Cellulite, prevenirla a tavola


“Scoperta” in Francia negli anni Venti, la cellulite si è trasformata in un incubo al femminile che nei Paesi occidentali, dove è maggiormente diffusa, alimenta un grosso business, un’industria fiorente che, ogni anno, all’approssimarsi dell’estate, sforna una quantità impressionante di prodotti più o meno nuovi mirati a eliminare, o quanto meno ridurre, gli odiati cuscinetti. Ecco alcune abitudini e regole dietetiche da seguire per ridurre quell’odiosa “buccia d’arancia”

“Scoperta” in Francia negli anni Venti, la cellulite si è trasformata in un incubo al femminile che nei Paesi occidentali, dove è maggiormente diffusa, alimenta un grosso business, un’industria fiorente che, ogni anno, all’approssimarsi dell’estate, sforna una quantità impressionante di prodotti più o meno nuovi mirati a eliminare, o quanto meno ridurre, gli odiati cuscinetti. Considerarla un semplice inestetismo costituisce però il primo degli errori. Cuscinetti a  buccia d’arancia, infatti, non sono altro che la punta dell’iceberg di diverse disfunzioni a carico dell’organismo. Soprattutto del metabolismo e della circolazione.

Che cos’è la cellulite

Caratterizzata dall’accumulo di tossine sotto forma di tessuto adiposo sclerotico e ristagno d’acqua nei tessuti, la cellulite è un processo progressivo, che inizia con la perdita di elasticità e permeabilità dei vasi sanguigni e il conseguente edema nell’area, continua con la proliferazione di tessuto collageno e si conclude con la formazione di masse dure e compatte dolenti al tatto, localizzate soprattutto su cosce, glutei, caviglie e ginocchia. Il ristagno sottocutaneo di liquidi e tossine è causato da alterazioni del metabolismo e da una cattiva circolazione, periferica e linfatica. Gli estrogeni peggiorano la situazione e questo spiega perché le più bersagliate siano le donne.

L’aggravante delle cattive abitudine

Se gli squilibri ormonali fanno la loro parte, ad aggravare questo disturbo concorrono anche lo stile di vita e alcune cattive abitudini come la sedentarietà, il fumo, lo stress o un’alimentazione scorretta. Ma è soprattutto migliorando l’alimentazione che se ne può prevenire l’insorgenza, ricordando, però, che la battaglia contro la cellulite si combatte giorno dopo giorno e che le soluzioni dell’ultima ora, quali esse siano, lasciano il tempo che trovano. La prima mossa di un attacco a tutto campo a cuscinetti e adiposità è dunque l’adozione di un adeguato regime alimentare. Non una dieta vera e propria, ma una serie di regole che, applicate con costanza, possono dare risultati visibili e soprattutto stabili.

Parola d’ordine movimento

Non bisogna dimenticare l’importanza del movimento e dell’attività fisica. Bando quindi alla vita sedentaria: si approfitti della bella stagione per lunghe passeggiate a passo sostenuto, esercizi di ginnastica dolce o streching, lasciando il più possibile l’automobile in garage. Costanza e moderazione sono fondamentali, mentre gli sforzi fisici esagerati possono produrre effetti negativi. Va bene anche nuotare o andare in bicicletta per rimettere in moto la circolazione, fattore indispensabile per rimuovere le tossine e fornire i tessuti di nutrimento fresco. Completate il programma con attività divertenti come la ginnastica aerobica oppure la danza e magari un po’ di giardinaggio.

I cibi amici

Contrariamente a quanto si pensa, la dieta anticellulite non deve essere necessariamente ipocalorica, ma puntare alla riduzione delle proteine animali e soprattutto dei grassi, che non devono superare il 20% dell’apporto calorico complessivo. Sarà dunque varia ed equilibrata nei suoi nutrienti, disintossicante e idratante. Il ruolo dell’acqua è essenziale e tutti gli esperti consigliano di berne almeno un litro e mezzo al giorno per favorire la diuresi e l’eliminazione delle tossine. L’ideale è acqua non gasata, da assumere lontano dai pasti per evitare l’eccessiva diluizione dei succhi gastrici con conseguente rallentamento della digestione. Molto indicati gli alimenti ricchi di vitamina C, E e di potassio. Via libera perciò a frutta e verdura come finocchi, indivia, sedano, carciofi, asparagi, carote, arance, kiwi, pompelmo, prugne fresche, albicocche e pesche, che si possono consumare sia crude sia sotto forma di succhi e centrifugati, ovviamente senza aggiunta di zucchero. Particolarmente ricchi di potassio, un minerale che bilancia il sodio e favorisce la diuresi, sono piselli, banane, patate, lenticchie ed albicocche, mentre i bioflavonoidi, essenziali per l’efficienza della microcircolazione, abbondano nei frutti di bosco e del sottobosco. Preziosi fra questi i mirtilli, che contengono buone quantità di rutosidi, sostanze che proteggono le pareti dei vasi. L’apporto di fibra aumenta invece la velocità del transito intestinale, aiuta l’evacuazione delle scorie alimentari e riduce l’assorbimento di zuccheri e grassi. È sbagliato quindi eliminare i carboidrati, soprattutto quelli derivati da cereali integrali, che facilitano la digestione e combattono la stipsi. Tra le proteine animali meglio il pesce, preferibilmente di mare, che contiene fra l’altro iodio, un oligoelementi in grado di stimolare il metabolismo. È buona norma suddividere l’alimentazione quotidiana in 4-5 piccoli pasti e utilizzare metodi di cottura semplici, come il vapore e la griglia.

Gli alimenti nemici

Sono da evitare tutti gli alimenti che favoriscono la ritenzione idrica, componente di rilievo della cellulite. In primo luogo il sodio, il comune sale da cucina, ma anche tutti i cibi che ne contengono buone percentuali come cracker, grissini, dadi da brodo, formaggi stagionati o prodotti in scatola. Il che non significa rinunciare ai sapori, che si possono esaltare con le numerose erbe aromatiche della tradizione culinaria mediterranea come timo, alloro, basilico, prezzemolo, ecc…
L’elenco dei cibi da diminuire o da bandire, o diminuire, comprende il caffè, la cioccolata e le bevande alcoliche. Queste ultime affaticano il fegato, quasi sempre coinvolto in questo problema, e rallentano l’eliminazione delle sostanze metaboliche di scarto. Anche la carne va consumata con parsimonia: i lunghi tempi di digestione, e le scorie che produce, non ne fanno certo l’alimento ideale.

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