Agricoltura biologica, salubrità dei terreni e sequestro del carbonio


Una nuova ricerca che ha visto la collaborazione tra l’Università Northeastern di Boston e il Centro per l’Agricoltura Biologica di Washington DC conferma che i terreni delle aziende biologiche conservano quantità maggiori di carbonio e per periodi più lunghi rispetto ai terreni agricoli coltivati con sistemi convenzionali

Il settore agricolo ha una ragione in più per coltivare in biologico: un nuovo studio – si legge sul sito Xagria.com https://xagria.com/lagricoltura-biologica-crea-terreni-sani-e-conserva-piu-carbonio/ - indica che i terreni delle aziende biologiche conservano quantità maggiori di carbonio e per periodi più lunghi rispetto ai terreni agricoli coltivati con sistemi convenzionali.

Lo studio è la prova che non solo le pratiche agricole biologiche aiutano a combattere il cambiamento climatico, ma contribuiscono a mantenere i suoli sani.

Lo studio in questione è stato effettuato negli Stati Uniti e nasce da una collaborazione tra l’Università Northeastern di Boston e il Centro per l’Agricoltura Biologica di Washington DC.

Utilizzando metodi di recente sviluppo, la ricerca ha confrontato oltre 1000 terreni di aziende agricole biologiche e convenzionali in tutti gli Stati Uniti per capire come le differenti pratiche agricole (organico vs convenzionale) influenzano componenti organici del carbonio nel suolo (SOC, Soil Organic Carbon).

Il SOC è composto da due parti principali di carbonio. Una parte di carbonio è in continuo ciclo tra l’aria, organismi viventi e il suolo. L’altra è composta dalle cosiddette sostanze umiche. Questo gruppo di molecole di carbonio non viene rapidamente immesso nell’atmosfera, sono infatti conservate nel terreno per lunghi periodi di tempo.

Simile agli studi precedenti, questa ricerca ha messo in luce che i suoli delle aziende agricole biologiche contengono più carbonio organico, precisamente fino al 13% in più.

Tuttavia, fino ad oggi, pochissimi studi analizzano la quantità di SOC totale trovata sotto forma di sostanze umiche a lungo termine e, a quanto risulta, nessuna ricerca ha mai confrontato su larga scala le differenti pratiche di coltivazione.

La ricerca in esame, ha riscontrato che il SOC totale nei suoli provenienti da aziende biologiche era composta da una percentuale molto maggiore di sostanze umiche, in cui la quantità di acido fulvico e umico (le molecole primarie che compongono le sostanze umiche) erano rispettivamente del 150% e del 44%.

I risultati mostrano anche che i terreni delle aziende biologiche incamerano il 26% in più di carbonio (ovvero, un aumento del 26% nell’umificazione).

Complessivamente, questi risultati dimostrano che le aziende biologiche conservano più carbonio nel suolo senza immetterlo nell’atmosfera per più tempo rispetto al metodo agricolo convenzionale.

È possibile leggere un estratto dello studio QUI , mentre la versione integrale è disponibile QUI nella pubblicazione scientifica, Advances in Agronomy.

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