal continente Africano (2.638,12 tonnellate) hanno segnalato per il secondo anno consecutivo una lieve flessione (-11,8%). A incidere maggiormente su questo arresto sono stati soprattutto le patate e le cipolle dall’Egitto (- 16,1% rispetto al 2013).
Le attività di importazione dall’America del nord si dimostrano sostanzialmente stabili e riguardano principalmente il frumento tenero e il frumento duro dal Canada. Per quanto riguarda le importazioni dagli USA, è importante evidenziare la significativa crescita degli arrivi di “pseudocereali” quali la chia e la quinoa pari a 1.156 tonnellate. Altro paese fornitore Nord Americano degno di nota è il Messico, che per il nostro paese si conferma la principale fonte di approvvigionamento di aloe vera (+ 54% rispetto al 2013) e di succo d’agave (+52% rispetto al 2013).
Va tuttavia messo in evidenza che l’attività di importazione effettuata in regime di equivalenza ha interessato quasi la totalità dei prodotti importati da Paesi terzi. La conclusione del regime basato sulle autorizzazioni rilasciate dagli Stati Membri, unita ai numerosi aggiornamenti dell’allegato IV del citato Reg. (CE) n. 1235/2008 che hanno determinato il progressivo aumento del numero degli Organismi di Controllo autorizzati e dei Paesi terzi in cui essi possono operare, ha ridotto fortemente il ricorso alle autorizzazioni a favore della procedura di importazione in regime di equivalenza, facendo al tempo stesso registrare un incremento notevole dei volumi importati. È inoltre necessario puntualizzare il fatto che le elaborazioni presentate non tengono conto delle attività di scambio intracomunitario e di conseguenza non sono esaustive di tutte le quantità di prodotti biologici che entrano in Italia dai Paesi terzi attraverso altri Paesi comunitari.
I dati del Sinab sono stati raccolti sulla base delle comunicazioni che gli importatori hanno l’obbligo di inoltrare, alla fine di ogni anno, al Mipaaf (DM n. 700/2011 allegato 1 e allegato 2; DM n. 18378/2012 allegato 1 e allegato 2). I dati relativi ai volumi di prodotto auto dichiarati da queste aziende sono stati classificati in sei diverse categorie di prodotto: cereali, colture industriali, estratti naturali/spezie ed erbe aromatiche, frutta fresca e secca, ortaggi, prodotti trasformati.
L’Ispettorato Centrale Repressione Frodi del Ministero delle Politiche Agricole ha disposto, nel 2014, ben 2.257 controlli nel settore dell’agricoltura biologica (poco meno del 7% delle 36.359 ispezioni totali), verificando 1.815 operatori e 2.877 prodotti, tra i quali ortofrutta e olio d’oliva in misura maggiore rispetto agli altri: ebbene, l’8,6% dei controllati era risultato irregolare, con 16 diffide, 58 sequestri, 178 multe e 18 milioni di euro di merce e prodotti sotto sequestro.
Un valore nettamente superiore all’anno precedente, quando il falso bio sequestrato dall’autorità non superava i 3 milioni di euro: nel 2013 era stata inferiore anche la percentuale (8,1%) di operatori riscontrati come irregolari dall’Icqrf, così come il totale delle sanzioni amministrative. Notevole anche il lavoro di Carabinieri e Guardia di finanza: i primi nel 2014 hanno sequestrato oltre 200mila etichette irregolari, tra le quali una fetta importante riguardava proprio i prodotti da agricoltura biologica, e riscontrato almeno un milione di euro in finanziamenti illegittimamente ricevuti dalla Ue da alcune imprese.
Di fronte al ripetersi di frodi che riguardano l’importazione di prodotti falsamente biologici, è dunque importante controbattere con un regime di controllo più restrittivo che dovrebbe essere introdotto quando entrerà in vigore il nuovo regolamento di disciplina dell’agricoltura biologica attualmente in discussione a Bruxelles per cui il principio dell’equivalenza sarà sostituito da quello della conformità alla legislazione comunitaria. Per consentire ai consumatori di acquistare un prodotto biologico consapevoli della reale origine del prodotto è necessario rendere facilmente riconoscibile, in etichetta, la produzione ottenuta con materia prima e standard nazionali. In attesa che questo avvenga, il consiglio – conclude l’articolo di Coldiretti - è quello di acquistare i prodotti biologici direttamente nelle aziende agricole, nelle botteghe e nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica, che garantiscono l’origine nazionale degli alimenti in vendita.

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