Pratiche agronomiche ed effetto serra


Confermato che il metodo di coltivazione biologico è più efficace rispetto a quello convenzionale nella riduzione delle emissioni di CO2

Nell’ambito del Workshop della Rete Rurale Nazionale sul tema "Il contributo dei PSR all'uso efficiente delle risorse e al passaggio a un'economia a basse emissioni di carbonio e resiliente al clima nel settore agroalimentare” – informa il Sinab - è stato presentato il rapporto dal titolo “Ricognizione degli studi e delle ricerche riguardanti il potenziale di mitigazione di talune pratiche colturali e delle lavorazioni”. Il documento, elaborato da Ismea su iniziativa del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, sottolinea l'importanza delle pratiche agronomiche sulla gestione della risorsa "suolo", anche in termini di emissioni e assorbimenti di CO2. Vengono analizzate le diverse pratiche attuate a livello agricolo, il loro ruolo nell’assorbimento dei gas responsabili dell’effetto serra, e quindi il contributo che le aziende possono dare all’assorbimento. L’importanza di questa specifica funzione delle aziende agricole viene già riconosciuto dal Protocollo di Kyoto, che evidenzia come l'agricoltura possa contrastare i cambiamenti climatici, grazie alla sua capacita di assimilare carbonio nei suoli e nelle biomasse.
In quest’ottica, nel documento viene esaminata la capacità del metodo di coltivazione biologico nell’intervenire in termini positivi sull’impatto ambientale delle pratiche agricole con una maggiore incidenza nella  riduzione delle emissione di CO2  rispetto ai metodi di coltivazione convenzionali.

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