Ancora troppe differenze tra le Regioni nel modo in cui sono assegnati i premi al biologico


Queste differenze persistono nonostante le ripetute sollecitazioni provenienti dai tavoli istituzionali nazionali  affinché, scaduta la programmazione 2007-2013, si procedesse ad un’armonizzazione degli interventi per l'agricoltura biologica. Per i pascoli per esempio si va da 20 a 600 euro/ha/anno

Nell’ambito dell’ultima riunione del Tavolo permanente sull’agricoltura biologica, il Ministero delle Politiche Agricole ha presentato i dati sul monitoraggio della Rete Rurale Nazionale relativo alla misura concernente l’agricoltura biologica, prevista dai diversi Piani di Sviluppo Rurale regionali, per la programmazione 2014 -2020. Il dato che emerge – si legge in un articolo di Ambiente e Territorio /Coldiretti - è la persistente grande diversità su come la misura del bio è stata prevista dalle Regioni nonostante le ripetute sollecitazioni provenienti nei tavoli istituzionali nazionali  affinché, scaduta la programmazione 2007-2013, si procedesse ad un’armonizzazione degli interventi di sostegno in agricoltura biologica.
Un miliardo e 700 milioni di euro è la cifra assegnata al biologico fino al 2020. La Regione che più sta investendo in tale misura è la Sicilia con 417 milioni di euro seguita dalla Calabria (239 milioni di euro) dalla Puglia (208 milioni di euro) e della Toscana (129 milioni di euro).  I pagamenti, ha sottolineato il Mipaaf,  a parità di coltura risultano molto diversificati nelle diverse Regioni con una  forbice molto ampia che per i pascoli va da 20 a ben 600 euro/ha/anno. L’oliveto biologico viene premiato con aiuti compresi tra i 390 ed i 900 euro,  se in conversione e i 330 e 810 euro in fase di mantenimento. Altrettanto ampio è il range degli aiuti per le altre colture.
Per quanto riguarda i requisiti di ammissibilità al premio, tutte le Regioni hanno previsto una superficie minima di 0.5 ha – 1 ha, seppure con alcune condizioni aggiuntive che poi diversificano comunque il sistema da Regione a Regione. Ad esempio, molte Regioni vincolano l’accesso al premio alla partecipazione obbligatoria dell’imprenditore biologico ad un corso di formazione.  Le Regioni hanno dato comunque priorità alle imprese agricole ubicate nelle aree Natura 2000 e nelle aree protette. Quasi tutti i Psr prevedono premi per la consulenza e gli investimenti aziendali agganciati alla misura 4.1 (Investimenti nelle immobilizzazioni materiali).
Per quanto riguarda le altre misure dei Piani, il fatto di essere un’impresa agricola biologica è un requisito che da priorità nell’accesso ai finanziamenti. E’ stato mancato, quindi, ancora una volta l’obiettivo di avere una armonizzazione dei premi per il bio tra le diverse Regioni al fine di non avere gap concorrenziali tra le imprese del settore.

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