Brindisi biodinamici


Un’azienda che, in provincia di Bolzano, da quattro generazioni coltiva vigne e produce vino. Su questa tradizione si è innestata la scelta della coltivazione della vite con il metodo biodinamico, un modo di fare agricoltura che ha molto in comune con il metodo biologico, ma anche delle importanti differenze. Ne parliamo con Alois Lageder, attuale titolare dell’omonima Tenuta

Le prime tracce dell’azienda si trovano nel 1823, quando il trisnonno dell’attuale titolare apre in Val d’Isonzo un’azienda che affianca a un’attività di costruzione di carri, la commercializzazione del vino. Attraverso vari passaggi che vedono un progressivo maggiore impegno nella coltivazione dell’uva e nella produzione di vino, si arriva a oggi che la Tenuta Alois Lageder è un’azienda specializzata nella produzione di vini di alta qualità con vigneti in diverse zone della provincia di Bolzano (Comuni di Magrè, Cortaccia, Termeno, Lago di Caldaro, San Michele-Appiano…). Circa cinquanta ettari sono coltivati con il metodo biodinamico e dal 2004 i vini che se ne ricavano sono certificati Demeter. Con Alois Lageder parliamo delle specificità della vitivinicoltura con il metodo biodinamico, che ha molto in comune con il metodo biologico, incluso il sistema di controllo e certificazione dell’Unione europea, ma anche delle importanti differenze.

Nel 1974 quando sono entrato in azienda - racconta - ho cercato dei metodi di produzione diversi da quelli convenzionali. Sotto l’influenza di qualche lettura e di mia madre che ne seguiva i principi nella conduzione dell’orto familiare, mi sono avvicinato alla biodinamica, il metodo messo a punto nel 1924 da Rudolf Steiner. Purtroppo agli inizi degli anni Settanta di questo metodo non si sapeva molto, non c’erano persone in grado di insegnarlo, la sola cosa che si poteva fare era basarsi sulle fonti originarie. E’ quello che ho fatto io, studiando, sperimentando e traendo via via fiducia dai risultati che ottenevo. Fino ad arrivare ai primi anni del 2000 quando abbiamo completato la conversione dei vigneti e ottenuto la certificazione Demeter”.

Quali sono gli elementi che differenziano l’agricoltura biodinamica da quella biologica?

Un elemento molto importante in biodinamica è che l’azienda è considerata un organismo vivente che deve ridurre al minimo gli apporti esterni ed essere il più possibile autosufficiente. Questo richiede ciò di cui ha bisogno anche un ecosistema naturale, vale a dire il massimo possibile di biodiversità vegetale e animale. Tutto il contrario della tendenza alla monocultura che rischia di contagiare anche l’agricoltura biologica. Noi, per esempio, produciamo quasi esclusivamente vino però, seguendo i principi della biodinamica, abbiamo puntato a essere autosufficienti nella produzione della sostanza organica che ci serve per i nostri terreni, non la compriamo sul mercato ma utilizziamo il letame dei nostri animali e gli scarti vegetali con i quali facciamo il compost. Abbiamo cinque vacche e alcune centinaia di pecore che, oltretutto, dalla fine della vendemmia al marzo successivo pascolano nei vigneti. Una presenza importante quella degli animali nel vigneto, non solo per quello che depositano di sostanza organica, ma anche perché quella sostanza organica è fatta dell’erba mangiata in quel posto, perché gli animali, calpestandolo, “massaggiano” il terreno e instaurano un rapporto con le viti che ha una funzione di stimolo…

Ma questa attenzione alla sostanza organica e al reintegro continuo della fertilità del terreno è patrimonio essenziale anche dell’agricoltura biologica…

Certo. D’altra parte i due metodi hanno la loro radice comune nelle lezioni di Rudolf Steiner del 1924, solo che nell’agricoltura biologica sono stati messi da parte alcuni aspetti non strettamente comprensibili in termini di scienza meccanicistica ma che si rifanno a una scienza che, per esempio, non si separa dalla spiritualità e non trascura, è solo un altro esempio, le influenze astrali.

Per esempio?

