Quali sono i rischi per il biologico?


Questa la domanda che Greenbiz ha rivolto a tre rappresentanti del biologico italiano: Vincenzo Vizioli (Aiab), Carlo Tricarico (Associazione Biodinamica), Maria Grazia Mammuccini (Federbio). Ecco le loro risposte

Questa la domanda che Greenbiz ha rivolto a tre rappresentanti del biologico italiano: Vincenzo Vizioli (Aiab), Carlo Tricarico (Associazione Biodinamica), Maria Grazie Mammuccini (Federbio) dopo l’acquisto della Monsanto da parte della Bayer.
Ecco le loro risposte.

Vincenzo Vizioli, Presidente Associazione Italiana Agricoltura Biologica (AIAB)
:
“Sicuramente è un’operazione che mette paura. Prima di questa fusione, già esistevano solo poche multinazionali, e 6 di queste controllano il 64% del mercato delle sementi. Con questa operazione si concentra, in poche ed inquietanti mani, la diversità genetica e il controllo dei prodotti venduti.
Pensando che le stesse sono anche produttrici di fitofarmaci, non si capisce il motivo per il quale dovrebbero selezionare le sementi. E la cosa più inquietante è che queste mani sono proprietarie di case farmaceutiche.
È evidente quindi che lo spazio per la ricerca nel biologico si restringe. Quello che è più preoccupante per il modello biologico è l’ulteriore restrizione delle biodiversità, che è lo strumento base con cui deve crescere il modello biologico, il quale ha due principi fondamentali, la biodiversità del soprassuolo e del sottosuolo, e quindi la crescita della fertilità e dell’equilibrio che deve produrre.
Se continuiamo a produrre sementi omogenee, stabili e con una base genetica molto ristretta, continuiamo a mettere a rischio le produzioni, perché il contrasto ai cambiamenti climatici passa per sementi costruite su basi genetiche molto ampie, capaci di adattarsi e di evolversi sul territorio nel metodo di coltivazione.
Questo non è l’interesse nè di Bayer, né di Monsanto, e si allontana con un’operazione di controllo della sovranità alimentare”.
 
Carlo Triarico, Presidente dell’Associazione Agricoltura Biodinamica
:
“L’acquisizione della Monsanto da parte di Bayer è solo uno dei grandi movimenti che stanno concentrando il sistema agroalimentare. Dow Chemical ha assorbito Du Pont e la Repubblica Cinese, attraverso Chem China, ha comprato Syngenta. Nel caso cinese si tratta dell’ennesima posizione dominante di un sistema autoritario e proibito.
La risposta alla Cina da parte di Bayer e Monsanto è il perfezionamento di un cambio epocale degli scenari internazionali avvenuto pressoché nel silenzio delle coscienze. Resta un’incognita cosa sarà dell’agricoltura di qualità, di quella contadina e di quella biologica e biodinamica in un sistema agroalimentare sottratto al controllo della cittadinanza ed estraneo al bene comune.
L’agricoltura biologica e biodinamica hanno la loro forza nell’alta qualità dell’offerta, nell’agribiodiversità ambientale e sociale, nella tipicità degli alimenti. L’agricoltura delle commodity ha invece la sua forza nella produttività spinta e nell’omologazione degli alimenti: farine, oli, semi quotati per categorie come il petrolio. Ci sarà ancora spazio per la ricerca indipendente, l’unicità degli alimenti, la libertà di contadini e cittadini?”

Maria Grazia Mammuccini, consigliere di FederBio
:
“Proprio mentre il  biologico continua a crescere a livello europeo ed internazionale, a conferma di quanto i cittadini siano sempre più consapevoli dell’impatto dei pesticidi sulla salute e sull’ambiente, e mentre l’agricoltura biologica si sta affermando come sistema di riferimento per il futuro agricolo, gli accordi economici a livello delle multinazionali sembrano andare esattamente nella direzione opposta, verso un modello di agricoltura basato sull’uso della chimica di sintesi, che non solo ha prodotto ricadute negative in termini d’impatto ambientale e sulla salute ma ha mostrato ormai tutti i suoi limiti anche sul piano economico.
É questa la contraddizione più evidente dell’accordo Bayer-Monsanto, ed è questo che allarma principalmente il mondo del biologico. Per sostenere un cambiamento strategico del modello di produzione agroalimentare nella direzione delle produzioni biologiche c’è bisogno di difendere la biodiversità, la fertilità dei suoli, continuare a bloccare le coltivazioni OGM e frenare l’uso indiscriminato dei pesticidi; è evidente che l’interesse di una multinazionale che avrà il controllo del 24% del mercato dei pesticidi e il 29% del mercato dei semi sarà invece esattamente l’opposto.
Per questo di fronte a un gigante dell’agrochimica di questa portata che si colloca nel cuore dell’Europa siamo molto preoccupati, per l’influenza che potrà avere a livello europeo sulle scelte di politica agricola  e su questioni cruciali come gli OGM e le prossime decisioni dell’Unione Europea relative al glifosato.
E per questo dovremo essere ancora più attivi e impegnati a sostegno degli agricoltori biologici e degli interessi generali dei consumatori e dei cittadini europei, continuando a lavorare in rete con altre organizzazioni  che si battono per gli stessi nostri obiettivi come abbiamo fatto con la coalizione #StopGlifosato”.

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