Uno sguardo su Biofach


La manifestazione di Norimberga ha chiuso i battenti sabato 15. I primi dati sull’andamento della manifestazione e le prime impressioni di Venetia Villani, direttore di Cucina Naturale

Sabato 15, a Norimberga,  Biofach, la più importante fiera internazionale del biologico, ha chiuso i battenti. Gli organizzatori hanno comunicato alcuni primi dati sull’andamento della manifestazione. Gli espositori sono stati 2235, 161 in meno dello scorso anno. Sono calate di un po’ le presenze di tutti i principali Paesi del bio mondiale, mentre sono cresciute quelle dei Paesi dell’America Latina e di alcuni Paesi emergenti. La presenza italiana, pur rimanendo importantissima, è calata di 36 unità in due anni, pari a circa il 10%. Quanto ai visitatori sono stati 42.000, per lo più professionali, provenienti da 134 paesi, e che hanno partecipato numerosi ai 73 fra convegni, seminari ecc. con al centro diversi aspetti della produzione agricola biologica e del suo mercato. Gli organizzatori, nonostante la lieve flessione nel numero degli espositori hanno espresso ottimismo sul futuro: Biofach resta l’appuntamento da non mancare da parte di chi nel biologico ha una posizione da difendere e da valorizzare a livello internazionale.

Sulla manifestazione di Norimberga ecco le prime impressioni di Venetia Villani, direttrice di Cucina Naturale.
 
“Davvero – dice -  si tratta di una straordinaria vetrina del biologico, dove produttori e operatori commerciali provenienti da tutto il mondo si incontrano, si conoscono e fanno affari o gettano le basi per farli in futuro. Anche quest’anno, infatti, i produttori italiani con i quali ho parlato erano tendenzialmente contenti di come sono andate le cose”.

Cosa ti ha colpito di più il primo giorno?

Io ho seguito i corsi dell’Onaf (Organizzazione nazionale assaggiatori di formaggi) e sono stata attratta irresistibilmente da uno spazio, organizzato dalla Fiera stessa, dedicata a decine di formaggi, in particolare quelli a pasta dura e stagionati. I paesi di provenienza erano prevalentemente europei ma era rappresentato anche il resto del modo. Ogni formaggio era accompagnato da una scheda molto ben fatta con il paese di provenienza, il latte utilizzato, se crudo o no, stagionatura ecc. E mentre li assaggiavi potevi leggere queste informazioni. Un vero paradiso dei formaggi! Con una crescente presenza, che poi ho verificato in giro per la fiera, di una sempre maggiore varietà di formaggi tipici.

Qual è il settore che ti è parso più dinamico?

A me è sembrato quello dei prodotti vegan dove si vede un forte impegno delle aziende, per lo più specializzate in questo settore, nella ricerca e sviluppo di nuovi prodotti. Soprattutto preparazioni gastronomiche pronte per l’uso, ma anche una varietà enorme di latti vegetali e altro ancora. In questo modo intercettano sia la crescita del numero delle persone che cercano cibi senza alcuna componente di origine animale, sia la tendenza a cucinare sempre meno, naturalmente presente non solo nel mondo vegan.

E la carne?

Sicuramente era presente ma non ci ho fatto particolarmente caso. Era invece più visibile la presenza del pesce sia proveniente da acquacoltura biologica sia nella combinazione pesce pescato (non allevato) e ingredienti di origine biologica. Un esempio classico è il tonno pescato e messo in olio biologico. In etichetta non si può scrivere “tonno biologico”, si può scrivere invece “con olio biologico”. Si tratta di una novità perché questa combinazione è consentita solo da pochi anni.

Altre cose che ti hanno colpito?

Ho l’impressione che ci sia una tendenza all’offerta di prodotti con maggiori connotazioni salutistiche. Credo che ci si accontenti sempre meno di avere gli stessi prodotti, solo realizzati con ingredienti biologici. C’è un’attenzione crescente agli aspetti nutrizionali… Uno degli ultimi settori in cui questa linea di “mimare” i prodotti convenzionali non si esaurisce nell’utilizzare ingredienti biologici è quello dei prodotti destinati agli sportivi, come bevande energetiche, barrette di cereali ecc.

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