Noi, come gli agricoltori biologici, per reintegrare la fertilità del terreno usiamo il compost fatto con letame, scarti vegetali ecc. Però cerchiamo di utilizzare tutte le forze, sia terrestri, sia cosmiche, per ottenere la massima efficacia possibile dalle sostanze che poi somministriamo al terreno o alla pianta. E lo facciamo utilizzando i preparati suggeriti da Steiner. Due di questi preparati in particolare si usano anche in viticoltura. Uno è il corno silice che si ottiene da cristalli di quarzo tritati fino a ottenere una polvere finissima che poi è messa in un corno di bue e interrata per alcuni mesi. Al bisogno si scioglie in acqua pura in un rapporto di 2-3 grammi per 40 litri d’acqua che serviranno a nebulizzare le piante di un ettaro di terreno. Si usa quando la pianta, dopo l’inverno, ricomincia a crescere, fiorisce e fruttifica. Un’altra preparazione è il corno letame che si fa mettendo del letame freschissimo dentro un corno di bue che poi è interrato per alcuni mesi. Al bisogno il contenuto del corno è disciolto in acqua che poi è distribuita a goccia sul terreno e serve a stimolare la trasformazione della sostanza organica in humus e a equilibrare la crescita della pianta. Tutto questo richiede tanto lavoro ma i risultati in termini di qualità sono sicuri.

Ci sono prove scientifiche dell’efficacia di questi preparati?

A noi biodinamici non interessano molto le prove scientifiche intese nel senso tradizionale, accademico. Se si fa ricerca scientifica sull’agricoltura biodinamica va bene, ma a noi basta quello che verifichiamo sul campo. Per esempio, noi non usiamo solo le nostre uve ma acquistiamo anche quelle di piccoli produttori locali che utilizziamo per fare vini non certificati Demeter. Poco per volta abbiamo coinvolto un certo numero di questi viticoltori in una sperimentazione del metodo biodinamico e i risultati sono stati così evidenti che oggi il 26% dei nostri fornitori si è convertito alla biodinamica. Questa per me è una grande soddisfazione.

Perché funzionano i preparati biodinamici?

Non tutto è spiegabile con la loro sostanza fisica – il corno, il letame, il silicio o le altre sostanze che contengono i vari preparati. E’ il modo in cui sono realizzate – per esempio la dinamizzazione, che si ottiene con un modo particolare di mescolare e agitare i liquidi - che conferiscono loro proprietà che altrimenti non emergerebbero. Si può dire che utilizzando queste sostanze si trasferiscono alla pianta delle informazioni che l’aiutano a crescere bene e a produrre frutti sani e maturi.

Il metodo biodinamico offre al viticoltore particolari mezzi di difesa da parassiti e funghi?

Se le viti sono coltivate come si deve, si rafforzano anche le loro capacità di difendersi dalle avversità, ma quando questo non basta, in viticoltura biodinamica si usano gli stessi mezzi tecnici utilizzati in viticoltura biologica, fra cui rame e zolfo.

E in cantina?

Rudolf Steiner è morto poco dopo avere terminato le sue lezioni sull’agricoltura biodinamica che riguardavano soprattutto l’idea d’insieme dell’azienda agricola, la cura della fertilità del suolo e i preparati. Altri aspetti – abbiamo appena parlato della difesa – non ha fatto in tempo ad affrontarli. Questo vale anche per i processi di trasformazione, come la vinificazione. Da quando è nata nel 1928 Demeter, l’associazione degli agricoltori biodinamici, ha lavorato alla elaborazione di propri standard. Per quanto riguarda il vino, Demeter ha un proprio disciplinare che contiene che contiene alcune regole più restrittive del Regolamento comunitario sul vino biologico. Non è consentito, per esempio l’uso di lieviti, e ci si affida alla sola fermentazione spontanea. Oppure: la quantità di anidride solforosa che si può utilizzare nella vinificazione è inferiore a quella prevista dal regolamento Ue.
Resta comunque vero che il buon vino si fa nel vigneto, non in cantina. Questo naturalmente non significa sottovalutare questo secondo aspetto, ma se si usano uve sane, mature e cresciute secondo i metodi biodinamici, il lavoro in cantina consiste essenzialmente nel far emergere e valorizzare le qualità intrinseche alle uve stesse, lasciando fare anche qui alla natura e intervenendo solo il minimo indispensabile.

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