Biologica o convenzionale: qual è l’agricoltura più sostenibile?


Uno studio voluto dal ministero delle Politiche Agricole e realizzato dall’Inea per mettere a fuoco i principali indicatori che consentono di rispondere a questa domanda. Ne parliamo con Carla Abitabile, coordinatrice della ricerca

“La sfida cui l’agricoltura è chiamata a rispondere in termini di sviluppo sostenibile e della green economy, è il soddisfacimento di una domanda alimentare crescente proveniente da una popolazione mondiale in aumento, attraverso pratiche e tecniche che consentano di non ridurre o accrescere la produttività, contribuendo allo stesso tempo ad alleviare la povertà, ridurre le esternalità ambientali negative e migliorare l’offerta di servizi ambientali”. E’ quanto si legge in uno dei primi capitoli del libro Misurare la sostenibilità dell’agricoltura biologica. Il volume raccoglie i risultati della ricerca voluta dal ministero delle Politiche Agricole e realizzata dall’Inea (Istituto nazionale di economia agraria) con lo scopo di individuare degli “indicatori di sostenibilità” che consentano un confronto il più possibile obiettivo fra agricoltura biologica e convenzionale, aiutando i decisori economici e politici a fare le scelte più adatte a raccogliere e vincere le sfide che stanno di fronte all’agricoltura. Ne parliamo con Carla Abitabile, dell’Inea, che ha coordinato la ricerca.

In cosa è consistito il vostro lavoro?

Il tema della sostenibilità è ormai presente nel dibattito scientifico e in quello politico da molto tempo. Ciò nonostante non c’è una definizione vera e propria, generalmente condivisa di questo concetto. Noi abbiamo fatto riferimento alla prima definizione, quella contenuta nel rapporto Brundtland del 1987 secondo la quale è sostenibile “uno sviluppo che garantisce i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri”.
Noi abbiamo lavorato sulla letteratura esistente, ma anche su alcuni “casi studio”, per mettere a fuoco quali sono gli indicatori utilizzati per mettere a confronto la sostenibilità di due sistemi agricoli, quello convenzionale e quello biologico. Questi indicatori li abbiamo suddivisi in tre gruppi: quelli ambientali, quelli sociali e quelli economici.

Mi può fare qualche esempio di indicatori ambientali?

In questo caso, come negli altri, abbiamo fatto una selezione degli indicatori più studiati che abbiamo trovato in letteratura in relazione alle principali componenti ambientali coinvolte nella produzione agricola. Abbiamo individuato così 18 indicatori suddivisi in sei aree tematiche (acqua, atmosfera e clima, biodiversità, ecosistema, suolo, energia).
Per esempio per quanto riguarda l’acqua, gli indicatori presi in esame mostrano che l’impatto dell’agricoltura biologica sulla qualità delle falde acquifere è minore di quello dell’agricoltura convenzionale per via dell’uso da parte di quest’ultima di pesticidi e concimi chimici.  Anche gli indicatori sulla qualità del suolo, in particolare la fertilità, mostrano i vantaggi dell’agricoltura biologica. Diversamente da quanto ci si poteva aspettare, invece, gli indicatori della biodiversità danno risultati non univoci. Alcuni sono positivi per l’agricoltura biologica altri no, ci sono delle zone grigie (per esempio riguardo la salvaguardia delle specie in pericolo e il paesaggio).
In generale per quanto riguarda gli indicatori ambientali, la nostra conclusione è che al momento, nonostante i molti dati positivi favorevoli all’agricoltura biologica, non sempre è possibile dimostrare in maniera univoca la sua maggiore sostenibilità ambientale.

Cosa s’intende invece per sostenibilità sociale?

S’intende la rete di relazioni fra aziende, fra aziende e consumatori, fra aziende e istituzioni, fra aziende appartenenti alla stessa filiera e l’impatto che tutto questo ha sulla società. E’ un tema assai poco studiato nell’agricoltura in generale e in particolare in quella biologica. Per la sostenibilità sociale oltre che della non molta letteratura esistente ci siamo avvalsi di alcuni casi studio in Campania. Le aziende biologiche lamentano una grave difficoltà ad aggregare l’offerta per presentarsi sul mercato con più forza e lamentano la mancanza di un supporto normativo e associativo in questa direzione. Però le reti di relazione che le aziende biologiche costruiscono nel loro territorio (ma anche a livello nazionale attraverso Internet) è più ampia, complessa e robusta di quelle dell’agricoltura convenzionale. Anche in questo caso non esistono ancora elementi per una generalizzazione, però questo è quello che emerge dalla nostra ricerca.

Infine gli indicatori economici…

Anche qui abbiamo patito della mancanza di dati, soprattutto riguardo l’agricoltura biologica, per questo per studiare questo aspetto ci siamo basati soprattutto sui dati RICA…

Cos’è RICA?

E’ la Rete d’Informazione Contabile Agricola attraverso la quale l’Inea partecipa a un progetto comunitario di raccolta dati (dimensione aziendale, produzioni, costi, dati contabili ecc.) da un campione di 15-17.000 aziende agricole. E’ importante ricordare che si tratta di un campione rappresentativo solo delle aziende professionali che sono sul mercato, non di aziende per l’autoconsumo o hobbistiche. Nel campione ci sono anche circa 500 aziende biologiche. Il nostro esame degli indicatori economici di sostenibilità ambientale si è basato sull’esame del confronto fra agricoltura biologica e convenzionale su dati che coprivano l’arco temporale 2003-2007.

Con quali risultati?

Gli indicatori che abbiamo preso in esame sono stati diversi: consumo di fertilizzanti e fitofarmaci, valore aggiunto, presenza di giovani, rischi di chiusura dell’azienda ecc. Le conclusioni non sono state univoche, ma in generale si può dire che le aziende biologiche esaminate sono risultate più solide e con una maggiore redditività. Questo si spiega con il maggiore prezzo che i produttori biologici riescono a spuntare e con gli specifici contributi che ricevono dall’Unione europea. La somma di questi due elementi compensa e supera le conseguenze della minore produttività.

In generale le rese in biologico sono più basse?

Su questo c’è un grosso dibattito. E’ certo che nella fase della conversione dal convenzionale al biologico c’è una riduzione della resa per ettaro a causa dell’abbandono dell’uso di fertilizzanti e pesticidi chimici. Si è visto però che, passati i primi anni, quando cominciano ad avere il loro effetto l’uso dei concimi organici e le lavorazioni previste dall’agricoltura biologica, la curva delle rese in genere comincia a risalire, fino ad arrivare a essere uguale e, in alcuni casi superiore, a quelle dell’agricoltura convenzionale.

Il libro si può scaricare QUI,  gratuitamente, in formato PDF

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