Risaie convenzionali e biologiche: input energetici a confronto


La gestione con i metodi dell’agricoltura biologica può ridurre di oltre il 50% l’uso di energie nelle risaie, con una riduzione dei raccolti di solo l’8%. E’ uno dei risultati della ricerca che ha coinvolto dodici aziende in Italia e negli Usa

L’atteso declino della disponibilità di combustibili fossili nei prossimi decenni, sia a causa dell’esaurimento delle risorse sia a causa dei limiti posti alle emissioni, sta generando un crescente interesse nella ricerca di fonti di energia più sostenibili. Per questa ragione, è utile valutare l’impronta energetica di sistemi agricoli alternativi, sia per le produzioni vegetali sia per quelle animali, al fine di identificare possibili scenari di transizione a sistemi basati largamente su energie rinnovabili. Questo lavoro (di cui la rivista on line Sciencedirect.com riferisce con un summary) si propone di fare per la prima volta una analisi comparativa dell’input energetico necessario nella produzione di riso nell’Europa del sud (Piemonte, Italia) e in Nord America (Missouri, Usa). Un totale di dodici aziende risicole, sia convenzionali sia biologiche, sono state selezionate, raccogliendo dettagliati dati sugli input energetici sia diretti (combustibili e elettricità) sia indiretti (macchinati, fertilizzanti, pesticidi e semi). Mentre l’input di energie delle aziende convenzionali andava da 3.5 a 7MJ/kg paddy rice, le aziende biologiche potevano ridurre gli input di più del 50% con un calo delle rese di solo l’8%. Una significativa riduzione di carburante e elettricità può essere ottenuto, inoltre, riducendo le lavorazioni del terreno e con irrigazioni superficiali. L’uso di fonti di energia rinnovabile, come già praticato in alcune aziende, può, infine, coprire abbondantemente i loro bisogni di energia elettrica.

 

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