Presentato il “Patto per il delta del Po”


Quattro proposte per una gestione integrata dell’area. La presentazione è avvenuta lo scorso fine settimana nel corso del “Delta Green Weekend”. Fra i quindici firmatari, presenti le principali realtà associative del mondo del biologico

Lo scorso fine settimanasi legge in un comunicato stampa di Federbio  le associazioni promotrici hanno presentato ai Sindaci interessati il “Patto per il Delta del Po” per difendere efficacemente il Delta - il più vasto complesso di zone umide in Italia - dalla scarsa tutela della biodiversità, dai cambiamenti climatici e dallo squilibrio idrogeologico e per farlo diventare un’area pilota su scala nazionale e internazionale, dove sperimentare una gestione integrata e sostenibile delle risorse ambientali, sociali ed economiche.

Le associazioni promotrici del “Patto” ricordano che il Delta del Po, come stimato dall’analisi TEEB (The Economics of Ecosystems and Biodiversity) è un patrimonio comune che produce un valore medio annuo di 16 miliardi di euro in servizi ecosistemici (MAB Nomination Form, 2013), a conferma della primaria importanza ecologica, economica e sociale su scala locale e globale di quest’area straordinaria. Il “Patto” è stato sottoscritto da 15 associazioni ed enti di tutela ambientale (AIAB  - Associazione Italiana Agricoltura Biologica, AIPIN – Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica, APAB - Associazione Italiana Agricoltura Biodinamica, CIRF – Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale, CTS, FAI-Fondo Ambiente Italiano, Federazione Pro Natura, Federbio, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Marevivo, Slow Food, Touring Club Italiano, WWF).

Quattro sono le richieste salienti per una gestione integrata dell’area, illustrate nel Patto per il Delta del Po:

  1. favorire l’istituzione del Parco nazionale del Delta del Po, che per un’adeguata tutela della biodiversità, continua ad essere la scelta migliore, consentendo di gestire al meglio un’area naturalistica di importanza internazionale, che ricomprenda nell’area protetta i siti comunitari della Rete Natura 2000 presenti nel Delta;
  2. procedere, in subordine, quantomeno a costuire un vero parco interregionale, che superi le ambiguità contenute nella proposta di riforma delle aree protette in discussione in Parlamento -  che sul futuro del Delta del Po prevede una soluzione confusa in cui si privilegiano gli interessi localistici anziché puntare alla valorizzazione di un'area di interesse internazionale - e vada finalmente oltre i limiti ventennali emersi dalla gestione “separata” dei due parchi regionali, con habitat a rischio per le trasformazioni in atto e specie in pericolo per bracconaggio venatorio e ittico;
  3. dare un segnale concreto di sviluppo sostenibile, partendo dalla messa in sicurezza, bonifica e riconversione del sito industriale di Porto Tolle, con la trasformazione del sito della ex centrale in un polo scientifico e tecnologico di eccellenza;
  4. realizzare un Patto territoriale che coinvolga tutte le amministrazioni interessate per una gestione integrata delle maggiori problematiche e in particolare: a) sperimentare forme di valorizzazione dei servizi ecosistemici  forniti dalle risorse naturali, tenendo conto dell’adattamento ai cambiamenti climatici; b) attuare tutte le misure necessarie alla corretta e oculata gestione del bacino fluviale e della risorsa idrica; c) contenere e debellare i fenomeni di bracconaggio faunistico e ittico; d) adottare le scelte produttive o le tecnologie più innovative a minore impatto su suolo, acqua e aria; e) coinvolgere e motivare le comunità e gli operatori economici locali nella tutela, valorizzazione e fruizione delle ricchezze naturali, paesaggistiche e culturali dell’area.

Le associazioni scommettono, nella sostanza, su una migliore gestione e valorizzazione naturalistica e  paesaggistica di una zona umida di importanza internazionale dove sperimentare concretamente una riconversione ecologica dell’economia, che sappia superare le lavorazioni inquinanti (dismissione della centrale termoelettrica di Porto Tolle) e sostenere le attività tradizionali sostenibili (legate alla pesca piccola e dilettantistica) e l’agricoltura biologica in un quadro di promozione ecoturistica internazionale nei mercati più ricchi del Nord e Centro Europa. In definitiva, il futuro del Delta del Po passa attraverso la capacità delle istituzioni di fare sistema, come dimostra lo stesso successo dell’istituzione nel 2015 del Delta del Po quale area MAB_UNESCO, e permettere, dopo anni di incertezze e indecisioni, quel salto di qualità che il Delta del Po non può più attendere.

 

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