Una storia di buon vino, muretti a secco e studenti


Non parlo spesso di vino. Su Cucina Naturale ci pensa Pierpaolo Rastelli, il nostro enogastronomo. Bevo poco e non sono un’esperta, anche se ho i miei gusti. Se mi viene di farlo è perché scopro qualcosa di particolare, interessante e innovativo.

È successo alla presentazione organizzata da Slow Food di Sciùr, vino di uve chiavennasca 100%, prodotto in Valtellina dalla cantina Nino Negri. Premetto: non è un vino certificato biologico. Molte pratiche lo sono di fatto, come il diserbo meccanico, l’uso di soli concimi naturali e del sovescio, o azioni come la confusione sessuale, in campo, e la fermentazione naturale e l’uso limitato di solfiti in cantina. C’è anche attenzione alla riduzione degli imballaggi perché la bottiglia è di vetro leggero e senza etichetta. È insomma un vino molto curato, studiato nei minimi particolari e con collaborazioni eccellenti, come l’Università di Piacenza e la facoltà di Design del Politecnico di Milano.

VIGNE IN VERTICALE

Chi conosce la Valtellina sa che le vigne stanno arrampicate sui pendii, allineate su antichi terrazzamenti tenuti su da muretti a secco, frutto, qui come in tante altre zone collinari d’Italia, della fatica di generazioni e generazioni di agricoltori. Questi lavori di incastro e ingegneria semplice, una volta crollati, restano solo un mucchio di sassi, perché quasi ovunque si è persa la capacità di ricostruirli.

 

SCUOLA ALL'ARIA APERTA

E arriviamo alla parte della storia che mi ha intrigato di più. La scorsa primavera, 20 studenti del settore edile del Polo di formazione professionale di Sondrio, nell’ambito dell’alternanza studio-lavoro, hanno lavorato nelle vigne per imparare a recuperare i muretti a secco, naturalmente con tutte le garanzie di sicurezza del caso, come il fatto di lavorare a muri non più alti di due metri. In cambio, l’azienda ha destinato un euro per bottiglia venduta alla scuola, che ha ricevuto così circa 15.000 euro. Per i ragazzi l’esperienza è stata positiva. “Così facciamo qualcosa che serve” hanno detto.

È un’esperienza di collaborazione ha dei precedenti in altre regioni d’Italia, in Trentino e alle 5 terre. Sarebbe bello che si ripetesse e si diffondesse ancora.

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