Uliveti e vigneti “migrano” verso l’Atlantico


E’ quanto emerge da alcuni studi condotti da un gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze delle produzioni agroalimentari e dell’Ambiente dell’Università di Firenze in collaborazione con l’Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche

 

Addio Mediterraneo, dal 2020 la coltivazione di olio e vino si estenderà gradualmente verso latitudini maggiori. Colpa dei cambiamenti climatici ed in particolare dell’incremento delle temperature e della riduzioni delle piogge. E’ quanto emerge – informa il Bollettino dell’Università di Firenze  - da alcuni studi condotti dal gruppo di ricerca di Marco Bindi del Dipartimento di Scienze delle produzioni agroalimentari e dell’Ambiente dell’Università di Firenze in collaborazione con Marco Moriondo dell’Istituto di Biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche e pubblicati di recente su due importanti riviste scientifiche del settore: Climatic Change e Global Ecology And Biogeography.
La ricerca si è avvalsa dell’uso di modellistica climatologica e colturale per delineare le possibili variazioni di superfici coltivabili per entrambe le specie. Per il futuro si stima un clima più secco e più caldo di quello attuale con un notevole impatto nel settore agricolo relativamente alla parte meridionale del bacino Mediterraneo.
 “La comprensione degli effetti che i cambiamenti climatici potranno avere sulla viticoltura e olivicoltura – spiega Marco Bindi – è alquanto complessa e, pur senza allarmismi, richiede ulteriori studi e approfondimenti. E’necessaria poi un’attenta valutazione perché continui a esserci un equilibrio stabile tra il clima e le aree che sono storicamente caratterizzate da queste colture – conclude Bindi – per questo l’esperienza secolare che si lega a questo settore dell’agricoltura necessita di essere arricchita da nuove conoscenze ”.

 

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