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Renzo Arbore: il buon sapore della vita

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di Isa Grassano

Chi non lo ricorda nelle sue trasmissioni di successo Quelli della notte e Indietro tutta? Erano gli anni Ottanta e allora ogni chiacchiera, ogni discussione, ogni battuta, sfociava in una sana risata. Oggi, dopo tanto tempo, Renzo Arbore, popolarissimo conduttore e musicista, continua a fare della simpatia e allegria il suo cavallo di battaglia. Sempre con un pizzico d'ironia, abbiamo parlato delle sue più grandi passioni, ovvero di musica e buona tavola, passando per il cinema e per le sue due patrie, la Puglia e la Campania.

Lei è un artista poliedrico, uno showman che ha fatto veramente di tutto. Se potesse ricominciare daccapo da che cosa ripartirebbe?

Sicuramente dalla musica. Sono nato come clarinettista jazz e ho tantissime emozioni legate alla musica. Sin da bambino ero affascinato dal suono di trombe e clarinetti, per questo come primo strumento comprai una tromba, anche se storta e di pessima qualità. E, di conseguenza, ho iniziato la mia carriera seguendo le bande di paese e i suonatori ambulanti. Ricordo che ero sempre il primo a correre in piazza, quando si esibivano i musicisti. Quel ritmo mi è entrato dentro quasi di prepotenza.

È per questo che ha creato l’Orchestra italiana?

Ho sempre cercato di creare le mode, più che seguirle. L’idea dell’Orchestra italiana, fatta di chitarre, mandolini, voci e cori dei musicisti, percussioni, fisarmonica e tastiere, nasce per rilanciare la canzone napoletana in un momento in cui sembrava fosse stata dimenticata. Giriamo l’Italia e l’estero (dal Canada agli Stati Uniti, dalla Russia alla Cina) e riscuotiamo sempre un grande successo. Ovunque ci accolgono con calore ed è bello sentir cantare dal pubblico tutte le canzoni del nostro repertorio, da Malafemmena a O sole mio, passando per Reginella.

Un altro suo amore è il cinema. L’ultimo impegno è stato Focaccia blues. Una storia che ci è piaciuta…

Il titolo del film sintetizza la vittoria della focaccia pugliese su un Mac Donald’s, prendendo spunto da una vicenda reale avvenuta, alcuni anni fa, ad Altamura, una cittadina della Murgia. Ho deciso di far parte del cast, come spalla dei protagonisti Dante Marmone e Luca Michele Cirasola, perché quando mi offrono qualcosa sulle mie origini dico sempre sì e perché mi piaceva la missione del film che valorizza la cucina mediterranea. Non ho nulla contro i fast food, so che i controlli che fanno sono rigorosi, ma credo che non si debba rinunciare alla cultura gastronomica del nostro Paese, ricca di tante tradizioni regionali. Poi, quando mi capita, assaggio di tutto, compresa la cucina thailandese, americana e cinese.

Cos’ha di speciale la focaccia pugliese?

Per me è speciale perché ha il gusto “di casa” e conserva gli odori della mia infanzia: per questo è unica. Quando ero piccolo, la chiamavo “pizza” e ne mangiavo grandi quantità. Mia madre, al contrario di mio padre, amava tutta la cucina popolare, i turcinidd, gli scagnozzi (la polenta fritta), e molto la focaccia, così, quasi di nascosto, mi dava i soldi per andare a comprarla. Tuttora amo questa ghiottoneria, soprattutto quella tradizionale con pomodoro e origano, e continuo a “esportarla” agli amici. A casa, invece, la conservo in sottovuoto in frigorifero, per poi scaldarla al momento opportuno.

Altri peccati di gola?

Da bambino ne avevo tanti. Erano gli anni del dopoguerra e io vivevo in una famiglia povera. Con i soldi che avanzavano, o che riuscivo a mettere da parte, andavamo a comprare i resti dei coni gelato non potendoci permettere tutto il gelato. C’era un’azienda che si chiamava Tressanti (e che ancora esiste) che vendeva, a pochi centesimi di lire, i rimasugli riusciti male dei coni biscotto. Per me e per gli altri amichetti era una tappa fissa. Buonissimi! Era il nostro dolce.

Qual è il piatto che preferisce?

Sceglierne uno è troppo riduttivo, l’importante è che siano cibi sani con prodotti naturali. Ci sono prelibatezze che adoro, dalla pizza agli spaghetti con cozze, dalla tiella, ovvero riso, patate e cozze, tipico pugliese, alle fave e cicoria. E come dimenticare i lampascioni, bulbi simili alle cipolle, e i funghi cardoncelli?

A proposito, è meglio il lampascione o il cardoncello? So che è Presidente onorario della Federlamp, la Federazione del lampascione e quindi...

Questo è da sempre un interrogativo cruciale nella cucina pugliese. Sono due prodotti della terra buonissimi ma completamente diversi tra di loro. È come fare un confronto fra il caviale e le ostriche, è impossibile.

Da napoletano acquisito ha anche il debole per il caffè?

 Sì, lo confesso. Ho provato un po’ tutti i tipi di caffè e devo dire che mi piacciono tutti, da quello fatto con la “napoletana” al lungo americano.

Cosa significa per lei “stare a tavola”?

Il piacere della famiglia, degli amici. Il conversare, scambiarsi le confidenze più belle, apprezzare, insieme ai propri cari, i sapori e i profumi di un piatto. Poi, se dopo un pranzo o una cena, qualcuno tira fuori la chitarra, allora quello può essere uno dei momenti più galvanizzanti.

Marisa Laurito, sua grande amica, dice di cucinare spesso per lei.

Già, è vero, mi prepara il gateau di patate con il prezzemolo. L’uso del prezzemolo, a suo avviso, è tremendo ma io ne vado pazzo e quindi mi accontenta quasi sempre.

E lei sa cucinare?

Io sono un cuciniere, ho un animo femminile, mi attrae il “casalingame”, dalle pentole alle tovaglie. Sono un uomo di casa.

Prossimi impegni? Qualcosa con la televisione?

Vedremo, per ora vivo alla giornata. Certo mi piacerebbe che l’Italia, Paese del gusto e della fantasia, fosse in grado di mostrare le sue qualità anche attraverso la televisione, che oggi è dominata dai reality. Covo sempre qualche nuovo programma, ma tra il dire e il fare...


Zoom

Il pancotto di Renzo Arbore

Portata: primo
4 persone
10 minuti di preparazione
30 minuti di cottura
Facile

Renzo Arbore


  • Cucina Naturale n.1 1/2017
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